Si è conclusa con una straordinaria partecipazione la quarta edizione del Festival delle Parrocchie “Giubilo. Comunità in festa”, tenutasi al Teatro Metropolitan di Catania venerdì scorso, 14 novembre, davanti a una sala gremita in ogni ordine di posto.
L’evento, organizzato da Atacanì e da Missione Chiesa-Mondo con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Catania e condotto da Salvo La Rosa, ha riunito le parrocchie della diocesi in una serata di festa, condivisione e testimonianza.
Sul palco si sono alternate esibizioni di canto, danza e recitazione, insieme a momenti di profonda emozione, tra cui la toccante testimonianza dedicata alla storia di Gioele Torrisi, il giovane prematuramente scomparso e ricordato come esempio luminoso di fede, coraggio e speranza.
«Siamo profondamente grati per la risposta straordinaria del pubblico e per il clima di gioia e unità che ha caratterizzato questa edizione – ha dichiarato Mimmo Luvarà, presidente di Atacanì –. Il Festival delle Parrocchie continua a crescere e a rivelarsi un momento prezioso per mettere al centro i talenti delle nostre comunità. L’entusiasmo delle parrocchie, degli ospiti e di tutti i volontari dimostra quanto il nostro territorio abbia bisogno di occasioni di bellezza condivisa e di incontro autentico».
All’evento ha preso parte anche l’Arcivescovo di Catania Luigi Renna, che ha rivolto un messaggio di incoraggiamento, ricordando l’imminente Giubileo dedicato a Sant’Agata, in occasione del nono centenario della traslazione delle reliquie della Santa Patrona da Costantinopoli. «Il Festival delle Parrocchie è un segno di una Chiesa viva, fatta di persone che desiderano camminare insieme», ha sottolineato il presule.
Particolarmente significativa è stata anche la riflessione di don Giuseppe Raciti, rappresentante di Missione Chiesa-Mondo: «Questa iniziativa nasce dal desiderio di mostrare il volto quotidiano delle nostre parrocchie, fatto di impegno, fraternità e servizio. Siamo felici di aver dato spazio alle loro voci e ai loro talenti, perché è proprio da queste esperienze che può nascere un nuovo modo di vivere la missione: più vicino alla gente, più capace di parlare ai cuori».