“La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante” è il Messaggio di Leone XIV per la 59ma Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2026). La Marcia nazionale si terrà a Catania il 31 dicembre dalle ore 15,30. Il titolo richiama il discorso dello stesso Pontefice la sera della sua elezione ribadendo che la pace di Cristo risorto è una pace disarmata e disarmante, dono del Buon Pastore, che muore per il suo gregge, abbattendo i muri fra gli esseri umani.
Nelle attuali circostanze storiche, critiche e oscure, il Papa invita i cristiani a “resistere alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte”, che attendono la luce del giorno, con speranza. Ricordiamo Isaia: “Sentinella, quanto resta della notte?” (21,11). Leone XIV ribalta il concetto di “realismo”, identificato con “le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui”, definendolo “una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura” e invece, con S. Agostino, esorta “i cristiani a intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace” a custodirla nel loro spirito, per “irradiarne tutt’intorno il luminoso calore”, pur riconoscendo che “la piccola fiamma della pace è minacciata dalla tempesta”.
L’esempio dei testimoni di pace in zone di guerra
Per questo sono importanti quei testimoni per mezzo dei quali “la pace di Cristo risorto continua ad attraversare porte e barriere e che non l’hanno dimenticato, anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile”. Si pensi, oggi a Gaza, all’Ucraina e ai 56 conflitti armati sparsi nel mondo. E mentre per tanti politici, nostrani e mondiali, la pace è “un ideale lontano, tanto da non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungerla”, il Papa ci dice addirittura che “la pace esiste e vuole abitarci”. Ma è “una pace disarmata”, puntualizza, ricordando le parole di Gesù a Pietro, nel Getsemani, all’arrivo delle guardie: “Rimetti la spada nel fodero” (Gv 18,11). Infatti, “la pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali”. Ai nostri giorni “la psicosi bellica” (vd Pacem in terris) oscura la ragione umana. Infatti, nota papa Leone, “i ripetuti appelli a incrementare le spese militari”, giustificate dalla pericolosità altrui, “incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”. Si diffonde una cultura bellicistica che va “molto al di là del principio di legittima difesa, […] fino a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra”.
Contro riarmo e cultura della forza “farsi abitare dalla pace”
Così si spiega perché “nel 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate raggiungendo 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale”, scrive papa Leone, il quale denuncia che lo sforzo economico per il riarmo ha determinato, di conseguenza, “un riallineamento delle politiche educative”, che promuovono “campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, nei media, che trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”, dimenticando la lezione storica dei milioni di vittime della seconda guerra mondiale. E una tale cultura ha ricadute pesanti anche nella vita domestica e pubblica dove cresce “l’aggressività”, non solo fisica, ma anche verbale (a nessuno sono sfuggite le parole offensive di Putin sui “porcellini europei”): germi di guerra da non sottovalutare.
Il Messaggio, pertanto, invita i cristiani, i credenti di altre religioni e tradizioni diverse a cambiare rotta, insieme, per farsi “abitare dalla Pace”, che “ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza”. Infatti, il retto uso della ragione e il recupero “dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia qualsiasi civiltà” aiutano a intraprendere “la via disarmante della diplomazia”, puntando al “rafforzamento delle istituzioni sovranazionali”, oggi necessario più che mai, dato lo scempio che ne fanno tanti capi di Stato. Il Papa, seguendo il magistero sociale, delinea le responsabilità dei governi per promuovere la pace, ma indica pure gli impegni individuali e personali per la sua attuazione: occorre “avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita”, e creare comunità che siano “casa di pace”. Ma “insieme all’azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace”. Il Dio che si fa bambino, nota Leone XIV, ci ricorda ancora che “la bontà è disarmante. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura”.
L’ umanità si divide in due categorie: gli altruisti e gli egoisti. I primi, forniti di una normale intelligenza, si rendono conto della necessità della condivisione generale delle risorse del mondo. I secondi pensano che debbano impegnare la propria vita nel procacciare a se stessi quanto più possibile, anche a danno del resto dell’ umanità. Il tema trattato da Piero Sapienza mira ad avvalorare le tesi del disarmo e della pacificazione universale, tanto cari ai papi del nostro tempo. L’ invito, ad esempio, di papa Leone a promuovere una pace disarmata e disarmante non è certo uno slogan della Chiesa per attirare consensi, ma una profonda convinzione che senza la disponibilità al dialogo tra le nazioni, tutti noi siamo destinati all’ autodistruzione, ivi compresi gli egoisti che pensano di poter uscire vincitori in qualunque confronto bellico, senza considerare che, in un conflitto mondiale, nessuno si salverebbe. Fa bene padre Sapienza a farsi sostenitore del disarmo e di un intento pacificatore che ristabilisca relazioni accettabili fra le nazioni.