di Marco Pappalardo
Una giornata di gioia, fede e condivisione ha illuminato Catania il 5 novembre 2025, in occasione del “Giubileo degli Studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado”. L’evento, promosso dall’Arcidiocesi di Catania attraverso l’Ufficio Diocesano per la Pastorale Scolastica e l’Ufficio Scolastico Diocesano IRC, ha riunito circa 2.500 studenti, insieme a dirigenti, presidi e docenti provenienti da quaranta scuole statali e cattoliche dell’intero territorio diocesano.
La giornata, divisa in due turni, si è aperta al Teatro Metropolitan, dove i ragazzi sono stati accolti con momenti di animazione, riflessione e testimonianze ispirate al tema del cammino nella fede e nella speranza. Sul palco, il gruppo teatrale della “Milizia dell’Immacolata”, guidato da Giovanni Salamone, ha dato vita a uno spettacolo musicale intenso e colorato, raccontando attraverso l’arte la bellezza della vita e della fede. Personaggi come Don Bosco, instancabile educatore dei giovani, Padre Pino Puglisi, testimone sorridente del Vangelo fino al sacrificio, Madre Teresa di Calcutta, Carlo Acutis e Sant’Agata, patrona di Catania, hanno ispirato gli spettatori con le loro storie di coraggio e santità. Sul palco non c’erano solo attori, ma anime che raccontavano la speranza; in platea, non solo studenti, ma cuori pronti ad ascoltare, commuoversi e applaudire, in un clima di autentica comunione.
Il pellegrinaggio in Cattedrale e il dialogo con l’Arcivescovo
Dopo il recital i partecipanti hanno proseguito il pellegrinaggio verso la Basilica Cattedrale di Sant’Agata, cuore spirituale della diocesi, dove li attendeva l’Arcivescovo Luigi Renna. È stato il momento più intenso del Giubileo, un incontro di fede semplice e viva, che ha toccato il cuore dei più piccoli. Fin dal suo ingresso, l’Arcivescovo ha cercato con stile paterno di coinvolgere i bambini e i ragazzi, cantando con loro, invitandoli a ripetere le parole dei canti, e percorrendo la navata centrale per essere vicino a tutti. Durante l’omelia, dopo la lettura del Vangelo, monsignor Renna ha ricordato ai giovani che Gesù accoglie tutti, senza distinzione: «Non importa se sei bravo a scuola o se preferisci la matematica all’italiano, Gesù non guarda a queste cose. Egli ci ama così come siamo e vuole il nostro bene». Nel corso della celebrazione, curata dalle Suore Francescane del Vangelo, sono stati presentati tre segni di profondo valore simbolico: un ramo d’ulivo, segno della pace tra Dio e l’uomo; due colombe, simbolo della pace tra gli uomini; un pane, emblema del nutrimento spirituale e del sacrificio di Gesù, cibo quotidiano per la vita di fede. Uno dei momenti più significativi è stato il racconto della “Leggenda dei tre alberi”, che l’Arcivescovo ha narrato con voce calma e coinvolgente, invitando i ragazzi a immaginare il bosco, il vento tra le foglie e il sogno di tre giovani alberi che desideravano diventare grandi. Il primo albero sognava di diventare un baule prezioso, intagliato per custodire tesori e gioielli. Il secondo desiderava essere trasformato in una grande nave, capace di solcare gli oceani e trasportare re e conquistatori. Il terzo, invece, voleva restare nella foresta e crescere sempre più in alto, fino a toccare il cielo e parlare di Dio agli uomini. Ma i sogni, si sa, spesso prendono strade impreviste. Il primo albero fu abbattuto e divenne una semplice mangiatoia per animali. Credeva che il suo sogno fosse finito, finché una notte d’inverno, in una stalla illuminata da una stella, Maria depose in quella mangiatoia il Bambino Gesù. Allora l’albero comprese: non custodiva oro o pietre preziose, ma il più grande tesoro del mondo. Anche il secondo albero non realizzò il sogno come immaginava: non fu una nave ma un umile peschereccio. Eppure, un giorno, in mezzo a una tempesta, Gesù salì proprio su quella barca e comandò al vento e al mare di calmarsi. Il piccolo legno tremante capì che non aveva trasportato un esploratore, ma il Signore del cielo e della terra. Infine, il terzo albero, che desiderava parlare di Dio, fu tagliato e trasformato in una croce grezza. Sul suo legno venne innalzato Gesù, e l’albero capì allora che il suo desiderio si era compiuto nel modo più grande: tutti gli uomini, guardando a lui, avrebbero pensato a Dio e al Suo amore che salva il mondo.
L’Arcivescovo ha concluso il racconto con una riflessione profonda: «Anche noi abbiamo sogni grandi e piccoli. A volte non si realizzano come vorremmo, ma Dio sa trasformarli in qualcosa di più grande che porta frutto e dà vita». Poi ha invitato i ragazzi a chiudere gli occhi per qualche istante e a presentare a Dio i propri sogni, affidandogli ciò che portano nel cuore. L’intera giornata ha incarnato il motto giubilare “Pellegrini di Speranza”, invitando a riscoprire i valori della pace, fraternità, della solidarietà e dell’impegno per il bene comune.