di Anna Mastropasqua

L’arte di Banksy, lo street artist britannico, la cui identità resta ignota, è stata al centro di un vivace incontro tra la Comunità Ecclesiale di Tremestieri etneo, gli studenti e gli insegnanti di varie scuole del territorio circostante (Tremestieri Etneo e San Giovanni la Punta). La visita a Modica, giorno 25 ottobre, ha avuto come meta lamostra “Banksy – Realismo Capitalista. L’arte in assenza di utopie”, allestita presso l’ex convento del Carmine.

La comunità ecclesiale di Tremestieri Etneo in dialogo

Questa iniziativa ha segnato l’inizio dell’annuale percorso di impegno sociale, culturale e spirituale: infatti, da qualche anno, la Comunità Ecclesiale di Tremestieri Etneo si pone in dialogo con educatori, ragazzi, genitori, insegnanti intorno al tema della pace, dando vita a riflessioni, esperienze, dibattiti e lavori di gruppo.

Il progetto “Pace, giustizia e salvaguardia dell’ambiente” prendere spunto sempre da un’opera d’arte. Il primo anno ha visto le scuole impegnate a riflettere sul dipinto diPablo Picasso “Guernica”, mentre il secondo anno, sul “Mandorlo in fiore” diVincent Van Gogh: un tentativo originale di mettere insieme spirito, arte, cultura, impegno per la pace, avendo come obiettivo un cammino di crescita umana integrale.La Comunità Ecclesiale e le scuole del territorio hanno collaborato, gli uni accanto agli altri, in un atteggiamento di ascolto e di confronto reciproco.

L’arte di Banksy

Quest’anno siamo stati attratti dalle opere e dall’arte di Banksy che ben mette in evidenza le contraddizioni del nostro tempo, attraverso una critica sottile ma puntuale sui temi della violenza, del consumismo, della militarizzazione della società, della logica della guerra e dell’ambiente.

Dopo aver visitato la mostra e condiviso il pranzo, adulti, bambini, studenti hanno espresso con semplicità le proprie riflessioni mostrando come l’arte dell’anonimo autore sia in grado di suscitare una forte risonanza nell’esperienza di ciascuno e grande attenzione ai temi del presente. I ragazzi si sono lasciati interrogare dal notevole impatto visivo delle opere o dalle immagini della guerra, che hanno per protagonisti bambini o soldati.

Soprattutto “La ragazza col palloncino” – simbolo di speranza, ma anche di perdita dell’innocenza – o “La ragazza che abbraccia un missile”, immagine molto provocatoria e monito per gli adulti, hanno attirato l’interesse dei ragazzi acquisendo,con immediatezza, la forza della denuncia dell’artista, l’ironia, il paradosso delle raffigurazioni. Ironia e provocazione sono presenti anche nell’opera più conosciuta diBanksy opera dipinta sul muro di Gerusalemme est, al confine con Betlemme“Lanciatore di fiori”, in cui è raffigurato un giovane con il volto parzialmente coperto da una bandana, nell’atto di lanciare non una bomba, ma provocatoriamente un mazzo di fiori, segno della bellezza di una nuova realtà pacifica. In un’area segnata da forti tensioni, violenza e muri di separazione, l’artista realizza il murales come gesto di pace, ma anche come provocazione visiva: il lancio è un richiamo all’atto diribellione, alla protesta armata; i fiori sono simbolo di speranza, di pace, di amore, di rinascita. Un fiore dunque per trasformare il linguaggio della protesta: la rabbia che diventa speranza, la violenza che si trasforma in gesto poetico.

I ragazzi rifletteranno e si confronteranno durante l’anno, alla luce della rivoluzionedella tenerezza e della sua forza, secondo il messaggio di Banksy, sul tema della pace, giustizia e del rispetto della natura, per dimostrare che l’unica vera arma è l’amore, la creatività, la bellezza.

Un’esperienza di chiesa in uscita

Dopo una gradevole passeggiata per le vie del centro storico, segnato dalla bellezza del barocco, e dopo la degustazione del cioccolato di Modica, che non poteva mancare, in serata, i partecipanti sono tornati a Tremestieri: una giornata all’insegna della bellezza, bellezza che si coglieva negli sguardi dei bambini – come una delle suore presenti ha affermato – mentre osservavano incuriositi i quadri.

È stata l’esperienza di una “chiesa in uscita”, secondo il monito di papa Francesco, o, anche, una chiesa che risponde all’invito rivolto da papa Leone XIV ai vescovi della Conferenza episcopale italiana: “Auspico che ogni diocesi possa promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza… progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro”. La pace non è un’utopia spirituale, è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa.

Affinché esperienze come quella della Parrocchia S. Maria della Pace di Tremestieri Etneo possano moltiplicarsi, è necessario che le parrocchie vengano pienamente sostenute nel portare avanti il lavoro educativo che svolgono nell’ambito del territorio e che i vescovi e i parroci siano sempre più “in ascolto” del popolo di Dio, oltre che fiduciosi nelle energie e nelle risorse che esso possiede e può mettere in atto.

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