di Giuseppe Claudio Carbonaro*

(foto Condorelli)

Lo scorso settembre l’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, ha presentato la sua lettera pastorale dedicata a Sant’Agata, una riflessione profonda che invita l’intera comunità diocesana a riscoprire nella giovane martire la luce di una fede vissuta con coraggio e coerenza. Un testo che parla alla Catania di oggi, alle sue strade, ai suoi devoti, a quanti ogni anno indossano il sacco bianco e si mettono in cammino dietro al fercolo della Santa, testimoniando un legame che è insieme religioso, culturale e identitario.

Come presidente del gruppo di preghiera diocesano “Amici del Rosario”, che quest’anno celebra trent’anni di fondazione, sento questa lettera come un richiamo prezioso. Il nostro gruppo nacque proprio “dai cordoni”, durante la processione agatina, da un desiderio semplice ma profondo: portare lungo le strade la Parola del Signore attraverso la preghiera del Rosario, il canto e la testimonianza. In tre decenni, accompagnati da zelanti sacerdoti, abbiamo imparato che la devozione non è soltanto emozione o tradizione, ma formazione continua, ascolto, fraternità e servizio.

La fede di un popolo in cammino

La festa di Sant’Agata vive infatti di pietà popolare, che è storia, cultura e fede di un popolo in cammino. Ogni anno la città si rinnova attorno alla sua Santa, ma negli ultimi decenni abbiamo assistito anche a un profondo cambiamento: il devoto è diventato più consapevole, educato alla preghiera e al silenzio, capace di vivere il pellegrinaggio come un atto di fede e non solo di tradizione.

Durante la processione, gli Amici del Rosario, dopo ogni preghiera o canto, rinnovano con gioia e devozione lo storico grido: «Cittadini, viva Sant’Agata!», un’esclamazione che da trent’anni accompagna la loro missione e racchiude l’amore e l’identità di un popolo che non ha mai smesso di credere.

Proprio questo sottolinea mons. Renna nella sua lettera: il devoto deve portare l’abito bianco non solo per grazia ricevuta, ma come cittadino catanese che sceglie di abbracciare il “sì” di Sant’Agata al suo Gesù. Un sì che diventa impegno nella società, testimonianza nel mondo del lavoro, nella famiglia, tra i giovani. Sant’Agata non è un ricordo del passato, ma un modello attuale di amore incondizionato, di coraggio e di speranza.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di una fede che sappia trasformare la devozione in testimonianza. La lettera pastorale ci invita a non ridurre la festa a un rito esteriore, ma a viverla come un tempo di grazia, di conversione e di fraternità. Portare il sacco significa portare Cristo nel cuore, riconoscersi parte di una comunità che cammina insieme.

Evangelizzare la pietà popolare

Nel 900° anniversario del ritorno in patria delle reliquie di Sant’Agata, la voce dell’arcivescovo ci sprona a guardare avanti, a fare della nostra devozione una scuola di vita cristiana. E come “Amici del Rosario” desideriamo continuare su questa strada: evangelizzare la pietà popolare, custodendo il valore della tradizione ma aprendola alla Parola viva del Vangelo.

Sant’Agata, giovane, libera e forte nella fede, ci ricorda che ogni tempo può essere terreno di santità. La sua testimonianza non smette di parlarci: è la voce di una donna che ha amato fino al martirio e che ancora oggi invita la sua città a dire, con lei, “Sì, Signore, tu solo sei la mia speranza”.

*Presidente gruppo di preghiera diocesano “Amici del Rosario”

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