Prospettive

Ospedale Garibaldi Centro. Mons. Luigi Renna: “promuovere l’alleanza terapeutica”

di don Giuseppe Longo

La visita, di giovedì in giovedì, nei luoghi di sofferenza e di cura oggi ha registrato la presenza di Mons. Luigi Renna nell’Ospedale Garibaldi Centro, dove ha ricevuto una calorosa accoglienza dal Direttore Generale, dott. Fabrizio De Nicola.

Ad attenderlo nello spiazzo antistante alla cappella il Direttore Sanitario Aziendale del Garibaldi, dott. Giuseppe Giammanco, con l’Assessore alla Sanità del Comune di Catania il dott. Giuseppe Arcidiacono e, quasi per uno scambio di cortesie, diverse autorità della sanità cittadina – il dott. Gaetano Sirna, Dir. Generale Osp. Policlinico – San Marco, il dott. Salvatore Giuffrida, Direttore Generale Osp. Cannizzaro, il dott. Maurizio Letterio Lanza, Direttore Generale dellASP Catania, il dott. Antonino Rapisarda, Direttore Sanitario dell’ASP di Catania -. Alla celebrazione Eucaristica, animata dalla corale Sant’Agata V.M., hanno partecipato oltre ad un nutrito numero di medici e paramedici anche i rappresentanti delle associazioni dei donatori di sangue AVIS, ADVS-FIDAS, FRATRES, e dei talassemici ATOG.

Ad introdurre la Celebrazione liturgica il cappellano dell’ospedale don Gianni Romeo, che ha ricordato di essere stato inserito in questa struttura sanitaria, da lui chiamata famiglia, da appena sei mesi, dove si avvale anche della collaborazione del diacono permanente don Calogero Russo.

Il primo pensiero dell’Arcivescovo è andato a tutti coloro che hanno cessato l’esistenza terrena a causa del covid, ringraziando tutto il personale amministrativo e medico per la grande umanità dimostrata verso i pazienti incappati nella pandemia ed accolti fra le corsie dell’ospedale, grazie alla disponibilità di un cospicuo numero di posti letto.

Dopo aver evidenziato che l’ospedale Garibaldi centro è una delle strutture più antiche della città dove ci si prende cura degli ammalati con un grande senso civico, ha ricordato che nei tempi passati erano le confraternite ad allestire luoghi per l’accoglienza degli stranieri e per la cura degli ammalati, soffermandosi in particolar modo sulle Misericordie, nate a Firenze.

“Prendersi cura” è stato il leitmotiv di gran parte della riflessione di Mons. Renna, citando il versetto del Vangelo di Matteo “…ero malato e mi avete visitato…”, ha evidenziato che Gesù, mettendosi nei panni dei malati, quasi costringe tutti noi ad identificarci con coloro che hanno bisogno di cure. Perché quanto più si dona tanto più si riceve; infatti più ci si prende cura dei bisogni altrui, più, adeguatamente, si trova risposta al nostro essere bisogno. L’etica medica affonda le proprie radici nella relazione con l’altro.

La prima lettura, tratta dal libro del Deuteronomio, ci parla della deportazione del popolo ebraico per mano degli Assiri, quando non c’era un re, non c’era il tempio, ma c’era un’etica che si coagulava attorno alla legge data dal Signore e che impegnava ad una scelta tra la vita e la morte, tra il bene e il male.

“Avere un’etica significa operare delle scelte tendenti a promuovere la vita o al contrario a distruggerla. Quindi orientare la nostra vita o verso il bene o verso la morte”. E quanto importanti sono le scelte che si compiono in ambito sanitario per assicurare cura a tutti! Una cura, infatti, anche se non guarisce, accompagna la vita della persona.

“Dobbiamo renderci conto che alla base anche dei nostri principi etici, ispiratori delle nostre scelte, ci sta la dualità tra la vita e il bene, tra la morte e il male”.

L’Arcivescovo pone l’accento, in particolar modo, sui quattro principi della bioetica anglosassone: beneficienza e non maledicenza, autonomia e fiducia.

Beneficenza: la medicina fa sempre il bene senza mai mettere in atto ciò che possa nuocere alla vita. “L’Autonomia è data dal rispetto della persona, incoraggiando scelte che promuovano il valore della vita, perché ogni vita è degna di essere vissuta. Oggi bisogna evitare gli estremi tra accanimento terapeutico o abbandono terapeutico, ma propendere per l’alleanza terapeutica, che pone in essere un’azione competente solo quando coniuga scienza e coscienza”.

A conclusione della celebrazione il Direttore Generale dott. Fabrizio De Nicola ringrazia l’Arcivescovo per la sua visita e, a nome di quanti operano per la cura degli ammalati all’interno della struttura ospedaliera, gli ha donato un dipinto.

Prima di congedarsi, Mons. Renna ha fatto un giro per i reparti di cardiologia, impartendo personalmente la benedizione ai pazienti in terapia intensiva.

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