Un uomo avanza solitario tra i solchi della terra. Il sole campeggia al centro. Le note del Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Beethoven accompagnano il suo cammino, mentre oltre seicento sguardi seguono l’immagine de Il seminatore al tramonto di Van Gogh, proiettata sui teli del Teatro ABC di Catania. È il pomeriggio di domenica 28 settembre, e in questo scenario prende vita la Giornata di inizio anno delle comunità siciliane di Comunione e Liberazione, dal titolo: “Cristo, nuovo principio di conoscenza e di azione”.
«Perché siamo qui?» domanda Patrizio Vitulo, responsabile della comunità di Palermo, aprendo il pomeriggio con una provocazione che attraversa la sala. «Per diventare grandi» afferma, ripercorrendo i passi dell’anno trascorso. «E cosa significa diventare grandi? Significa innanzitutto incrementare la nostra umanità. Non crescere, stare fermi, ci inaridisce, ci intristisce, ci impaluda» – come diceva don Giussani – «come l’acqua stagnante, che non riflette nulla, che rappresenta chi vive ripetendo ciò che già sa. L’acqua sorgiva, invece, è sempre limpida e per questo riflette il cielo». Come le pennellate di terra che, nel dipinto di Van Gogh, restituiscono i colori del cielo.
Dal desiderio di non restare impaludati, ma di continuare a riflettere il cielo lungo il cammino dell’anno che inizia, prende forma la giornata d’inizio anno. Un invito a compiere tre passi, radicati – come ricorda Papa Leone XIV – in «un’unità che ha il suo fondamento in Cristo: Lui ci attrae, ci attrae a sé e così ci unisce anche fra noi».
Il Mistero ci raggiunge attraverso una compagnia
Il primo passo affiora dalla domanda che abita il cuore: come può il desiderio di compimento trovare risposta dentro un’appartenenza? Alfonso Ruggiero, responsabile regionale, chiarisce che non servono doti straordinarie per vivere la novità cristiana: «Serve solo restare attaccati al luogo dove Cristo ci ha fatto rinascere». Come Simone di Cirene, che “passava” e fu costretto a portare la croce. «Le circostanze per cui Dio ci fa passare sono fattore essenziale della nostra vocazione». Ruggiero dà voce a Giussani: «Il Mistero che fa tutte le cose, che è diventato un uomo, diventa incontro attraverso un punto fisico: quel ragazzo o quella ragazza che mi ha detto una certa cosa, quel gruppetto di gente con cui sono andato in gita, quell’iniziativa a cui ho partecipato. Il Mistero mi raggiunge attraverso questa compagnia». Lo sguardo di Cristo ci raggiunge attraverso la Chiesa, il modo in cui oggi ci dice: “Vieni con me, seguimi”.
Da questo incontro sgorga un principio di conoscenza nuovo, con cui giudicare ogni cosa. Perché l’appartenenza alla Chiesa converte lo sguardo sulla vita: su sé stessi, sul lavoro, sul tempo libero.
Uno sguardo che comporta – come secondo passo – l’approfondimento del significato del “giudizio”. Perché è necessario? «Perché esso segna la strada, conduce» – ricorda Ruggiero, richiamando le parole di don Giussani: «A chi appartengo? Il nostro giudizio nasce da come viviamo la risposta a questa domanda». Da qui sorge il “giudizio comunionale”, che trae origine dall’appartenenza a una comunione vissuta. Altrimenti, il giudizio è sempre condizionato dalla mentalità dominante.
Un giudizio che si legge nei volti dei testimoni presenti alla giornata. Come quello di Maria Antonietta, 71 anni, che racconta l’irruzione dell’incontro con il movimento nella sua giovinezza ferita. Un incontro che l’ha condotta a lasciare medicina per insegnare religione, aprire una casa di accoglienza, vivere la carità come urgenza. Fino a riconoscere: «La mia persona è definita dallo sviluppo in me dell’incontro».
E come quello di Mario, che condivide l’esperienza della sua malattia attraverso le parole della moglie: «Qualsiasi cosa accada, la affronteremo insieme». Parole che, giorno dopo giorno, diventano sempre più vere, dentro l’abbraccio della compagnia cristiana, fino a scoprire con stupore e gratitudine che la propria consistenza è: «Io sono uno che è voluto bene».
«Il vero soggetto cristiano è l’uomo che vive»
Testimonianze che aiutano a mettere a fuoco il terzo passo: il senso profondo della missione. Non un fare in più, ma la testimonianza di una comunione vissuta. «Il vero soggetto cristiano è l’uomo che vive, porta con sé e costruisce la Chiesa là dove è». Anche quando è solo. Anche in corsia, in aula, a Gaza o in Sicilia.
In questo orizzonte, Ruggiero mette in guardia da una tentazione che può nascere dal rischio di cadere in un’ambiguità di giudizio. Un rischio sempre presente, ma che emerge con forza nei tempi odierni. Per questo richiama quanto affermato dal cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini: «Gesù non ha liberato l’uomo da questa o quella oppressione umana. Gesù non ha risolto nessuno dei problemi sociali e politici del suo tempo».
Non si tratta di rimuovere la zizzania, ma di curare il grano. Di far crescere l’umano vero, l’umano integrale.
Far crescere l’umano seguendo i passi di quel seminatore che, come indicato da Papa Leone XIV e ripreso dall’Arcivescovo Mons. Luigi Renna durante la Giornata d’inizio anno, continua con piena libertà a compiere il suo lavoro, mentre al centro della scena campeggia il sole «forse per ricordarci che è Dio a muovere la storia, anche se talvolta ci sembra assente o distante. È il sole che scalda le zolle della terra e fa maturare il seme».
È Lui che muove la storia: Cristo, nuovo principio di conoscenza e di azione.