«Il Giubileo della Speranza è un’occasione per riscoprire la gioia dello stare insieme, l’unione delle nostre comunità e il giubilo del cuore che nasce dall’incontro con gli altri. Il Festival è un segno concreto di questa speranza che si fa canto, amicizia e fraternità.»
Così Don Giuseppe Raciti, promotore spirituale dell’iniziativa, ha sintetizzato il senso della quarta edizione del Festival delle Parrocchie, intitolata “Giubilo. Comunità in festa”. L’evento, un vero e proprio “mosaico variopinto” di espressioni artistiche, musicali e teatrali, si appresta ad animare il Teatro Metropolitan di Catania. La risposta del pubblico è stata tale che i biglietti risultano “sold-out” già venti giorni prima della data.
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Atacanì APS e da Missione Chiesa-Mondo, gode del supporto dell’Arcidiocesi di Catania. La presentazione ufficiale si è svolta presso l’Arcivescovado, guidata da Don Raciti e dal Presidente di Atacanì, Domenico Luvarà, alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Luigi Renna, che ha espresso la propria vicinanza e il proprio incoraggiamento. L’appuntamento per l’inizio del Festival è fissato per le 21:00 di venerdì 14 novembre, con l’apertura del teatro alle 20:30. La serata sarà condotta da Salvo La Rosa.
La forza della gioia nata dallo Spirito
Il titolo stesso, “Giubilo”, è stato scelto perché “richiama il Giubileo. È gioia, è festa”. Don Raciti ha voluto però fare una distinzione sostanziale sulla natura della celebrazione che si svolge sul palco: la gioia che il Festival intende diffondere non è effimera. Egli ha specificato che “Essere gioiosi non significa essere allegri. L’allegria è momentanea, mentre la gioia è per noi cristiani un frutto dello spirito”.
Il Festival si configura dunque come “un momento per ricaricarci”, incoraggiando le “Comunità in festa” a espandersi, affinché “si allargano e non si chiudono”. Questa spinta non nasce da un’imposizione dall’alto: Don Raciti ha infatti sottolineato che l’organizzazione “Non è un nostro pallino,” ma “viene da una richiesta dal basso”. Questa natura genuina è ciò che alimenta la determinazione per la continuità del progetto. Il sacerdote ha aggiunto: “Questo ci dà la forza di continuare, soprattutto per chi lo organizza. Già dopo la manifestazione del 14 novembre, inizieremo a preparare la quinta edizione… Le idee ce le date voi, l’assemblea”. Il Festival è “aperto davvero a tutti!” ed è un’opportunità per valorizzare i talenti che nascono negli oratori, talenti che possono essere “di caratura nazionale e internazionale. Un talento messo a servizio della comunità e della collettività”.
Un impegno quotidiano che costruisce ponti
Il Presidente Domenico Luvarà ha definito il Festival come un “impegno quotidiano” e un “percorso di crescita” che ha saputo tessere un solido “rapporto sinergico tra le parrocchie, fondato sulla condivisione, sulla bellezza dell’arte e sul valore della speranza come motore del cambiamento”. L’obiettivo finale, ha ribadito Luvarà, è quello di “offrire momenti di gioia, dialogo e solidarietà, costruendo ponti tra le persone”.
La vasta partecipazione è una testimonianza di un “cammino condiviso che coinvolge tutta la diocesi”. Sebbene sia impossibile per tutte le parrocchie salire sul palcoscenico del Metropolitan, la rosa delle comunità coinvolte include realtà come Sacro Cuore al Fortino, San Pio X, San Leone, San Giuseppe in Ognina, e la Resurrezione del Signore di Librino. L’interesse crescente si riflette nel fatto che ben dieci delle realtà parrocchiali che si esibiranno quest’anno sono assolutamente nuove. Inoltre, il Festival ha facilitato la creazione del coro “All’Unisono”, che unisce le parrocchie di S. Paolo di Gravina, S. Maria degli Angeli di Adrano e S. Maria della salute.
L’impegno per l’organizzazione richiede “grandi sacrifici e grande Passione”, ma è vissuto come un momento di crescita anche per gli organizzatori stessi, affinché non siano “soltanto delle macchine che organizzano”. Il servizio d’accoglienza per il pubblico sarà garantito dai ragazzi del servizio civile dei Salesiani.
La fede oltre la sofferenza: la testimonianza di Gioele Torrisi
Al centro della serata del 14 novembre, oltre al “mosaico variopinto” di performance, ci sarà un momento di profonda riflessione dedicato a Gioele Torrisi, un giovane venuto a mancare circa un anno fa.
Padre Raciti ha voluto sottolineare il potere della fede attraverso questa storia “molto semplice”. Il sacerdote ha evidenziato come la famiglia del giovane fosse profondamente “incarnata nella fede”. Il valore spirituale della testimonianza di Gioele risiede nel dimostrare come, “nel momento della sofferenza quel ragazzo è stato salvato dalla sua fede”. Per Don Raciti, questa storia porta un insegnamento fondamentale per l’intera comunità che partecipa: “ci insegna che la morte non è l’ultima parola”.
Il legame che rimane: “Parole di Giubilo”
Il desiderio che la riflessione sulla fede e sulla speranza non si esaurisca con le due ore sul palcoscenico ha dato vita al progetto editoriale “Parole di Giubilo”. Il libro, nato da una “richiesta di approfondimento che due ore su un palco non possono dare”, è concepito per essere “un modo di incontrarci, di stare insieme, qualcosa che rimane”.
Il volume è “espressione autentica della fede e della rinascita comunitaria”, raccogliendo esperienze e riflessioni sul tema della speranza da parte di trentotto realtà parrocchiali e uffici diocesani. Tra i contributi di spicco figurano quelli di personalità pubbliche come il giudice Roberto Di Bella, Giovanni Allevi, e comunità religiose come le suore benedettine e le Clarisse di Biancavilla.
Di questo progetto editoriale sono state stampate solo duecento copie, che saranno messe a disposizione del pubblico la sera del Festival con offerta libera. L’intero ricavato di questa iniziativa, insieme a quello di un volume dedicato a Gioele Torrisi, sarà interamente devoluto per sostenere la causa del progetto “Senza Catene”, promosso dalla Pastorale Carceraria.
La serata del 14 novembre si concluderà con l’esecuzione di un brano inedito a cura di Fra Massimo Corallo, parroco di Santa Maria di Gesù, sancendo l’impegno a “camminare insieme nel segno della speranza”.