Ci sono periferie che non finiscono mai nelle guide turistiche, ma che raccontano meglio di ogni piazza monumentale l’anima di una città. A Catania, quel luogo si chiama San Cristoforo. Vie strette, ragazzi che spesso non hanno un campo da gioco se non l’asfalto e che rischiano di finire nelle mani sbagliate. Ed è proprio qui che i salesiani hanno piantato la loro tenda, convinti che la speranza non nasca al centro ma ai margini, dove la vita è più fragile e quindi più vera.
In questo scenario è arrivato don Fabio Attard, undicesimo successore di don Bosco. La sua visita a Catania non è stata una tappa formale, ma un bagno di realtà e di entusiasmo. Già sabato, il suo arrivo in aeroporto era stato salutato da una delegazione dei 148 salesiani di Sicilia. Poi, nel cortile dell’Istituto San Francesco di Sales a Cibali, oltre mille persone si sono radunate per la lectio magistralis Chiamati a essere segni di speranza. «Essere presenti dove i problemi si manifestano – ha spiegato – significa accogliere, avviare processi che durino, offrire opportunità reali e costruire comunità». Ai giovani ha detto che non bastano spazi di consumo, ma servono «strumenti, mappe e accompagnamento per generare un futuro dignitoso».
Domenica la città ha vissuto una giornata ancora più ricca. La mattina, il Teatro Metropolitan ha ospitato la festa per i 50 anni del Movimento Giovanile Salesiano, nato proprio in Sicilia nel 1975 e diffuso poi in tutto il mondo. «Ripercorrendo questi cinquant’anni – ha detto Attard – abbiamo toccato con mano un’esperienza di grande appartenenza a don Bosco, di attenzione ai più vulnerabili, a chi non ha ricevuto tante opportunità nella vita».
Poi il pellegrinaggio giubilare lungo via Etnea, concluso con una celebrazione eucaristica nella cattedrale di Sant’Agata. In quella basilica riposa il cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, vescovo degli ultimi, che aveva voluto i salesiani a Catania: un filo di memoria che unisce passato e presente.
Il cuore simbolico della visita, però, è stato San Cristoforo. Nell’oratorio Salette, don Attard ha preso parte alla festa della Madonna e ha inaugurato un murale dedicato a don Bosco, segno colorato di speranza nel tessuto urbano. «Da qui – ha ribadito – partirà il progetto voluto da questa comunità, da questo territorio, da questo quartiere, di continuare a vivere con speranza, offrendo opportunità di crescita umana, spirituale ed educativa a tanti giovani».
Il direttore della casa salesiana, don Franco Di Natale, ha espresso la gratitudine della comunità: «Con l’aiuto delle istituzioni partirà da San Cristoforo un progetto di integrazione dei giovani che potrà essere paradigmatico per tutto il Paese. I nostri ragazzi hanno tanta energia nel cuore e tanti sogni che vogliono realizzare. Noi salesiani lavoriamo perché i sogni dei nostri ragazzi si possano realizzare e perché, liberando la loro energia positiva, possano esprimere il meglio che c’è in loro stessi».
Un impegno condiviso anche dalle istituzioni. Il presidente della Regione Renato Schifani, l’arcivescovo Luigi Renna e il sindaco Enrico Trantino hanno partecipato agli incontri, ribadendo il sostegno a progetti concreti per la formazione professionale, indispensabile per opporsi alla cultura dell’illegale e dei facili guadagni. Lo stesso sindaco ha conferito a don Attard la cittadinanza onoraria di Catania, insieme a suor Maria Ruta, responsabile delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Un gesto che ha voluto riconoscere il valore di un’opera educativa che dura da oltre un secolo e che oggi si rinnova.
Don Domenico Saraniti, ispettore dei Salesiani in Sicilia, ha rilanciato: «Grazie all’impegno del Presidente della Regione e alla collaborazione con le istituzioni cittadine, in questa storica Casa salesiana Salette lavoreremo per creare un centro di formazione professionale. Un luogo dove apprendere la cultura del lavoro indispensabile per opporsi alla cultura dell’illegale».
Così la visita di don Attard si è trasformata in un messaggio per l’intera città: non basta denunciare il degrado, bisogna starci dentro, viverlo, trasformarlo. «Noi – ha detto il Rettor Maggiore inaugurando il murale – lavoriamo perché non si perda la Speranza: tanti giovani ci stanno aspettando».
