L’11 Ottobre 1962, festa della Maternità di Maria, inizia a Roma, nella Basilica Vaticana, il Concilio Ecumenico Vaticano II, il 21° nella Storia della Chiesa. I Padri sinodali sono più di 2500, vescovi venuti da tutto il mondo; tra di loro il Card. Ernesto Ruffini, arcivescovo di Palermo, che il Papa aveva nominato nel Consiglio di presidenza del Concilio, e l’arcivescovo di Catania, Mons. Guido Luigi Bentivoglio, che aveva con sé, come consigliere, Mons. Santi Bellia, giurista e parroco a S. Maria della Mercede.

Giovanni XXIII tiene l’allocuzione “Gaudet Mater Ecclesia” (“tutta farina del mio sacco e nessuno ci ha messo il becco”, confidò a un cardinale).  Discorso coraggioso ed esplosivo, dissero in tanti, realistico ma attraversato da una vena profonda di sano ottimismo, che coglieva sia la condizione concreta della Chiesa, con i suoi molteplici problemi e il bisogno di rinnovamento, sia quella della società contemporanea, con le sue opportunità, ma anche con le sue deviazioni, la confusione e “il pericolo di guerre sanguinose”. In quel mese esplose la crisi dei missili a Cuba, che fece temere la terza guerra mondiale. E appunto su queste problematiche, il Concilio vuol far risplendere la sua luce. Il Papa confida: “la prima volta abbiamo concepito questo Concilio nella mente quasi all’improvviso”, e quando, il 25 gennaio 1959, fu comunicato ai Cardinali, questi furono commossi, “come se brillasse un raggio di luce soprannaturale”.  E “nello stesso tempo si accese in tutto il mondo un enorme interesse, e tutti cominciarono ad attendere con impazienza la celebrazione del Concilio”.

I profeti di sventura e i segni della Provvidenza

Giovanni XXIII elogia il lavoro svolto nei tre anni precedenti “per preparare il Concilio, con il programma di indagare più accuratamente ed ampiamente quale fosse in questa nostra epoca la condizione della Fede, della pratica religiosa, dell’incidenza della comunità cristiana e soprattutto cattolica”. Ma il Pontefice non nasconde alcune resistenze contro il Concilio, provenienti da persone che “nelle attuali condizioni della società umana non sono capaci di vedere altro che rovine e guai”. E senza mezzi termini, aggiunge: “A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo”. Pertanto, papa Giovanni indica un orizzonte di speranza: “Nello stato presente degli eventi umani sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano, nonostante le avverse vicende, per il bene della Chiesa”. Un esempio importante, fra tutti: sono stati eliminati gli impedimenti con cui un tempo il potere politico, con la sua indebita ingerenza, ostacolava   la libera azione della Chiesa, per tutelare i propri interessi.  

Il rapporto chiesa-mondo nei tempi moderni

Una fondamentale precisazione dell’allocuzione: il Concilio ha un carattere prevalentemente pastorale, senza togliere nulla alla sana dottrina, che però deve essere trasmessa con modalità nuove per essere compresa dalla gente del nostro tempo. Infatti, “altro è il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione”. In definitiva, “il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace”.

Infine, il rapporto della Chiesa con il mondo è visto con occhi nuovi. “Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando”. Pertanto, all’umanità travagliata da tante difficoltà, la Chiesa Cattolica “vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati”.

La giornata dell’apertura del Vaticano II fu conclusa da papa Giovanni, in modo informale, ma altamente significativo, con l’improvvisato Discorso della luna, rivolto alla numerosa folla accorsa a piazza San Pietro. “Persino la luna si è affrettata stasera – osservatela in alto – a guardare questo spettacolo. Gli è che noi chiudiamo una grande giornata di pace. La luce che splende sopra di noi, che è nei nostri cuori, nelle nostre coscienze, è luce di Cristo”. E concludeva: “Tornando a casa, troverete i bambini, date loro una carezza e dite: Questa è la carezza del Papa”. Tutto il mondo, su questo sfondo pieno di umanità, leggeva il volto pastorale del Concilio, che apriva nuove strade alla Chiesa dei tempi moderni.

Un commento su “60 anni dalla chiusura del Vaticano II: il messaggio di speranza di Giovanni XXIII

  1. Piero Sapienza , in questo articolo, mette in rilievo soprattutto il carattere pastorale che Giovanni XXIII volle imprimere al Concilio Vaticano II, senza che questo sminuisca l’ aspetto dottrinale. Evidenzia anche l’ apertura della Chiesa al popolo di Dio. Il riferimento al ” discorso della luna “, poi è quanto mai opportuno, particolarmente per l’invito di papa Giovanni a tutti i genitori di dare una carezza ai bambini a nome del papa. Angelo Roncalli non poteva sapere quanto attuale fosse questo messaggio, in tempi in cui la violenza nei confronti dell’ infanzia, privata e pubblica, fosse presente e le attuali guerre ne sono una tragica testimonianza. Spero tanto che il messaggio giovanneo torni d’attualità e faccia riflettere la gente.

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