Pomeriggio dell’11 luglio, dopo due settimane si conclude il Grest organizzato in via Raciti, sede diocesana di diverse realtà associative e caritative, con la collaborazione dell’Associazione Cappuccini, presente da più di vent’anni sul territorio, della parrocchia Sacratissimo Cuore di Gesù dei Cappuccini e l’Agesci Zona Etnea. Hanno dato il loro contributo anche Talità Kum per l’uscita alla Colonia Don Bosco, Missio Giovani per uno dei pomeriggi di giochi e un’intensa testimonianza sulla missione in Tanzania che si svolgerà a breve; infine il Museo Diocesano che ha offerto la visita guidata alle sale e alla terrazza del museo.

Ognuno ha dato qualcosa per un fine comune: non è tanto per far passare del tempo a questi bambini e ragazzi provenienti dalle famiglie del quartiere, ma soprattutto per offrire loro una proposta di vita cristiana attraverso il susseguirsi di giochi, laboratori creativi e visite esterne. La festa finale ne è stato il coronamento e l’occasione per sentire dai protagonisti alcune parole di bilancio finale dell’esperienza.

“Bilancio sicuramente positivo. – ha detto Gabriele Cammisa, responsabile Agesci – Questo secondo anno di Grest a Casa Betania è stato sfidante, sia rispetto all’intercettare nuovi volontari che all’inventare nuovi giochi e pensare proposte differenziate ma comunque avvincenti dal punto di vista educativo. Sempre bello fare rete tra realtà diverse che si ritrovano di fronte a un obiettivo comune.”

Fare rete è la prima testimonianza

Fare rete è essenziale in un territorio difficile come quello dei Cappuccini e muoversi insieme è la prima testimonianza di una chiesa viva e presente. “Adesso è necessario – continua Gabriele –  essere presenti sul territorio e non in ordine sparso.” I momenti di condivisione sono quelli che sottolinea anche Giovanni Tedeschi, presidente dell’Associazione Cappuccini: “Padre Augusto ci ha accompagnati con il tema Toc Toc: sarò con voi tutti i giorni, mostrando che la porta del nostro cuore è il varco che permette di farvi entrare Gesù e insieme a Lui incontrare gli altri sul nostro cammino. Un’altra cosa che mi ha particolarmente colpito sono stati i volti grati e stupiti dei giovani volontari, che si sono messi in gioco in forza di una gratitudine per la compagnia incontrata.”

E sentiamo padre Augusto che, come dicevamo,  ha guidato la catechesi nel corso delle dieci giornate: “Questo è evangelicamente un tempo di semina: il bilancio è positivo, ma i frutti si vedranno solamente con il tempo. Ad un’osservazione immediata, si vede che questi bambini, che non si conoscevano da prima, stanno socializzando e stanno creando dei rapporti di amicizia che sono visibili tra un gioco e l’altro, tra un momento di animazione e quello di laboratorio. Consideriamo anche la varietà di questo piccolo gruppo di bambini, che hanno provenienze diverse, età diverse, alcuni anche religioni diverse. Per cui, per quanto il Grest sia legato anche alla Parrocchia, non può essere definito di tipo confessionale e quindi questa esperienza, che è piccola, fa già vedere sotto gli occhi dei frutti. Quali siano quelli a lungo termine lo dirà il tempo.”

Il Grest è solo un punto di partenza

Qualche frutto si vede già, come dimostrano i ragazzi più grandi che, non più bambini, tornano per aiutare con i più piccoli. Ascoltiamo Antonino, uno di loro: “Quest’anno sono stato più impegnato a favore dei bambini. Sono cresciuto anche personalmente, perché sono esperienze che ti formano. Sto apprezzando di essere più protagonista come animatore: semplicemente, quando incontri persone che ti aiutano a diventare una persona migliore, diventi tu stesso una persona migliore.”
Graziella, una delle volontarie più anziane, precisa: “La domanda, che ho visto in particolare quest’anno, nei bambini e nelle famiglie che ce li hanno consegnati, è tale che non può lasciare indifferenti. Si sono sensibilizzati anche dei ragazzi appena più grandi di loro, che comunque vivono la stessa situazione. Stiamo parlando tanto con loro perché anche loro hanno bisogno. Ma ho visto che nel dedicarsi ai bambini, stanno trovando una possibilità di espressione e di ricchezza per la loro vita. Questo mi fa considerare che dobbiamo continuare a lavorare sia con i bambini che con i ragazzi: il Grest è un punto di partenza per continuare a collaborare, vedremo come.”
Sono parole importanti che preludono a un lavoro che prosegue: dare continuità alla proposta è un percorso tutto da immaginare, ma le premesse ci sono tutte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *