di Carlo Anastasio
Chiamiamo le cose col loro nome: anche l’America di Trump, come la Russia di Putin, ha scatenato una guerra ibrida contro l’Europa. Putin usa droni, hacker, sabotatori, disinformazione, quinte colonne, utili idioti. Trump usa dazi, minacce, anatemi e – pure lui – disinformazione, quinte colonne e utili idioti. Non è ancora, e speriamo mai sarà, guerra di ferro e fuoco (guerra cinetica, direbbero i generali), ma è ugualmente guerra reale, scatenata per demolire il bersaglio, cioè l’Europa in quanto Unione. Perché? Perché l’Europa, se davvero unita, se depurata da mutazioni regressive come l’autocrate ungherese Orbán, è una preda difficile sotto ogni aspetto – economico, dell’innovazione, eventualmente territoriale – ed è un bastione dei diritti e della democrazia liberale che dà fastidio di pelle a gradassi dispotici come quei due.
Una guerra che usa droni, hacker e disinformazione
Trump e Putin e i loro accoliti, con quell’armamentario di strumenti aggressivi non convenzionali, e in particolare sparando falsità a ripetizione, spargono incertezza, confusione, paura nel nostro campo, per innervarlo di crepe e infine disgregarlo. E il metodo strategico gliel’abbiamo insegnato proprio noi, è il metodo dell’antica Roma: «divide et impera», separali e li dominerai.
Chi ha paura dell’Europa
Non a caso Musk, il più agitato dei cavalieri dell’Apocalisse trumpiana, appena multato dall’Ue per mancata trasparenza della sua piattaforma X, proclama che «l’Unione europea deve essere abolita» e che la sovranità deve tornare ai diversi Paesi. Il problema per lui e per altri è che l’Unione europea avrà pure diecimila difetti, ma di sicuro ha anche le regole più avanzate del mondo per proteggere i suoi cittadini dai tentativi di manipolarli e di rubarne la privacy da parte delle Big Tech americane, che ogni tanto sanzioniamo per comportamenti opachi o scorretti, e che odiano qualsiasi argine al loro strapotere monopolistico. Ovviamente sarebbe assai meglio, per costoro, avere a che fare con i singoli Paesi: «divide et impera», appunto.
Non meno chiari sono i disegni del Cremlino, che per antica mentalità imperialista vuole prendersi o riprendersi parti dell’Europa, probabilmente i Paesi baltici innanzitutto, e chissà se un giorno anche pezzi di Scandinavia e Polonia (l’Ungheria, di fatto, è già un Paese vassallo). E mentre la Nato è in piena crisi d’identità, anche per la Russia palesemente la compattezza dell’Unione è un grosso problema, meglio vedersela con i singoli Paesi: un altro «divide et impera», magari in caratteri cirillici. Per seminare zizzania, ma forse ottenendo l’effetto opposto, portavoce e portaborse putiniani arrivano ad attaccare galantuomini-istituzioni come il nostro Mattarella, e forse per troppa foga lo stesso Putin incappa in un autogol, dicendo che l’Ucraina deve ritirarsi dall’intero Donbass o lo «libereremo con la forza». Al che viene da chiedergli: ma non dovevate conquistarlo in un batter d’occhio e invece dopo quasi quattro anni siete ancora là impantanati?
In tutto questo, al massimo del ridicolo si innalza comunque sempre lui, l’inarrivabile Musk, che definisce Quarto Reich, con tanto di svastica, l’Unione europea. Ma noi nel Dna storico abbiamo Pier Capponi, che alla protervia di Carlo VIII rispose: «Voi sonerete le vostre trombe, noi soneremo le nostre campane». Così, al trombone Musk numerosissimi europei rispondono, sul suo stesso social, con lo scampanio di un profluvio orgoglioso di bandiere Ue.
Però non basta, assolutamente non basta. Ormai dovrebbe essere chiaro che la nostra Unione è assediata da (metaforici) lupi, determinati a smembrarla. Per salvarsi dai loro denti e salvaguardare la propria esistenza nella pace, l’Europa deve rinsaldarsi in una sostanziale unità politica, sperabilmente recuperando il Regno Unito e se necessario lasciando fuori chi non ci sta, Italia purtroppo compresa qualora recalcitrasse, e deve decidere se provare ad ammansire quei lupi oppure se metterli di fronte al fatto che azzannandola si farebbero anche loro molto ma molto male.
Per ammansirli, occorrerebbe il carisma di San Francesco. Per scoraggiarli, occorrerebbe un deterrente credibile, anche di ultima istanza. E di nuovo chiamiamo le cose col loro nome: deterrente credibile, ora che col documento sulla strategia di sicurezza nazionale la Casa Bianca ci ha dato il benservito, significa che anche l’Europa, come gli Usa e come la Russia, deve avere non solo capacità di guerra ibrida, forze armate integrate con comando unitario, linee rosse invalicabili, ma anche – ebbene sì – un proprio arsenale nucleare di gran lunga superiore alla somma degli ordigni britannici e francesi, cosa impensabile fino a poco tempo fa, e ora ineludibile. Rinsaldare l’Unione fra chi ci sta, e ammansire o scoraggiare i lupi, bisogna decidere. «L’Europa deve essere capace di difendersi da sola», ha detto Giorgia Meloni. Aspettiamo che lei e gli altri leader europei scelgano e sottopongano al nostro giudizio le loro scelte.