L’arcivescovo Luigi Renna nella Lettera pastorale per l’anno 2025/26 “Sui passi di sant’Agata per rendere ragione della nostra speranza” valorizza gli elementi della pietà popolare, come indica il Direttorio su pietà popolare e liturgia della Congregazione per il Culto, e fa delle osservazioni sul travisamento di questa festa. Ad esempio: “Portare il sacco richiede da tutti un grande senso di responsabilità” (p 48). Pertanto, quel gesto dovrebbe essere preceduto da un esame di coscienza che tocca diversi aspetti della vita: dalla fedeltà matrimoniale, all’uso e spaccio di stupefacenti, dalla detenzione di armi all’affiliazione alla mafia.
La vera devozione a sant’Agata esige un cammino di conversione sui suoi passi di fede, speranza e carità. Ma la chiave perché i devoti attuino queste indicazioni è la formazione alla vita di fede, che dovrebbe essere trasmessa in ogni comunità cristiana, dalle parrocchie ai movimenti, alle varie associazioni. E ciò mi trova d’accordo con quanto ha scritto Giuseppe Di Fazio, direttore di “Prospettive”, su questo tema. E infatti, monsignor Renna osserva che è necessario “l’accompagnamento del popolo di Dio” e che nelle comunità la catechesi non si può limitare all’iniziazione cristiana, ma deve comprendere le altre fasce d’età (vd p. 75). In altre parole, la vera devozione a sant’Agata parte dall’educazione alla fede e, pertanto, senza snobbare la pietà popolare, ma purificandola dal di dentro e accompagnando le persone a scoprire il senso sia del sacco, come del seguire in processione il fercolo con le reliquie della Santa Martire.
Il teatro strumento di catechesi popolare
È questa la mia esperienza, fatta nella parrocchia Madonna Divino Amore a Zia Lisa, dove sono stato parroco per 45 anni. Durante i primi anni del mio ministero parrocchiale ho constatato che quasi tutti, ragazzi, giovani e adulti ignoravano del tutto oppure conoscevano in modo fiabesco la vicenda del martirio della nostra Santa: una “leggenda metropolitana”, tra tutte la più diffusa, ancora oggi, racconta che Agata aveva rifiutato di sposare il proconsole Quinziano, che si era vendicato facendola uccidere. In tal modo, si misconosce il valore del martirio e il suo messaggio: Agata, fedele a Gesù Cristo, Figlio di Dio, subisce il martirio perché rifiuta di obbedire all’editto dell’imperatore Decio, che obbligava tutti i sudditi a sacrificare agli dèi di Roma. Nasce così in me l’esigenza di creare uno strumento di catechesi popolare che, attraverso la rappresentazione scenica, potesse veicolare più facilmente il messaggio, sempre attuale, dell’eroica testimonianza di fede in Cristo di Agata e, allo stesso tempo, potesse offrire un piccolo contributo per rivitalizzare la festa della santa patrona, valorizzando il senso genuino della pietà popolare. E infatti, nel testo teatrale confluiscono diversi elementi che ci restituiscono l’alta fisionomia spirituale della nostra martire. Innanzitutto è stata fondamentale la rivisitazione degli “Atti latini del martirio di S. Agata” (o meglio delle “Passiones”). La scelta è caduta su quelli più antichi (seconda metà del V sec., e inizio del VI sec.), tramandati nella famosa raccolta di G. Bollando. Questi “Atti” ho seguito liberamente, filtrandoli criticamente sullo sfondo della Storia della Chiesa del terzo secolo e confrontandoli con le “Passiones” di altri martiri della persecuzione di Decio per interpretare lo stato d’animo con cui essi davano la loro testimonianza a Gesù Cristo. Inoltre, il nostro testo è arricchito con molte citazioni della Sacra Scrittura: salmi, versetti del Nuovo Testamento, che entrano nelle espressioni messe in bocca ad Agata, come si desume anche dagli Atti, sopra citati. Si tratta di un elemento portante della nostra sacra rappresentazione. Infine, anche alcuni passi dell’antica liturgia latina propria della solennità di S. Agata confluiscono in alcune parti del nostro dramma sacro. Pertanto, la comunità parrocchiale non si è limitata a tenere uno spettacolo, ma è stata messa nelle condizioni di riflettere e di essere accompagnata con opportune catechesi ad assimilare la testimonianza di S. Agata. Infatti, ogni anno verificando il lavoro svolto, tutti erano concordi nel dire che vivevano la festa della Patrona con un atteggiamento interiore più rispondente al messaggio di fede, che cercavano di tradurre nella loro vita quotidiana. Negli ultimi tre anni, la parrocchia ha coinvolto in questo Dramma sacro il liceo coreutico dell’I.O.S. “A. Musco”, data la lunga collaborazione tra questa scuola di Zia Lisa e la parrocchia.
