Foto: Condorelli
Siamo davvero sicuri di sapere perché indossiamo il sacco durante la festa di Sant’Agata? La tradizione racconta che le reliquie della Santa siano rientrate a Catania di notte, sorprendendo i cittadini nel sonno, accorsi in camicia da notte al porto per accoglierla. Un racconto affascinante, tramandato per generazioni, che molti catanesi considerano ormai una certezza storica. Eppure, rileggendo le fonti, la storia appare diversa. «In molti credono a questa versione, ma rileggendo l’epistola si capisce che non è andata così: le reliquie non arrivarono di notte, non giunsero direttamente a Catania e a essere vestiti di bianco erano solo il vescovo e i monaci». Afferma Cristina Soraci, professoressa di storia romana dell’università di Catania.
È proprio da questo scarto tra tradizione e documenti che nasce il convegno dedicato a Sant’Agata nel Medioevo, incentrato sul trafugamento e sul rientro delle reliquie a Catania, evento cardine non solo della storia religiosa, ma anche di quella civile e identitaria della città. Approfondire la storia di Sant’Agata significa infatti andare oltre la narrazione consolidata, interrogare le fonti e ricostruire il contesto storico, politico e religioso in cui il culto della Santa si è sviluppato nel corso dei secoli. La professoressa Soraci chiarisce come l’iniziativa si inserisca in un progetto più ampio: «Il convegno rientra in una serie di incontri voluti dall’arcivescovo per conoscere meglio la storia, l’arte e l’architettura della nostra diocesi. All’interno di questa storia, il culto di Sant’Agata ha ovviamente un ruolo centrale».
L’appuntamento segue cronologicamente un primo convegno dedicato ai martiri siciliani tra Tardo antico e Alto Medioevo e coincide con il nono centenario del rientro delle reliquie. «Anche senza l’anniversario – sottolinea Soraci – saremmo arrivati comunque a questo periodo: dopo il Tardo antico viene il Medioevo, e ora completiamo il percorso andando oltre l’anno Mille». I lavori prenderanno avvio da una fase precedente al trafugamento, con una relazione su Metodio di Siracusa, figura del IX secolo poi divenuta patriarca di Costantinopoli. Si entrerà quindi nel vivo degli eventi, affrontando la figura di Maniace e soprattutto il rientro delle reliquie, inserito nel più ampio fenomeno medievale del traffico delle reliquie, pratica diffusa in tutta Europa. «Cercheremo di capirne le cause politiche, sociali e religiose – evidenzia la docente – e i meccanismi che stavano alla base di queste dinamiche». Ampio spazio sarà dedicato anche all’analisi delle fonti.
«Ogni volta che si rilegge un testo si scoprono nuovi particolari», osserva Soraci, ribadendo l’importanza del lavoro paleografico per una ricostruzione storica accurata. La seconda giornata del convegno affronterà invece le espressioni liturgiche e artistiche del culto agatino, dai canti alla produzione musicale normanna, fino all’iconografia e alla storia della cattedrale di Catania. Un lavoro di chiarificazione che, pur mantenendo un rigoroso taglio scientifico, mira a restituire una narrazione corretta e condivisibile. «Il convegno è accademico – conclude la professoressa – ma il nostro intento è tradurre questi contenuti in modo comprensibile a tutti, per diffondere versioni storicamente fondate di eventi che fanno parte dell’identità della città». Un obiettivo particolarmente significativo nel contesto del Giubileo Agatino, che rende questo appuntamento un’occasione preziosa di conoscenza e consapevolezza per l’intera comunità catanese.