Foto di Luisa Mannino

«C’è un’intolleranza sempre più forte nei confronti delle cattive notizie. La gente è stanca di sentire parlare delle tre “S” del giornalismo odierno: soldi, sesso, sangue. A fare notizia è sempre stato ciò che è fuori dalla norma, ed oggi a fare notizia è il bene». È l’apertura con cui Giuseppe Di Fazio – direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Catania e giornalista professionista – ha inaugurato la terza edizione del Corso di formazione per animatori della comunicazione dal titolo “Divulgatori di buone notizie nei social media e nel marketing digitale”, promosso dal sopracitato ufficio, da “Prospettive.eu” e “Avvenire Catania”.

Le lezioni – a cui partecipano corsisti di tutte le età, da studenti universitari interessati ad intraprendere la strada del giornalismo, a seminaristi, da addetti ai lavori a liberi professionisti e pensionati incuriositi dai contenuti del corso – hanno avuto inizio mercoledì 19 novembre nei locali del Seminario interdiocesano Regina Apostolorum di Catania, e proseguiranno fino al prossimo 23 gennaio 2026 con approfondimenti sull’uso dei social nella comunicazione e il racconto di storie attraverso inchieste giornalistiche, immagini fotografiche e video reportage.

La domanda da cui partire: «Dove sta la notizia?»

Il punto di partenza è, come per le precedenti edizioni, lo stesso: «Dove sta la notizia?» È da questa domanda che parte un lavoro “di bottega”, come lo ha definito Di Fazio. Tra le presentazioni di ogni singolo frequentante emergeva il desiderio di mettere le mani in pasta in un lavoro che ha sempre seguito un “metodo artigianale”, di «Incontrarsi ripartendo da uno sguardo e trovare una provocazione anche nelle buone notizie», come ha detto Lorenzo, uno dei corsisti, facendo eco alle parole di Nuccio Condorelli, giornalista con esperienza nella regia televisiva, fra i docenti del corso.

Assieme a quest’ultimo, a guidare le lezioni di questa edizione saranno: Alessandro Rapisarda (giornalista, vicedirettore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Catania), Giorgio Romeo (giornalista, direttore del Sicilian Post e animatore del Workshop internazionale di giornalismo), Ornella Sgroi (giornalista, sceneggiatrice e scrittrice; collaboratrice del Corriere della Sera), Adriano Spadaro (regista e filmmaker).

«Oggi un giornalista, rispetto a 20 anni fa, deve sapere far tutto – ha spiegato Condorelli -: interviste, foto, scritture e riprese. È una figura sempre più versatile». Giorgio Romeo, riprendendo le sue parole, ha aggiunto: «È importante, comunque, capire quali notizie trattare: bisogna imparare anche a distinguere tra notizie utili e inutili. E, se necessario, prendersi il tempo per approfondire», in un mondo in cui a causa della velocità le news rischiano di ridursi in polvere.

Ci si mette subito a lavoro, con la consapevolezza che le buone notizie non devono essere per forza “belle”. Si possono raccontare anche i drammi della vita senza dimenticare di essere umani.

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