Tra le colline della Toscana, a pochi chilometri da Arezzo, sorge il borgo medievale di Rondine che oggi ospita una delle esperienze più innovative nel panorama della pace. L’obiettivo? Non solo parlare di pace ma viverla.
È difficile visitare Rondine e tornare a casa senza sentire di essere cambiati. Lo avevo già intuito durante la mia visita, quando avevo condiviso un pranzo con una ragazza russa e una ucraina che, nonostante la guerra dei loro Paesi, ridevano insieme come giovani qualsiasi. Ma quel cambiamento ha preso forma definitiva quando, durante la recente formazione nazionale del Progetto Policoro, ho avuto l’occasione di dialogare direttamente con Franco Vaccari, fondatore di Rondine Cittadella della Pace.
Il conflitto come chiave educativa: «È differenza che si incontra»
La genesi di Rondine è legata proprio alla visione di Vaccari, psicologo e formatore che ha scelto il conflitto come chiave educativa. La sua intuizione è semplice e rivoluzionaria: la pace non nasce dall’assenza di conflitto, ma dalla qualità delle relazioni che riusciamo a costruire. «Il conflitto – spiega – è differenza che si incontra, è attrito, è energia. Senza conflitto le relazioni sarebbero “a freddo”». E aggiunge un passaggio che racchiude il cuore del metodo: «L’indifferenza è la tomba della percezione del conflitto.»
Tra gli spazi antichi e la modernità dei progetti internazionali, i giovani ex-nemici o semplicemente provenienti da Paesi con storie dolorose – abitano la stessa comunità, studiano insieme, convivono. Vaccari racconta come tutto iniziò in modo quasi casuale: «Ho detto: “Va bene, accetto i ceceni, ma solo se vengono anche i russi”» narrando un episodio iniziale del progetto con giovani della Cecenia e della Russia. Il risultato: relazioni che vanno oltre il conflitto, storie che mettono a nudo la persona che sta dietro il “nemico”.
Convivenza, formazione, leadership della pace
Il Metodo Rondine non è una teoria astratta. È un’esperienza concreta che si fonda su tre pilastri principali: convivenza intenzionale, formazione integrata e leadership della pace.
I partecipanti trascorrono un periodo nello studentato internazionale – World House – vivono insieme, studiano insieme, progettano insieme. In tal modo imparano non solo a “coabitare”, ma a trasformare le loro differenze in risorse. Uno dei gesti più ordinari – ma carichi di significato – è quello della lavanderia comune. In un campus dove convivono giovani provenienti da Paesi in conflitto, la lavatrice non è un semplice elettrodomestico: è un simbolo. In questo scenario, la relazione diventa cura.
E qui il lavoro assume un ruolo decisivo. Vaccari lo definisce così:
«Il lavoro è l’alleato principale della pace, perché è l’emblema della quotidianità che non deve essere procedura: deve essere processo.»
«Il male spacca. La cura è lo stare insieme»
Ho avuto il piacere di rivolgergli una domanda che porto dentro da tempo, alla luce dei recenti avvenimenti nella nostra diocesi: come si possono avviare processi di riconciliazione dal basso, soprattutto in contesti complessi come quello siciliano? La sua risposta è stata diretta, essenziale: «Il male, per definizione, spacca. La cura è lo stare insieme. Non servono grandi numeri: bastano poche relazioni custodite con cura. Le piante – ha aggiunto –resistono perché fanno comunità». E conclude con una verità che dovrebbe guidare ogni percorso di pace: «Non si è mai vista una guerra senza la costruzione di un nemico.»
Rondine prova proprio a spezzare questa costruzione. Lo fa anche attraverso il programma “Quarto Anno” che offre a studenti italiani del quarto anno di scuola superiore l’opportunità di vivere un anno intenso, immersi nell’esperienza della pace, del dialogo e della responsabilità. Un ponte tra la quotidianità degli studenti italiani e il mondo più ampio della riconciliazione internazionale. Per chi è interessato, è già attivo il bando di partecipazione.
Questo dice molto dell’ambizione della Cittadella: non solo accogliere i giovani da Paesi in conflitto, ma aiutare i giovani italiani a cogliere il senso profondo della trasformazione del conflitto, della leadership etica, del cambiamento sociale.
Ciò che accade nei corridoi, nelle stanze, nei pranzi condivisi del borgo è la vera palestra della pace: non un convegno, non un appello, ma un quotidiano vissuto insieme. E quando si lascia Rondine, qualcosa rimane. Qualcosa cambia. Dialogare con Franco Vaccari da nome a quel cambiamento: la pace è un processo che nasce da relazioni vere, capaci di sostare nel conflitto senza farsene travolgere. È la fiducia come forza del “nonostante”, la scelta di non costruire nemici, la possibilità di ricominciare ogni giorno.
