Di Marco Oddo

Prima di ripartire per la quarta missione in Brasile, destinazione Belém, alla foce del Rio degli Amazzoni, padre Salvo Cardile, sacerdote missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), ha voluto celebrare una Messa speciale. Nella Chiesa di Santa Lucia in Ognina a Catania, Non un saluto, ha spiegato, ma un ringraziamento. Un modo per dire grazie alla sua comunità per poi intraprendere un viaggio verso quella che lui stesso ha definito “la missione del cuore”.

La prima missionaria

Le sue parole, pronunciate durante l’omelia, proprio nel giorno di San Carlo Borromeo – un santo del fare e del servire – hanno teso un filo tra i ricordi e il presente. Ha raccontato di quando, bambino, la nonna Carmelina lo portava al catechismo in quella stessa chiesa, per poi arrivare alla sua realtà di oggi: parroco in una favela brasiliana da 17.000 anime, tra «molta povertà e tanti problemi sociali», ma anche una fede contagiosa. Ha spiegato come l’ottobre missionario a Belém si fosse sovrapposto alle celebrazioni per la Madonna, una contraddizione solo apparente, risolta da un’intuizione semplice e profonda che ha illuminato l’intera celebrazione: «Ma Maria è la prima missionaria!», ha esclamato, spiegando come sia stata lei a portare per prima Gesù nel mondo. La sua missione diventava così un invito per tutti: la fede non è restare fermi, ma avere il coraggio di «amare dove non c’è amore».

Un villaggio che prega

Poi, prima della benedizione finale, un ultimo pensiero, un invito semplice e incisivo. «Che noi possiamo essere una piccola luce. Non una grande, una piccola», ha sussurrato, raccontando di quando nella foresta «accendendo un fiammifero piccolino, già si illuminava l’orizzonte». Un testimone che il parroco, Padre Gerardo Buouzada, ha raccolto subito. Ha elogiato il suo «coraggio di seminare lì dove è difficile». Poi ha ricordato a tutti che se per educare un bambino ci vuole un villaggio, «per un missionario ci vuole un villaggio che prega». E l’applauso che ne è seguito è sembrato proprio questo: la promessa di un’intera comunità di essere quel villaggio.

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