di Tiziana Palmieri*
Siamo solo all’inizio, ma già l’Intelligenza Artificiale sembra promettere cambiamenti epocali, anche e soprattutto nel settore dell’istruzione. Molti sono gli interrogativi che emergono a riguardo: come evitare che ogni compito scritto sia solo il risultato di un prompt a Chat GPT? Hanno ancora senso i compiti a casa in un mondo in cui basta inquadrare un’equazione con lo smartphone per avere in pochi secondi tutto il procedimento di risoluzione pronto da copiare? Ci aspetta un’era in cui non ci sarà più bisogno dei docenti? Ha ancora senso insegnare? Forse a qualcuno potranno sembrare questioni che riguardano un futuro incerto e lontano, ma quel futuro in realtà è già qui.
Il tutor virtuale
OpenAI, per esempio, ha recentemente presentato la modalità Studio un sistema di Guided Learning, che dovrebbe rendere l’apprendimento più semplice e veloce: il software non si limita a fornire risposte, ma vuole invece incoraggiare l’apprendimento, attraverso un tutor virtuale che aiuti lo studente a testare il livello raggiunto. Per esempio, ponendo domande sul programma da svolgere, proponendo schede per recuperare eventuali lacune e adattandosi alle preferenze del discente:
Il software non personalizza solo il ritmo, ma anche il metodo e si adatta allo stile di ogni utente. Preferisce leggere o vedere video su YouTube? Vuole ascoltare subito contenuti raccolti da varie fonti in forma di podcast? Tutto è possibile. “L’importante è apprendere con successo”, dice Jain (product manager di Google). Le persone devono imparare ad imparare, essere attive, rimanere motivate. Se vogliono cambiare argomento va bene, se hanno bisogno di una pausa anche. Il messaggio del sistema, messo a punto con il contributo di insegnanti, pedagogisti e studenti, è: dipende da te (da Internazionale 10 ottobre 2025, n. 1635).
Addio compiti a casa
Insomma, si può studiare con l’IA anche in modo intelligente: la tecnologia funge da tutor, compagno di studio e materiale didattico. Forse è il momento di fare un passo indietro? Certamente, i compiti a casa così come li conosciamo oggi sono destinati a tramontare, per cedere il passo a consegne da svolgere in classe e in tempo reale e così evitare imbrogli. Ma non è solo questo. Probabilmente i test scritti, che nel mondo scolastico e universitario di oggi rappresentano la maggioranza delle verifiche, dovranno essere nuovamente sostituiti dalla discussione e dalle verifiche orali. Qualcuno parla di “soluzioni medievali”, riferendosi all’antica pratica della lectio, perché “se i metodi di lavoro riducono lo sforzo mentale, dobbiamo in qualche modo reintrodurre quello sforzo” (C. Shirky).
L’importanza delle relazioni
Non molto tempo fa, durante un viaggio in Giappone, una sera abbiamo cenato da Ichiran, catena di ramen nota per il suo concept, che prevede sedute individuali separate da pannelli, in cui il cibo viene servito tramite una finestrella quasi senza interazione con il personale. Il ramen è personalizzabile, nessuno ti guarda (e nessuno ti vede), non sei costretto a parlare con altri (i pannelli lo scoraggiano parecchio). Lo scopo della catena è proprio permettere di evitare la convivialità. Ecco, al software di Guided Learning manca la stessa cosa, la comunità scolastica, imparare e discutere insieme, collaborare con persone diverse, che non si adattano facilmente a ciò che preferisco io. Le relazioni reali, trovarsi in una classe con estranei, avere a che fare con i diversi metodi dei docenti e con le personalità dei compagni crea un attrito che inevitabilmente l’Intelligenza Artificiale non mi porrà mai, perché essa si modella su di me e sulle mie preferenze, imparando costantemente dalle mie reazioni. Ma è proprio quell’attrito che fa crescere, attraverso le facce delle altre persone. La parola compagno deriva dal latino cum panis, la persona con cui condivido il pane. Lo stare a scuola è un nutrirsi insieme. Di pensieri, parole, esperienze e relazioni da valorizzare e da vivere, perché queste l’Intelligenza Artificiale non può sostituirle.
*Dirigente scolastica