Quattro serate, quattro film, quattro domande che non si dimenticano. Si è conclusa mercoledì 29 ottobre la rassegna “Dentro il meraviglioso istante”, il cineforum che ha animato la suggestiva sala di Piazza Scammacca, noto crocevia della movida catanese. Ideato e promosso dal Centro Culturale di Catania — presenza viva e operante in città dal 2005 — il cineforum è nato dal desiderio di offrire uno spazio di confronto, un luogo che non si accontenta di guardare il mondo, ma lo interroga. E che, ancora una volta, ha saputo creare un’occasione di risveglio.

“Dentro il meraviglioso istante”, tratto da un verso di Mario Luzi, è già nel titolo una dichiarazione di intenti: non un evento, ma un invito. A vivere, a guardare, a lasciarsi ferire dalla bellezza che si nasconde nel quotidiano.

Il cineforum del Centro Culturale di Catania

Il cineforum è nato da una serata tra amici, da un film visto insieme, da una provocazione che ha fatto breccia. “Ci siamo resi conto — raccontano due degli organizzatori, Paolo, Nancy  — che quella storia ci giudicava, ci chiamava a non sprecare la vita, a prenderla sul serio.” Da lì, il desiderio di condividere quell’urgenza con tutti. E il pubblico ha risposto: tutto esaurito in pochi giorni, segno che il bisogno di bellezza e verità è vivo, anche in tempi segnati da guerre, fragilità, cambiamenti.

Ogni serata ha avuto il suo rito: un brano poetico, una canzone ascoltata o una citazione letta in apertura, una domanda posta prima del film, e poi la visione — colma di silenzio, di sguardo, di ascolto — fino al momento di confronto finale.

“Non così vicino” (2022), “Living” (2022), “Perfect Days” (2023) e “Paterson” (2016): quattro pellicole recenti, scelte non per intrattenere, ma per interrogare. Quattro film che riflettono la sfida della nostra contemporaneità: si può vivere intensamente il presente?

“L’imprevisto è la sola speranza”

Una domanda che è passata di mano come in una staffetta tra i protagonisti. La rassegna ha preso il via seguendo i passi di Otto, protagonista di “Non così vicino”, con in mente il verso di Montale: “l’imprevisto è la sola speranza”. 
Poi è stata la volta di Mr. Williams, protagonista di “Living”, che ha ridestato la domanda su cosa renda degna una vita. E ci ha ricordato, come canta Brunori Sas, che “avere vent’anni o cento non cambia poi mica tanto se non riesci a vivere la vita com’è”. Fino a mostrarci come anche un gesto piccolo, se fatto con verità, possa cambiare il mondo.
Come l’umile quotidianità di Hirayama, protagonista di “Perfect Days” di Wim Wenders, un inno alla semplicità e alla gratitudine. Un uomo che pulisce bagni pubblici a Tokyo, che vive ogni giorno come fosse un dono, che trova nella ripetizione la possibilità di una pienezza. Ricordando le parole di Cesare Pavese: “è bello vivere perché vivere è cominciare sempre, ad ogni istante”.
Infine, salendo tutti sull’autobus guidato da Paterson, un autista che scrive poesie, che osserva il mondo con occhi limpidi, che vive il presente come fosse eterno. Grazie al rapporto con la moglie e agli incontri che sorprendono la sua apparente monotona quotidianità, Paterson si ridesta come uomo. Fino a far intravedere la verità di quanto affermato da Romano Guardini: “dentro l’esperienza di un grande amore tutto diventa avvenimento nel suo ambito”. Un film che non racconta appena una storia, ma mostra un modo di stare al mondo. Una postura carica di stupore. E che ha rilanciato negli spettatori la domanda: “Cosa rende un giorno degno di essere vissuto?”

Per questo “Dentro il meraviglioso istante” non è finito. Si è conclusa l’iniziativa culturale, ma la sfida resta aperta. Perché l’istante non è un frammento. Ma se, come i protagonisti dei film, ci lasciamo pro-vocare — cioè chiamare a venire fuori — il presente diventa un varco, una chiamata. Un miracolo che accade.

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