Un cartellone ancora umido di colla, le voci dei bambini che si sistemano all’ultimo momento, i docenti che controllano sedie, microfoni e scenografie improvvisate. La palestra-tendostruttura di via Quartararo dell’istituto comprensivo Italo Calvino aveva l’aria delle occasioni importanti: luci accese presto, movimento continuo, un’attesa composta ma viva. È in questo clima che studenti e insegnanti hanno accolto l’Arcivescovo monsignor Luigi Renna, giunto per incontrare la comunità scolastica.
Ad accoglierlo nella mattinata di giorno 26 novembre, insieme al Dirigente scolastico Salvatore Impellizzeri e alla vicepreside Giusi Bruno, erano presenti anche padre Roberto Mangiagli, direttore diocesano per l’IRC, e padre Gabriele Serafica, sacerdote della parrocchia vicina, testimoni della collaborazione costante tra scuola e territorio. L’ingresso del presule è stato accompagnato dal canto Benvenuto di Laura Pausini, eseguito dagli alunni della primaria e della secondaria: un coro semplice e spontaneo che ha subito dato il tono alla giornata, mentre i bimbi dell’infanzia sventolavano cuoricini creati da loro per l’occasione.
«La visita dell’Arcivescovo è per noi un momento di crescita – ha sottolineato il preside Salvatore Impellizzeri – e un segno di vicinanza al lavoro quotidiano svolto dai nostri studenti e dai docenti che li accompagnano. Le attività presentate raccontano un percorso educativo serio, fatto di impegno e creatività. La presenza del Vescovo in mezzo a noi valorizza questo cammino e ci incoraggia a proseguire con fiducia. Siamo molto grati all’Arcivescovo per il grande impegno della Diocesi in battaglie comuni, come quella contro la dispersione scolastica».
La mattinata è poi proseguita tra colori e voci dei ragazzi. La primaria ha presentato canti e un libretto sulla pace, frutto del lavoro collettivo dei bambini, e ha donato all’Arcivescovo un simbolico dado della pace, un oggetto semplice, utilizzato dai piccoli per costruire armonia e rispetto ogni giorno. Tra i lavori, gli studenti della secondaria hanno mostrato un cartellone ispirato all’“I Care” di Don Milani, quasi un omaggio alle radici pedagogiche dell’istituto, che per anni ha portato il suo nome. Un gesto capace di raccontare ancora oggi la scuola come luogo di cura, attenzione e responsabilità condivisa.
Molto apprezzate anche le due tele realizzate con tecnica acrilica, guidate dalla prof.ssa di arte Anna Benintende, raffiguranti Sant’Agata come compagna di banco: un’immagine fresca, quasi quotidiana, che ha permesso ai ragazzi di avvicinare la figura della giovane martire alla loro esperienza. Accanto all’arte, la poesia: la maestra Letizia Gori ha presentato un testo in dialetto contro la violenza di genere, concluso dal messaggio incisivo “L’amuri non avi pattruni”, accolto da un lungo applauso.
La performance teatrale delle classi terze, “Mi chiamo Agata”, diretta dalla prof.ssa Venerina Platania, ha infine portato sul palco la storia della Santa in chiave contemporanea, immaginata tra banchi, interrogazioni e domande di adolescenti. Una rappresentazione intensa, capace di catturare l’attenzione del pubblico.
«Sono molto felice di essere qui oggi – ha concluso l’Arcivescovo – perché la scuola è uno dei luoghi in cui si costruisce il futuro, dove ogni ragazzo può scoprire i propri talenti e imparare a vivere insieme agli altri con rispetto. Ho visto canti, lavori artistici e poesie che parlano di pace, amicizia e cura reciproca: gesti capaci di mostrare quanto la comunità scolastica sia viva e attenta ai valori umani e cristiani. Ringrazio tutti per l’accoglienza e spero che questi momenti possano restare nella memoria come seme di speranza».
L’incontro si è chiuso con l’intervista realizzata dalla redazione studentesca “FuoriClasse”, alla quale l’Arcivescovo ha risposto con cordialità, soffermandosi sull’importanza dell’ascolto e della responsabilità reciproca.


