Si è aperto martedì 30 dicembre, al Museo Diocesano di Catania, il convegno nazionale “Per una pace disarmata e disarmante”, che anticipa la tradizionale Marcia della Pace giunta alla sua 58ª edizione. Due giornate di riflessione e confronto che pongono al centro una domanda non più rinviabile: come costruire la pace in un tempo segnato da una crescente cultura della guerra?
Ad aprire i lavori è stato l’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, che ha richiamato con forza il valore della testimonianza. «La pace cammina sulle gambe degli uomini», ha ricordato, sottolineando come il messaggio di Papa Leone XIV si rivolga non solo ai cristiani, ma a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
L’ipocrisia di chi alimenta il mercato delle armi
Nel suo intervento introduttivo, mons. Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, ha offerto una lettura lucida e radicale del presente, denunciando senza ambiguità l’ipocrisia di chi invoca la pace continuando ad alimentare l’economia delle armi. Parole forti, che hanno scosso l’assemblea, soprattutto quando ha rivolto un appello diretto ai giovani: «Disobbedite. Disertate. Dite no alla guerra». Un invito che affonda le radici nella tradizione dell’obiezione di coscienza e nella non violenza evangelica, in netto contrasto con una narrazione prepara nuove generazioni alla guerra anziché alla pace.
La pace è una condizione da custodire
Il cuore teologico e pastorale della prima giornata è stato affidato a don Bruno Bignami, direttore nazionale dell’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro della CEI. Nel suo intervento, significativamente intitolato «La pace sia con voi», ha ribaltato la prospettiva dominante: la pace non è un obiettivo lontano, ma una condizione originaria da custodire. «Non è il punto di arrivo, ma di partenza», ha affermato, insistendo sulla necessità di abitare i conflitti senza negarli, trasformandoli attraverso relazioni, perdono e gesti concreti. Una riflessione che ha messo in discussione l’economia di guerra e riaffermato il valore di una difesa fondata sul disarmo delle coscienze.
A completare il quadro della prima sessione sono stati gli interventi di Antonio Mazzeo, giornalista e attivista no war, che ha offerto una dura analisi dei conflitti in corso, dal Mediterraneo all’Europa, denunciando il peso crescente dell’industria bellica e la militarizzazione dei territori, e di Enzo Sanfilippo, responsabile per l’Italia della Comunità dell’Arca, che ha richiamato il ruolo della coscienza e del servizio civile come forme concrete di difesa nonviolenta e di educazione alla pace.
A moderare l’incontro è stata Alessandra Cetro, che ha rilanciato il filo conduttore indicato da don Tonino Bello: il passaggio “dai segni del potere al potere dei segni”, come orizzonte etico e politico per il nostro tempo.
Il convegno proseguirà oggi con nuovi contributi e testimonianze, in un cammino che culminerà nella Marcia della Pace per le strade della città. Appuntamento oggi alle 15.30, per continuare a interrogarsi e a camminare insieme, nella convinzione che la pace non sia un’utopia ingenua, ma una responsabilità storica.