La comunità salesiana catanese da qualche giorno è in lutto. Sabato 3 gennaio si è spenta all’improvviso suor Melina Gliozzo, della casa di Canalicchio in via Fratelli Mazzaglia. Non una suora qualunque, ma un’instancabile costruttrice di futuro per giovani di strada. Insieme a suor Anna Paternò è stata pilastro portante del centro diurno “Laura Vicugna”, un luogo d’eccellenza educativa che, grazie al suo impegno, è diventato per tanti ragazzi l’unica possibile alternativa alla strada e, di conseguenza, alla devianza minorile.
Negli anni molti bambini e adolescenti sono passati da lì e, grazie a lei, hanno scoperto i loro talenti e imparato a metterli a frutto. Attraverso lo sport ha insegnato le regole, la tenacia, il rispetto. Molti di loro hanno continuato a studiare grazie al suo sostegno e oggi sono donne e uomini realizzati e consapevoli di doverle molto del proprio percorso di vita.
Una cosa è certa: se è vero che Dio sceglie alcune persone per compiere una missione sulla terra, allora sicuramente lei è stata scelta per incarnare ogni giorno la missione salesiana di guidare i giovani con “ragione, religione e amorevolezza”. Non parole e teorie, ma pratica di vita. Dedizione totale e concreta. Ogni bambina e ogni bambino era per lei un individuo unico e irripetibile, da accompagnare nello sviluppo di tutte le proprie potenzialità.
Suor Melina non dirigeva: faceva. Era sempre in movimento, tra i campi di calcio, di basket e di pallavolo, giocando con i ragazzi. Il suo esempio trascinava nella vita e nella preghiera. Centinaia di giovani l’hanno amata e decine sono diventati animatori per seguirne l’esempio. Un solo sentimento la guidava: l’amore. Quello vero, totale, che spinge a donare se stessi agli altri senza stancarsi. “La roccia”, la chiamavano. E questa roccia ora se n’è andata in cielo, a incontrare il suo Sposo celeste, da lei tanto amato. Se n’è andata all’improvviso e in silenzio, senza dare fastidio. Resta il dolore di chi l’ha conosciuta e amata. Resta un’opera da continuare con lo stesso instancabile entusiasmo.
Oggi, più che mai, in una città che detiene il primato nazionale della dispersione scolastica, la sua lezione di vita non può essere dimenticata. In una città dove, nei casi più estremi, occorre togliere la patria potestà a padri degeneri che vogliono avviare i propri figli allo spaccio, l’opera amorevole di animatori instancabili, ascoltatori attenti delle fragilità e coraggiosi operatori di speranza diventa fondamentale per costruire una società migliore.
Non a caso il vescovo di Catania, mons. Renna, ha promosso l’apertura di numerosi oratori parrocchiali proprio per salvare i bambini. I giovani aiutano i giovani, come faceva san Giovanni Bosco con i suoi ragazzi. Si è appena concluso il Giubileo della Speranza e chi più di questi missionari può offrire speranza a bambini ai quali la vita sembra voltare le spalle? Chi meglio di questi animatori può insegnare in cosa consiste la vera “allegria”, quella dell’anima limpida di un fanciullo, la cui purezza va custodita e non macchiata?
La diocesi catanese ha bisogno di suore come lei e di animatori come i suoi. Possa l’esempio di questa umile donna ispirare tanti giovani a operare nel nome di san Giovanni Bosco e di Maria Ausiliatrice.