«La storia è un passato da costruire e reinterpretare. “Restituire bellezza e custodire memoria” è un percorso che non possiamo fare da soli, ma insieme a tutte le realtà del territorio». Con queste parole l’arcivescovo Renna, ha aperto la Giornata di studi “Restituire bellezza. Custodire memoria”, promossa dalla Diocesi di Catania in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania – Dipartimento di Scienze Umanistiche e Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura. L’incontro, che si è svolto nel Salone dei Vescovi del Palazzo Arcivescovile, ha offerto un importante momento di riflessione condivisa sul valore del restauro come atto di cura, memoria e partecipazione collettiva. Mons. Renna ha sottolineato come il Salone dei Vescovi, recentemente restaurato, non rappresenti solo “la casa dell’arcivescovo”, ma “la casa della Chiesa di Catania”, luogo di incontro tra fede, arte e comunità. Nel suo intervento ha voluto ringraziare anche la dott.ssa Spampinato, direttrice del museo diocesano, per il contributo offerto nel percorso di valorizzazione dei beni culturali diocesani, segno di un impegno costante che unisce competenze, istituzioni e sensibilità differenti.
Restauro come atto di comprensione e non solo di bellezza
Tra i primi interventi, la soprintendente Ida Buttitta – prossima alla conclusione del suo mandato – ha offerto una riflessione di grande valore: «La mia più grande soddisfazione è sapere che oggi tutti i beni abbiano uguale rilevanza. Fare distinzioni significa danneggiare il territorio». Buttitta ha poi ricordato come la materia giuridica e il concetto stesso di restauro si siano evoluti negli anni: non più un approccio puramente estetico, ma una comprensione profonda del bene, della sua storia e del suo ruolo nella vita delle comunità. Ha inoltre evidenziato l’importanza di comunicare i risultati dei restauri, perché «i cittadini possano percepire il valore e l’utilità di ciò che viene restituito loro». Il prof. Matteo Ignaccolo, direttore del DICAR, ha rimarcato il ruolo dell’università come spazio di collaborazione concreta con la diocesi: «Dobbiamo accrescere le sinergie, perché è un vantaggio per tutti». Sulla stessa linea, la prof.ssa Stefania Rimini, direttrice del DISUM, ha sottolineato la necessità di coniugare ricerca e cittadinanza attiva: «C’è una sinergia viva tra territorio, istituzioni culturali e università. Noi docenti e studenti non siamo solo studiosi, ma cittadini che devono entrare nel pratico della conservazione del patrimonio, prendendo consapevolezza del territorio in cui viviamo».
Bellezza, memoria e fede
La giornata ha poi lasciato spazio alla presentazione dei lavori di restauro più significativi realizzati nel 2024-2025, tra cui il Crocifisso della Cappella della Cattedrale di Catania, oggi esposto a Roma. L’opera, realizzata in diaspro e collocata in una cappella propria accanto all’altare maggiore, raffigura Cristo nel suo ultimo respiro: una rappresentazione intensa che racchiude in sé il simbolo del martirio e il dialogo tra spiritualità e arte. Come ricordato dai relatori, la cornice-reliquiario che racchiude il crocifisso custodisce resti di martiri e santi, sottolineando la continuità tra fede e testimonianza. Sono stati inoltre illustrati gli interventi di restauro della chiesa di Sant’Agata al Borgo, sostenuti grazie ai fondi dell’8×1000 e a una raccolta comunitaria promossa dal parroco, e il recupero delle sale storiche del Palazzo Arcivescovile, che nel XIX secolo ospitavano eventi e incontri della società civile, a conferma del ruolo della Chiesa come luogo di dialogo con la città. La professoressa Arianna Rotondo, che ha moderato la giornata, ha concluso con un pensiero che ha racchiuso il senso dell’intero incontro: «Il titolo è bellissimo perché unisce due momenti essenziali: ogni restauro ha due voci, quella dell’atto e quella della memoria». L’evento si è concluso con la visita guidata al Salone di Sant’Agata, condotta dal prof. Tancredi Bella, che ha accompagnato i presenti tra le ritrovate iscrizioni parietali e le decorazioni recentemente restaurate, in un percorso che ha restituito non solo la bellezza di un luogo, ma il suo spirito più autentico.