Il 18 Novembre 1965, il Concilio promulgava la Costituzione dogmatica Dei Verbum, sulla Divina Rivelazione. Tra gli altri, avevano fatto parte della commissione il cardinale Ruffini (Arcivescovo di Palermo) e, in seguito, tra i periti il professor don Josef Ratzinger. Nel documento conciliare venivano superati i timori dei secoli passati quando vigeva la proibizione di leggere la Bibbia nelle lingue nazionali: adesso il testo sacro era messo in mano a tutto il popolo di Dio. Infatti, la Dei Verbum sottolinea l’importanza della sacra Scrittura per la vita della Chiesa, la quale l’ha sempre venerato come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla duplice mensa sia della Parola di Dio sia del Corpo di Cristo, facendone partecipi i fedeli. Si ribadisce, quindi, la necessità che tutto il popolo di Dio abbia largo accesso alla sacra Scrittura e vivamente se ne raccomanda la lettura, adducendo una motivazione importante: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (così S. Girolamo). Ciò equivale a dire che una persona non può dirsi cristiana se non conosce la Bibbia, la cui lettura non può essere riservata solo a una élite. Perciò, il Concilio esorta tutti i fedeli ad accostarsi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, come pure mediante la pia lettura personale, e anche attraverso altre iniziative formative adatte a diffondere la conoscenza biblica.
La catechesi biblica permanente
Tra queste ultime iniziative, sicuramente dovrebbe esserci la catechesi biblica permanente, che non dovrebbe mancare in nessuna comunità cristiana, sia che si tratti di parrocchie, movimenti, gruppi ecc. Una simile carenza determina, molto spesso, nelle comunità una formazione alla preghiera e a certe sue forme, che rasentano la superstizione. Nella Dei Verbum, invece, vengono incoraggiati i figli della Chiesa a familiarizzare con le sacre Scritture “con sicurezza e profitto”. Tenendo in debito conto questa esortazione del Concilio, durante la mia lunga esperienza di parroco in periferia mettevo a disposizione di tutti un numero sufficiente di Bibbie, durante la catechesi permanente degli adulti, che si teneva ogni settimana. La conseguenza di questo gesto era che tutti, a poco a poco, cominciavano ad avere la loro Bibbia. In tal modo, a tutti i laici era data la possibilità di accostarsi gradualmente ai testi biblici per essere improntati dal loro spirito.
Lo stile dell’ascolto
Ma tutto ciò esige che la lettura della Sacra Scrittura non sia scambiata con una forma di erudizione, infatti dev’essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l’uomo. Come dall’assidua frequenza del mistero eucaristico matura la vita della Chiesa, così la Dei Verbum auspicava un nuovo impulso alla vita spirituale di ogni comunità dall’accresciuta venerazione per la Parola di Dio, che «permane in eterno» (Is 40,8; cfr. 1 Pt 1,23-25). La Dei Verbum afferma che la «Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro (cf Lc 2,19 e 51), sia con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità» (n.8). In altre parole, si supera la rigida distinzione per cui da un lato, in cattedra, vi sono i pastori (vescovi o preti e, oggi, magari diaconi) che impartiscono direttive, e dall’altro un gregge silenzioso, che esegue obbedendo passivamente. E questa condizione è resa più pesante se si considera l’alto tasso di analfabetismo religioso diffuso tra il popolo di Dio. Papa Francesco, riprendendo Lumen Gentium n.12, non esita ad affermare: «Il sensus fidei impedisce di separare rigidamente tra Ecclesia docens ed Ecclesia discens, giacchè anche il gregge possiede un proprio fiuto per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa». Questo vuol dire che i pastori devono porsi in atteggiamento di ascolto sincero del popolo cristiano, secondo lo stile di una Chiesa sinodale che «è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare ‘è più che sentire’. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo ‘Spirito della verità’ (Gv 14,17), per conoscere ciò che Egli ‘dice alle Chiese’».
Concordo con Piero Sapienza sulla opportunità di leggere la Bibbia. Non ci si può accostare ai sacramenti nella totale ignoranza dei test sacri. E, tuttavia, una lettura priva di una guida sicura non è consigliabile perché sono molti i brani che vanno interpretati per potere essere capiti, tenendo anche conto del diverso modo di scrivere degli autori rispetto ai lettori, soprattutto quelli odierni. Ad esempio, nell’ Antico Testamento molti brani sono dedicati ai conflitti fra i popoli viventi nel medio oriente e queste parti sembrerebbero esulare da un messaggio religioso. Più vicino al nostro modo di sentire sicuramente il Nuovo Testamento. Comunque, i fedeli,oltre all’ aiuto dei sacerdoti, possono contare su degli ottimi libri, chiarificatore del messaggio divino, come ho fatto io.