di Antonio Amato
Foto: G. Crisafulli
Nella splendida cornice del centro storico di Catania, l’11 Ottobre 2025 alle ore 17,00 ha avuto inizio con un breve ma intenso momento di preghiera nel Santuario di San Michele Arcangelo ai Minoriti, il Giubileo dell’Educatore che ha coinvolto centinaia di dirigenti scolastici, presidi, direttori, docenti delle scuole di ogni ordine e grado, personale Ata e amministrativo, formatori degli enti di formazione professionale delle istituzioni pubbliche e paritarie di tutta la provincia. È risuonato forte l’invito, sulle parole del Vangelo di Giovanni 14,2-6, a seguire la via tracciata da Gesù stesso che è Via, Verità e Vita e giungere al Padre passando attraverso l’insegnamento del Figlio. Ciascun educatore deve sentire forte, ha ribadito don Roberto Mangiagli che ha presieduto il primo momento, l’invito a camminare sulla via del Cristo, riscoprendo giorno dopo giorno la responsabilità di sentirsi guida e compagni di viaggio per i propri studenti.
L’iniziativa ha visto la collaborazione degli Uffici di Pastorale Scolastica e degli Insegnanti di Religione Cattolica, diretti rispettivamente dal Prof. Marco Pappalardo e da don Roberto Mangiagli.
Concluso questo primo momento, ha avuto inizio la processione con canti e preghiere fino alla basilica cattedrale, accolti dal parroco Mons. Barbaro Scionti, prima dell’inizio della Celebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Mons. Luigi Renna.
A precedere l’omelia due ospiti dell’IPM di Bicocca, i quali, con poche e semplici parole, hanno riconosciuto alla scuola il merito di aver dato loro la possibilità di un riscatto di vita concreto e ai propri docenti il ringraziamento per aver superato il pregiudizio del luogo da cui essi provengono e per accompagnarli quotidianamente, insieme agli altri studenti, in un percorso educativo alla riscoperta di valori e di conoscenza con stimoli sempre nuovi. Durante l’omelia sul Vangelo di Luca 17,11-19, l’Arcivescovo ha ringraziato tutti i presenti per aver accolto non tanto il suo personale invito, ma piuttosto quello dell’intera Chiesa che ogni venticinque anni invita ciascuno a risvegliare la propria coscienza, facendo memoria di quella salvezza annunciata e realizzata da Cristo, che costituisce il vero rinnovamento del mondo: Dio ha la capacità di fare nuove tutte le cose. Ha poi sottolineato l’importanza di quanto ascoltato nelle letture e condiviso il desiderio di portare all’altare tutti i volti dei ragazzi che quotidianamente affollano le aule delle nostre scuole, soprattutto quelli che costituiscono una sfida per la vocazione di ogni educatore. La missione di un educatore è un grande potenziale di speranza nella misura in cui un insegnante è capace di portare alla salvezza un alunno che gli è affidato, a prescindere dalla materia che insegna. Egli ha poi condiviso un ricordo personale scaturito dalla visita alla scuola di Barbiana dove sono stati accolti da un ex alunno di don Lorenzo Milani, il quale ricordava ancora il primo incontro con il suo maestro di scuola e di vita. Nel giorno in cui il suo papà lo affidò a Don Milani, questi gli disse: “D’ora in poi questo sarà per me come un figlio”. L’educazione – ha ricordato l’Arcivescovo – è una forma di adozione per la vita e per il futuro, è generativa, è fiducia e visione, è sconfitta e tentativi sempre rinnovati, è desiderio di riscatto, visione, protezione. Ha concluso riprendendo l’incontro di Gesù con i dieci lebbrosi, con l’invito ad ogni educatore di far capire, anche ai ragazzi più umili, il valore della speranza e l’opportunità di dire “io funziono”, senza emarginare i più fragili e vulnerabili. Questo è il compito primario di un vero educatore. Gesù ci dona speranza e dona speranza a chi è ultimo, a chi è l’ultimo della classe, perché richiama la nostra attenzione su di lui: «Anche voi dovete puntare lo sguardo sugli ultimi; per loro vale la pena scommettere. Ve ne saranno grati per tutta la vita». Cita, in ultimo, il “Pinocchio” di Collodi e “Il piccolo scrivano fiorentino” in “Cuore” di De Amicis come esempio di chi ha saputo puntare sugli umili. Così hanno fatto i santi educatori, come don Bosco e la beata Maddalena Morano. La grande notizia del Giubileo è che Dio non si stanca mai dell’umanità e sempre la salva, la cerca, ne vuole fare una famiglia. Egli che a ciascuno di noi ha detto: «Tu sei mio figlio!». Per tutto il pomeriggio i confessionali della cattedrale sono stati affollati dagli intervenuti che si sono accostati al Sacramento della Riconciliazione per ritornare a casa gioiosi e purificati. L’esperienza giubilare ha segnato per il mondo della scuola catanese, all’inizio del nuovo anno scolastico, un momento di grande importanza e di riscoperta di una speranza viva che dovrà animare le giornate di ciascuno all’interno delle proprie aule o dei propri uffici, giungendo forte agli alunni di ogni età. Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo ha augurato a tutti un buon anno scolastico e una fruttuosa missione educativa.
