Pubblichiamo il testo di una lettera ricevuta da Anna Medeossi, architetto, ha vissuto per 10 anni in una congregazione a Parigi, poi è andata in Algeria dove è stata consacrata dal vescovo di Orano e dove vive il servizio della diocesi. Da poco è stata nominata rettrice del santuario di Notre-Dame de Santa Cruz a Orano.
di Anna Medeossi
Uno scroscio inatteso di applausi di un gruppo di turisti americani in visita a Santa Cruz, mi ha fatto prendere improvvisamente coscienza di essere la prima donna al mondo «rettrice» di un santuario! Secondo il diritto canonico, le funzioni del rettore che non necessitano l’ordinazione presbiterale, possono essere affidate ad un laico(a). E così, per la piccolezza della Chiesa in Algeria, mi ritrovo nel «guinness dei primati»… «Un reore, tutti sanno cos’è – mi ha fatto osservare un giorno padre Jean-Louis, dall’alto dei suoi novant’anni – è più o meno come un parroco. Ma una rettrice, sai cos’è?» Neanche l’IA ha la risposta giusta. «Negli uccelli, le rettrici sono le penne che danno la direzione».
Una bella definizione per una missione tua da inventare! Il santuario Notre-Dame de Santa Cruz infatti non è un santuario come gli altri. Isolato dalla città, lungo una strada giudicata ancora «non sicura» per il rischio di aggressioni, sorvegliato dalla gendarmeria nazionale, inabitato e inabitabile, senza acqua corrente, senza rete telefonica e senza connessione stabile perché zona militare, proprietà dello stato algerino, alla Chiesa ne è affidata la gestione «per tradizione», ma senza che alcun documento scritto chiarisca diritti e doveri… La messa viene celebrata, se tutto va bene, una volta mese, per una ventina di fedeli. Solo il pellegrinaggio diocesano all’occasione della festa dell’Ascensione riunisce tutta la comunità cristiana e tanti amici musulmani per una giornata fraterna, in cui non può mancare la paella e la mouna, dolce tradizionale d’Orano. Ma il santuario è uno dei simboli della cià e, assieme al forte spagnolo di Santa Cruz da cui prende il nome, è senza dubbio il sito turistico più visitato. Aperto a tutti, decine di persone ogni giorno passano di lì, trovando un luogo di bellezza e di pace. 99,9% sono algerini, di origine o di fatto, e musulmani. Solo la porta della cappella rimane chiusa, finché la rettrice non sale…
Pulizie, manutenzione, sicurezza, accoglienza del pubblico… cosa fare? da dove cominciare? Dalla cosa la più inutile : il presepe! Non c’è mai stato un presepe a Santa Cruz perché Natale viene celebrato in parrocchia e il tempo natalizio passa generalmente senza che nessuno abbia l’occasione di salire tra le tante attività di fine anno. Ho fao il presepe con due giovani, Mehdi e Rachid, che hanno restaurato le statue e costruito la kheima (tenda berbera), e Leila, un’amica artista. I guardiani del santuario hanno portato il verde e la paglia: «è lo zoo»… ma come rimanere indifferenti? «Chkoun?» Chi è? «Hedi Meriem ! Hedu Aissa!» Questa è Maria! Quello là è Gesù! La gente esclama divertita. Tutti fanno la foto. I bambini si mettono seduti sulla paglia. «E poi dico non che non c’è tolleranza in Algeria! Invece qui c’è anche il presepe!» Un presepe fatto con dei musulmani. Un presepe per i musulmani. Un presepe per dire al mondo che la fraternità è possibile, che Dio è qui, in mezzo a noi tutti, Emmanuele, per gli uni e per gli altri. Buon Natale!
