155mila persone attendevano sabato scorso, 15 novembre, come si attende il Natale (ormai prossimo) o il giorno del proprio compleanno. Come uno dei giorni più belli dell’anno: era la Giornata Nazionale della Colletta promossa dal Banco Alimentare, la ventinovesima. E quelle persone sono i volontari che con le loro pettorine arancioni hanno accompagnato, per quella giornata, l’ingresso dei clienti nei supermercati di tutta Italia.
Anche il sottoscritto – che ha ormai perso il conto delle edizioni a cui ha partecipato come volontario (sicuramente siamo in doppia cifra) – era impegnato come capo-equipe in un punto vendita di Catania.
Ti svegli pensando di sapere già cosa devi fare: coordinare una squadra di volontari, invitare la gente a partecipare indicando anche gli alimenti più richiesti dal Banco Alimentare, segnare nelle bolle di trasporto i pacchi che vengono chiusi – che sono sempre di più, ma ci arriveremo – attendendo il corriere per il carico. Ma, restando su questi aspetti tecnici, c’è già una novità da segnalare rispetto agli altri anni: il Banco Alimentare della Sicilia si è fatto promotore di BringTheFood, un sistema innovativo che permette di tenere traccia digitalmente dei chili raccolti in ogni punto vendita, in modo da avere nel più breve tempo possibile un resoconto totale.
Volti, gesti e storie che cambiano la giornata
Le altre novità, seppur apparentemente banali, riguardano la compagnia di volontari, ogni anno sempre diversa ma allo stesso tempo sempre uguale, che ti ritrovi accanto: mia sorella che per la prima volta fa la volontaria con me e ci porta la colazione per iniziare la giornata; gli amici con cui “smorzare” la fatica di una giornata passata davanti a un supermercato tra sorrisi, scherzi, chiacchiere e discorsi più seri. Anche un video improvvisato di “promo”, che in mezza giornata ha totalizzato diecimila visualizzazioni, apprezzato anche dai “vertici” del Banco Alimentare, che pubblicandolo sui propri profili ne hanno ampliato la “viralità”.
Durante la giornata non sono mancati i vari tipi di clienti che ogni anno capita di incontrare: da chi ci dice «L’ho già fatta ieri» a chi si scusa dicendo di aver già donato in un altro supermercato, mostrando il segnalibro regalato ai donatori come prova inconfutabile di avvenuta partecipazione. C’è chi dona un pacco di pasta e una passata di pomodoro, chi portando omogeneizzati e alimenti per l’infanzia dice «Penso soprattutto ai bambini». Chi dona intere buste della spesa, “costringendoci” di volta in volta ad aprire nuovi scatoloni. Ci sono gli stranieri, curiosi di scoprire l’iniziativa, quelli che a gran voce esclamano «No! Non voglio partecipare» e quelli che magari non ti guardano neanche mentre porgi loro il volantino con il messaggio del Papa in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri, che ormai da qualche anno è volutamente preceduta dalla Colletta. Non ci si perde d’animo, non c’è motivo di farlo. E i dati a fine giornata ci daranno notevolmente ragione.
L’altra novità è ritrovarti di fronte il bisogno a cui, in quella giornata, stai cercando nel tuo piccolissimo di rispondere: un signore straniero che avrà avuto sulla cinquantina – di nazionalità non meglio identificata –, con quella che sembra essere la sua compagna, arrivando davanti al supermercato, ti chiedono esplicitamente se puoi donare loro una bottiglia d’olio. Ripetono, più volte, di non volersi approfittare di noi, che proviamo a dare loro diverse soluzioni presenti nel territorio pronte ad aiutarli, dalle parrocchie alla Caritas alle numerose strutture caritative. Per confermarci che non stanno scherzando, ci invitano a più riprese a visitare la loro casa, distante pochi metri dal punto vendita in cui ci troviamo, sprovvista delle principali utenze domestiche, acqua e luce su tutte.
Noi non possiamo lasciare il supermercato scoperto, ma ci viene quasi automatico entrare e acquistare qualcosa per loro, consapevoli che anche se quella bottiglia d’olio e quel pacco di pasta non arriveranno al magazzino del MAAS, avranno ugualmente risposto a un bisogno purtroppo in crescita (il rapporto ISTAT sul Bes, uscito qualche giorno fa, ha evidenziato che in Italia il rischio di cadere in povertà è del 18,9% rispetto a una media europea del 16,2%).

In foto: alla Colletta hanno collaborato come volontari alcuni ragazzi “speciali”
Quando tutto converge: il magazzino, i numeri e la gratitudine
A proposito del magazzino: come ogni anno, per il sottoscritto e molti suoi amici la Colletta non finisce appena chiude il supermercato. Si va tutti al MAAS, per aiutare nello scarico dei camion e dei furgoni provenienti dalle province più prossime. Ogni anno è lì che ci si rende davvero conto di ciò a cui si sta partecipando. È lì che la stanchezza di una giornata cede il posto a un’inspiegabile adrenalina. Sei stanco, lo sai, ma contentissimo. E sai anche questo. Lo scarico termina verso la mezzanotte, ma la grande festa continua tra cena e musica almeno fino alle due.
Ed è in questa occasione che il Presidente della Fondazione Banco Alimentare di Sicilia, Pietro Maugeri (anche vicepresidente nazionale), ringrazia di cuore i volontari e chiede di pregare per due amici: Alberto Pennisi, storico volontario recentemente scomparso, e per la salute di Vitaliano Bonacina, pioniere trent’anni fa dell’iniziativa “Colletta Alimentare”. Ci comunica anche i primi “exit-poll” riguardanti la Sicilia.
Quelli definitivi sono i seguenti: 516.708 kg, contro i 479.451 kg raccolti con la Colletta del 2024, con una variazione di +7,8% rispetto lo scorso anno.
A livello nazionale sono state raccolte 8.300 tonnellate (+5% rispetto al 2024): in questo modo il Banco Alimentare potrà assistere, nei prossimi mesi, 285.000 persone bisognose attraverso 750 enti caritativi in tutta la nazione.
Quei 155mila volontari, che oltre alla loro hanno reso memorabile la giornata di tantissimi donatori, sanno bene che l’attività del Banco Alimentare nella lotta allo spreco e sul valore del cibo come risorsa continua tutto l’anno. I numeri in crescita lo dimostrano: quello della solidarietà è un cuore che batte sempre più forte, il cui battito è alimentato da una gratitudine. E come direbbe don Luigi Giussani, tra i fondatori del Banco Alimentare, «È la gratitudine che genera operosità».
