Il 5 dicembre, la CEI ha pubblicato la Nota pastorale Educare a una pace disarmata e disarmante, testo molto opportuno per la comunità ecclesiale e per tutte le persone di buona volontà, in un tempo segnato da guerre, anche vicino casa nostra, per cui la gente è smarrita e in preda alla paura. Il documento analizza la situazione attuale e indica le vie da percorrere per educarci tutti alla Pace. Innanzitutto l’invito “a riscoprire la centralità di Cristo “nostra pace” in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia”. Inoltre la Nota precisa di inserirsi “nel solco della Dottrina sociale della Chiesa”, proiettata nel contesto attuale. La riflessione spazia dalle responsabilità dei leader politici (architetti di pace o di conflitti) agli artigiani di pace ovvero alle singole persone, che spesso agiscono secondo una cultura di violenza diffusa, anziché seguire “una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione”, come propone tutto il magistero sociale da Giovanni XXIII fino a Leone XIV.
Le comunità cristiane siano “case di pace”
E’ rilanciata la proposta che tutte le comunità cristiane siano “case di pace”, come disse Leone XIV alla CEI a giugno, dove la preghiera implori questo dono di Dio e animi la speranza. Inoltre, le istituzioni educative come la famiglia e la scuola, devono formare al rispetto e alla non violenza. E ancora, la società civile e la politica sono chiamate ad avere una visione che assicuri sviluppo e solidarietà, che sono “i nomi nuovi” della pace e a porre iniziative per superare la strategia della corsa agli armamenti, e il proliferare delle armi nucleari. Purtroppo, si è soliti parlare di “dottrina nucleare”, con disinvoltura, ma un simile linguaggio “è preoccupante”. Piuttosto “occorre sempre parlare di Pace”, per formare una mentalità pacifica. E’ l’esperienza che, partendo dalla Pacem in terris, nella nostra diocesi si sta realizzando, nelle ultime settimane, sia nel Forum di DSC, sia negli incontri nella Parrocchia Cristo Re, sia nella parrocchia Madonna della Salute, con “I lunedì della Dottrina sociale della Chiesa”. La CEI ribadisce: “Occorre educare il mondo ad amare la Pace, fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore” (i 4 pilastri indicati dalla Pacem in Terris).
Riarmo globale o costruzione di una comunità più umana
Vengono citati uomini e donne, modelli a cui guardare per edificare un mondo pacificato: si va da M. L. King, a Don Primo Mazzolari, a Don Tonino Bello, a Giorgio La Pira, per citare qualche nome. Ma occorre andare alle radici bibliche della Pace, dove i cristiani trovano il fondamento per relazionarsi con gli altri da fratelli, creati a immagine e somiglianza di Dio. Da questa prospettiva si superano le varie derive culturali: nazionalismi, antisemitismo, islamofobia, cristianofobia. Anche la Rete e l’intelligenza artificiale possono alimentare “risentimenti, paure, sfiducia, linguaggi aggressivi, e la dignità della persona è sacrificata alla logica dello scontro”. Occorre, perciò, una formazione alla Pace che abbracci questi aspetti che toccano la vita di tante persone, avendo “un riferimento antropologico saldo”. Il documento volge l’attenzione al ruolo dell’Unione Europea “nata come progetto di pace”, notando che “il processo è incompiuto e che sorgono ostacoli per la costruzione di una realtà politica comune”. Occorre “proseguire il cammino” dei padri fondatori e, da notare, “il contributo dei cristiani è cruciale”. Dopo aver dimostrato che la classica teologia della “guerra giusta”, oggi è superata, i vescovi osservano: “Le necessità della difesa non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana”. Il Compendio della DSC (n. 500) ammette la legittima difesa contro l’ingiusto aggressore, ma secondo precisi criteri.
Disarmare i cuori
Per diffondere la cultura della Pace, non bisogna sottovalutare i comportamenti quotidiani “imparando a guardare in modo diverso ai conflitti quotidiani da gestire con saggezza, perché non siano occasioni di violenza ma di crescita in umanità”. E i vescovi lanciano alcuni interrogativi: “che significa «disarmo del cuore»? come imparare a gestire la rabbia senza lasciarla prevalere?”. Tutto ciò si intreccia con “le relazioni familiari e quelle sociali e interessa la comunicazione nello spazio pubblico, nella politica e nei mondi social”. Di fronte a prospettive educative così impegnative, ogni comunità cristiana avrà compiti molto importanti per realizzare la costruzione della “Casa della Pace”: un sogno a cui nessuno può rinunciare, nel nome di Cristo nostra Pace.
Riascoltare, oggi, la canzone We are the World, in occasione dell’ incontro Usa-Africa, in cui cantanti di tutto il mondo si impegnarono per un progetto comune di pace, al di là del colore della pelle, alla differenza di religione, o nazione, ecc. è stato per me un conforto, purtroppo non surrogato dai fatti attuali. Tuttavia, il messaggio di papa Leone XIV, basato sulla prospettiva ” unica ” di una pace disarmata e disarmante, opportunamente citato da Piero Sapienza, dovrebbe essere un punto di riferimento per chi ha a cuore il destino del mondo. La miopia politica che spinge autocrati del pianeta a rischiare l’ esistenza stessa della terra con minacce, ma anche con molti interventi bellici, mi fa pensare che, forse, è una pia illusione pensare di essere stati fatti a immagine e somiglianza di Dio. Aspetto che qualche sacerdote di buona volontà mi illumini in proposito. Io sono molto scoraggiato, anche se Piero Sapienza mi getta, spesso, una ciambella di salvataggio. Le religioni monoteiste dovrebbero contribuire ” assieme ” a un ricupero di quei valori che sembrano ormai perduti. Ma anche le famiglie e le scuole del mondo, come suggerisce Sapienza, devono avvertire questo compito morale di formare i giovani a principi anti bellici.