di Carlo Anastasio
Dry January, potrebbe essere un’idea. Il «gennaio asciutto» – per chi ancora non lo sapesse – è un’alzata d’ingegno anglosassone, piuttosto recente, che ha conquistato proseliti in tutto il mondo: astenersi dall’alcol a gennaio per smaltire gli eccessi delle feste di fine anno. Un mese per depurarsi e rimettersi in sesto, partendo col piede giusto nell’anno nuovo. Bene, e se ampliassimo il campo? Se praticassimo un gennaio a secco, depurativo, anche per i social? Se ne facessimo a meno giusto un mesetto ogni dodici, per liberarci delle loro tossine?
I social non sono affatto il demonio, come non lo è l’alcol: non occorre diventare astemi né degli uni né dell’altro. Anzi, se nei tempi andati il simposio, cioè bere insieme, era un’occasione per conversare e magari elaborare idee anche filosofiche (oltre che più prosaicamente per gustare vini), così oggi l’etereo simposio di internet ci permette di interloquire ininterrottamente con tutti e con ciascuno anche se siamo fisicamente distanti (il problema semmai è che si usano solo frasi ristrette ed emoticon, togliendo profondità alle «conversazioni», altro che filosofia). Ma pure i social, come l’alcol, possono dare ebbrezza e dipendenza, e a volte sono una scorciatoia per stordirsi, per sfuggire al peso della vita.
In più i social possono essere armi, con cui si colpisce e si viene colpiti, si ferisce e si viene feriti. È un classico il caso degli haters, gli odiatori, i leoni da tastiera, che di solito anonimi riversano nel web il loro livore, scrivendo nefandezze contro il bersaglio di turno, che sia una persona celebre o chiunque altro, un momentaneo protagonista della cronaca, o un compagno di scuola, o qualcuno facile da bullizzare. E altrettanto è un classico il caso di vittime di quest’odio che non riescono a distrarsene, e se ne fanno un’ossessione, una vera malattia, specie se si tratta di giovanissimi, al punto da averne, in situazioni estreme, una spinta al suicidio.
Il fatto è che come l’alcol, forse, i social possono ottundere freni inibitori e capacità di difesa, facendo emergere in alcuni l’odiatore che è in ognuno di noi oppure la vittima che anch’essa è in ognuno di noi: quell’odiatore e quella vittima dentro di noi che generalmente teniamo a bada con la lucidità e il discernimento. E proprio lucidità e discernimento avrebbero probabilmente i maggiori benefici da una almeno periodica disintossicazione – chiamiamola così – dai social.
E poi il silenzio del mondo virtuale, il valore aggiunto del silenzio, per ascoltare meglio e di più noi stessi, senza ubriacature da sempre-connessi.