Dopo l’articolo del nostro direttore dal titolo “Rendere ragione della nostra speranza seguendo i passi di Agata oggi a Catania”, con l’articolo di Marco Pappalardo apriamo il dibattito su Sant’Agata, la festa, i devoti e la fede alla luce della Lettera pastorale 2025-2026 dell’arcivescovo Luigi Renna.
di Marco Pappalardo
Educare le giovani generazioni a seguire Sant’Agata significa molto più che raccontare la storia di una santa del passato. È farli incontrare con una giovane donna vera, innamorata di Dio e capace di scelte radicali. Agata, “la Buona” – il suo nome stesso è una dichiarazione d’amore – ha sperimentato nella sua vita l’amore di Dio e ha scelto di ricambiarlo con il “ti voglio bene” più autentico che si possa dire: dare la vita! Ha testimoniato che la fede e la dignità non sono in vendita al miglior offerente; che essere giovani non vuol dire essere incapaci di fare scelte radicali; che è possibile scegliere la via della purezza, dell’onestà, del servizio, della giustizia anche a Catania.
Nell’era dei social, Agata riesce a parlare ancora ai giovani
Sant’Agata ci ricorda che la vera forza non è nel potere o nel successo, ma nella libertà di restare fedeli al bene, cioè anche oggi dire “no” al compromesso e “sì” a un’esistenza piena di significato. Di Agata si fidano, le parlano, si sentono ascoltati. E degli adulti? Nell’era dei social, lei riesce ancora a dire qualcosa di vero a ciascuno di loro. Ma incide davvero al di là dei giorni della festa? L’invito rivolto è chiaro: andare controcorrente, come lei fece nel suo tempo. Dove? Partendo da sé stessi, dalla propria famiglia, dai luoghi di studio e di lavoro; vivendo esperienze comunitarie, di gruppo, di servizio verso i più piccoli o i più fragili, come semi di speranza in una città in cui tanti giovani cercano senso nello “sballo”, ma tanti altri lo trovano nel dono di sé. Come? Essere protagonisti e al tempo stesso servitori in esperienze di gioia, ottimismo, gioco, impegno, fede, amicizia e cultura. La testimonianza di Agata interpella la quotidianità, offre insegnamenti profondi, chiama a sfide moderne e alla ricerca di valori autentici in un mondo che sembra sempre più frenetico e superficiale.
Le difficoltà dei minori di oggi e l’esempio della martire
Per gli educatori porsi tale prospettiva e suscitarla nei giovani significa non lasciare che un fatto così totalizzante passi senza lasciare un segno nel presente e nel futuro. Visse in un tempo di persecuzioni, di violenze contro la dignità della persona e la fede. Scelse di rimanere fedele a Cristo, forte di un’educazione radicata non in una tradizione esteriore ma in un’esperienza interiore autentica. In una società che spesso mette in discussione la religiosità e la Chiesa, è un invito a coltivare una spiritualità personale e comunitaria, profonda e solidale, che permette di affrontare ogni giorno con speranza, ma soprattutto dà senso e gioia. Le difficoltà dei giovani a Catania e dintorni non sono le persecuzioni, ma possono essere ugualmente pesanti: le pressioni della società, le aspettative familiari, le tentazioni della superficialità e del consumismo, le ansie e il vuoto di senso, le dipendenze, l’isolamento sociale, la mancanza di modelli autorevoli, gli atteggiamenti mafiosi. La forza di Agata non risiedeva nell’assenza di paura, ma nella capacità di scegliere da che parte stare senza annullarsi o omologarsi.
Agata compagna di banco
In un mondo dove il conformismo è premiato e le opinioni altrui pesano più della verità interiore, insegna a vivere con integrità e libertà, a fare scelte coraggiose che riflettano i nostri valori anche quando costano sacrificio, a non cadere nella logica del possesso o della mercificazione dell’altro, senza cedere alle pressioni esterne, ancor più se provengono dalla mafia, da interessi economici o da compromessi morali. Nel tempo del Giubileo della Speranza e in attesa di quello speciale “Agatino”, la sua voce risuona come un invito alla speranza, da donare a chi ha il cuore in tempesta, a chi cammina in bilico, a chi cerca uno scopo alto e vero, come più volte è stato ricordato dall’arcivescovo Luigi Renna. Alla scuola di Gesù e dentro la comunità ecclesiale del tempo fu donna di fede, di coerenza, di coraggio e di tenerissimo amore per il Signore e per chi incontrava.
Educare con lei come “compagna di banco” significa mostrare ai giovani che essere felici non è una cosa dell’altro mondo, ma può accadere tra i banchi di scuola, nelle aule universitarie, nei primi approcci al lavoro, nelle relazioni affettive, nei dubbi, nei sogni, nelle scelte facili e difficili, nell’impegno sociale e nella politica che cerca il bene comune. Gli educatori, guardando a Sant’Agata, non sono chiamati a giudicare, ma ad accompagnare; non ad imporre, bensì ad illuminare. È la “compagna di banco” che ricorda a tutti, adulti inclusi, che la vita è una vocazione e che la felicità vera nasce solo dal corrisponderle e dal dono di sé. Alla sua scuola impariamo che la fede non è un capitolo da spiegare o da studiare, ma un cammino da vivere giorno dopo giorno con coraggio, con il cuore rinnovato dalla speranza e con la gioia di chi ha incontrato davvero Cristo e non qualcun altro.