A cento anni dall’“Appello ai liberi e forti” di don Sturzo: cittadini a confronto e proposte per le istituzioni

Nel Seminario Arcivescovile di Catania, si rilegge l’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo, a cento anni dalla sua pubblicazione, in occasione della quindicesima Giornata sociale della Diocesi metropolitana.

L’incontro dal titolo “Liberi e forti: Restiamo in città. Corresponsabilità e solidarietà per una Città-comunità” è stato presieduto dall’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, che ha aperto i lavori insieme a don Pietro Sapienza, Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale dei problemi sociali e del lavoro.

Dopo la lettura del messaggio “A tutti gli uomini liberi e forti”, pietra miliare della storia del Cristianesimo democratico italiano, Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, Presidente della commissione storica del processo di beatificazione di don Luigi Sturzo, ha commentato il testo inquadrandolo nel periodo storico ed evidenziando l’impegno nel costruire un “partito municipale democratico e cristiano” a garanzia della reale ricerca del miglior bene per tutti i cittadini della Comunità.

«Ho letto con molto interesse il messaggio Pasquale di Mons. Salvatore Gristina e i documenti relativi a questa giornata sociale – sottolinea Mons. Pennisi – la diocesi di Catania si è sempre distinta per iniziative sociali e figure di spicco come il Beato Dusmet, Mons. Francicanava e altri. Sturzo ci ha insegnato a valorizzare le autonomie locali, ma rimanendo attento all’importanza di una collaborazione centralizzata. Egli comprese che uno stato popolare si costruisce dal basso e su un programma, non passando da un partito centralizzato a cui fa riferimento solo un piccolo gruppo di potere. Non si stancò di ripetere che la mafia ha i piedi in Sicilia ma la testa a Roma. A distanza di 100 anni dall’appello, il documento di Sturzo rimane centrale per gli attuali problemi politici».

A questa riflessione si è aggiunto l’intervento del prof. Salvatore Latora, docente di filosofia nei licei e autore di diverse pubblicazioni, il quale ha messo in correlazione il pensiero e l’azione di Luigi Sturzo con l’attività culturale e pastorale del fratello Mario, vescovo di Piazza Armerina e il ricco carteggio epistolare tra i due fratelli mette in relazione pensiero del “neosintetismo” con l’operatività del Partito Popolare, già articolato in circoli, e associazioni di lavoratori.

Il diretto riferimento alle due encicliche di Leone XIII: “Rerum Novarum e Aeterni Patris”, hanno tracciato il sentiero del nuovo partito, che è divenuto poi la Democrazia Cristiana e il pensiero filosofico di Mons. Mario Sturzo ha inciso sull’evoluzione filosofica del pensiero di Rosmini.

Nella seconda parte della giornata, si è dato spazio a un dialogo tra tutti i partecipanti, durante i gruppi di studio. Al termine, l’elaborazione di proposte operative per interagire con le istituzioni, che andranno a costituire una “Carta degli impegni”, nel solco di una democrazia partecipativa.

«La riflessione sul tema, “Liberi e forti e Restiamo in città”- ha detto in chiusura Mons. Gristina – ci rende consapevoli che incarnano nel presente il Signore tutte le persone che lavorano per la giustizia, consapevoli di attuare la Sua volontà. Obiettivo delle Giornate sociali diocesane è di formare “donne e uomini capaci di affrontare le sfide del territorio, da cittadini attivi».

La fedeltà alla dottrina sociale della Chiesa cattolica impegna tutti i cattolici a mantenere alti i caratteri sociali ed etici che costituiscono la base di una serena convivenza civile nel rispetto della persona umana, come indicato dalla Costituzione Italiana. La corresponsabilità e la solidarietà, valori esplicitati nel manifesto della Giornata costituiscono un impegno reale e concreto che accomuna tutti.

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