“Edificati insieme per diventare abitazione di Dio” (Ef 2,22) e “Dolce è la luce e agli occhi piace…” (Qo 11,7) sono il fil rouge delle celebrazioni dell’Avvento e del Natale del Signore A.D. 2025 nella parrocchia chiesa madre Santa Maria della Pace di Tremestieri Etneo.
Un ricco programma ha riproposto la tradizionale novena mattutina all’alba (ore 6:00) e introdotto la novità della novena serale nelle Zone Pastorali della parrocchia (Cinnirella, Sant’Antonio, Centro, Timpone e Cavòlo), con incontri di ascolto e condivisione della Parola (ore 19:30). Numerosi anche gli appuntamenti che hanno coinvolto l’oratorio, tra cui il laboratorio di cucina dei dolci natalizi e la tombola, oltre alle celebrazioni proprie del Tempo.
In particolare, saranno celebrate la Santa Messa della notte del 24 dicembre alle ore 23:30; le Sante Messe del giorno di Natale alle ore 8:30, 10:00 e 18:30; le celebrazioni del 27 e 28 dicembre per la festa della Sacra Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria; la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio il 1° gennaio 2026, in occasione della 59ª Giornata Mondiale della Pace, dal tema “La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante” (Sante Messe alle ore 10:30 e 18:30); infine, le celebrazioni dell’Epifania (6 gennaio) e del Battesimo del Signore (domenica 11 gennaio).
Accanto al tradizionale presepe allestito sull’altare centrale della navata del Santissimo Sacramento e a quello presso l’altare del Crocifisso, con la cesta di solidarietà per la Caritas diocesana, il Natale di questo nostro tempo – segnato da guerra, dolore e fame a Gaza, in Ucraina e in tanti altri Paesi – è stato proposto attraverso un presepe particolarmente significativo, realizzato nella cappella della navata laterale destra, ispirato al muro di divisione della Terra Santa, a Betlemme.
«L’installazione del presepe 2025 – scrivono nella didascalia che l’accompagna il parroco don Gaetano Sciuto e il diacono don Lazzaro Napolitano – riprende e interpreta un versetto del Vangelo di Giovanni: “La luce risplende nelle tenebre e le tenebre non riescono a soffocarla”. In principio era la Parola: la Parola è comunione, è Dio-amore. Essa ha fatto tutte le cose e ne gioisce. È la Vita di tutto, illumina ogni cosa ed è la Luce dell’uomo».
Questo è il messaggio che il presepe intende raccontare, prendendo spunto dalla scenografia del presepe di Banksy, intitolato La cicatrice di Betlemme. Le tenebre della guerra e della mancanza di dialogo sono rappresentate dal grigiore di un muro angosciante, che separa e nega ogni possibilità di incontro, non solo tra nazioni ma anche tra persone, spesso freneticamente immerse nella loro quotidianità. Un muro trafitto da un colpo di mortaio sprigiona tristezza e terrore, ma allo stesso tempo apre una breccia da cui filtra la Luce, capace di vincere ogni chiusura, violenza e indifferenza. La ferita comune diventa così occasione di solidarietà salvifica.
La Parola-Luce entra nella storia e si fa carne: assume la fragilità di un bambino, proprio i più esposti alle scelte scellerate degli adulti, richiamati simbolicamente dalla bambina con il palloncino. A quel Bambino è donato un nome – Gesù – e nella sua carne vive l’essere Figlio. Abita la sofferenza e la morte degli uomini, immerso in un mare di Luce, e manifesta così la verità dell’umanità come comunità di figli e fratelli.
La sua Passione e Morte, come un filo rosso teso dagli angeli, apre una breccia nei muri della vita e permette di intravedere l’Oltre, fatto di Vita per sempre, simboleggiata dal lenzuolo bianco della Risurrezione, di Amore, Pace e Fratellanza universale, come era in principio.