di Maria Dolores Doria
Fra le centinaia di appuntamenti previsti nel calendario del Giubileo della Speranza, i giorni dal 24 al 26 ottobre scorso hanno avuto una connotazione particolare. Si sono svolti, infatti, due eventi collegati tra loro: il Giubileo delle Equipes sinodali e degli Organismi di partecipazione, con rappresentanze provenienti da tutti i continenti, e la III Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, rivolta alle delegazioni della Chiesa italiana, compresa quella dell’Arcidiocesi di Catania, per l’approvazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, intitolato Lievito di pace e di speranza.
La tre giorni prevedeva incontri comuni, seminari, workshop, momenti di testimonianze, espressioni artistiche, presentazioni di progetti in corso, in cui i volti, le lingue e le immagini consentivano di percorrere un virtuale giro del mondo. “Si tratta- si legge nel sito ufficiale del Giubileo– di un appuntamento importante per dare riconoscimento al valore di questi organismi e alle persone che prestano servizio al loro interno, iscrivendo così l’impegno per l’edificazione di una Chiesa sempre più sinodale nell’orizzonte della speranza che non delude che celebriamo nel Giubileo”. Il tutto si è articolato in tre sessioni: la prima, introdotta dal Card. Mario Grech, Segretario generale del Sinodo, con le relazioni di specialisti su temi sinodali, per coniugare la dimensione teologica e pratica e sostenere la fase attuativa del Sinodo. La seconda, con sette domande rivolte a Papa Leone XIV da persone provenienti da Africa, Oceania, America del Nord, dal Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente, dall’America Latina e i Caraibi, Europa e Asia, su tematiche varie e ampie (il ruolo delle Chiese locali, dei raggruppamenti di Chiese, la corresponsabilità e la trasparenza, la formazione all’ascolto e alla riconciliazione, il contributo per la costruzione di una società di giustizia e di pace, il carisma della donna, la conversione sinodale e la conversazione nello Spirito). La terza sessione, con l’ascolto di buone pratiche: testimonianze internazionali delle comunità provenienti dall’Amazzonia, di vescovi cattolici e anglicani, famiglie, scuole, parrocchie, congregazioni religiose, persone con disabilità, a cui è seguita la Veglia mariana di preghiera, sotto una pioggia a prova di pellegrino!
Le quattro piste di lavoro per le chiese locali
Con lo stesso respiro della Chiesa universale, le Chiese italiane hanno celebrato un appuntamento tanto atteso e attentamente preparato a partire da aprile scorso, quando la presentazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale italiano è stato sottoposto ad una revisione, più fedele e rispondente alle istanze emerse nei precedenti anni dall’ascolto e dalle sintesi regionali. Si può davvero parlare di celebrazione: la III Assemblea sinodale si è svolta in un clima di preghiera e raccoglimento, pur trattandosi di una serie vera e propria di votazioni, durate tutta la mattina del 25 ottobre. I delegati presenti, più di 800, hanno sperimentato che non si trattava di un semplice momento consultivo, ma piuttosto di un rinnovato ascolto dello Spirito Santo, che sosteneva e illuminava il frutto di un percorso quadriennale da consegnare ai Vescovi italiani per la prossima fase attuativa, che arriverà fino al 2028, con una serie di verifiche intermedie, indicate nelle Tracce per la fase attuativa del Sinodo 2025-2028. La votazione portava in sé la sacralità di esprimere quanto lo Spirito suggeriva a ciascuno, non per ribadire la propria opinione, ma per cogliere quanto di vitale, originale, generativo, profetico la Chiesa in Italia è chiamata ad annunciare. Riportando la sintesi di Mons. Erio Castellucci, presidente del Comitato del Sinodo italiano, “le priorità su cui lavorare nei prossimi anni sono la corresponsabilità, gli organismi di partecipazione, la formazione, l’iniziazione cristiana”. Si tratterà quindi di un discernimento che continua e si affina, consapevoli che non ci sono soluzioni univoche.
Non un modello, ma un Chiesa in missione
In una delle sue risposte del 24 ottobre, a questo proposito Papa Leone afferma “In tal senso dobbiamo essere molto chiari: non stiamo cercando un modello uniforme, e non proporremo un modello che dica a ogni paese, “ecco come dobbiamo fare”. Si tratta piuttosto di una conversione a uno spirito di essere Chiesa e di essere missionari e di costruire, in tal senso, la famiglia di Dio”. Il clima di gioia e condivisione e l’approvazione del Documento con una larghissima maggioranza (781 voti favorevoli su 809 votanti) hanno dato prova della maturazione di un “Noi” ecclesiale tra i delegati presenti, che nei quattro anni trascorsi hanno sperimentato la ricchezza dell’essere dono uno per l’altro, puntando alla valorizzazione di tutti. La stessa esperienza, guidati dallo Spirito, ci accingiamo a vivere nelle nostre Diocesi, nella nostra Arcidiocesi di Catania, tra parrocchie, associazioni, famiglie religiose, uffici, oratori e tutte quelle realtà della nostra terra che abbiamo cercato, ascoltato e da cui abbiamo imparato che ognuno, singolo e gruppo, è una risorsa. Il card. Zuppi ha concluso l’Assemblea iniziando dall’espressione degli Atti degli Apostoli “È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi”, che ci dà la prospettiva da tenere, e ha proseguito “Una volta che oggi questa Assemblea sinodale ha congedato il testo con il suo voto, è ora compito dei Pastori assumere tutto, individuare priorità, coinvolgere forze vecchie e nuove per dare corpo alle parole. Collegialità e sinodalità. La prossima Assemblea Generale della CEI, a fine novembre, avrà proprio la discussione su questo documento come tema portante”.
Per Catania tempo di scelte coraggiose
Sono incoraggianti le parole di Papa Leone ai Vescovi italiani il 17 giugno scorso “Guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose! Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi, di servire i poveri. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo, ed è il Vangelo che siamo inviati a portare, perché è di questo che tutti, noi per primi, abbiamo bisogno per vivere bene ed essere felici. Abbiate cura che i fedeli laici, nutriti della Parola di Dio e formati nella dottrina sociale della Chiesa, siano protagonisti dell’evangelizzazione nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, negli ambienti sociali e culturali, nell’economia, nella politica. Dio è più grande delle nostre mediocrità: lasciamoci attirare da Lui!”.
A tutti, nessuno escluso, buon cammino, per essere Lievito di pace e di speranza.