La Famiglia salesiana catanese festeggia la strenna 2026 del rettor maggiore dei salesiani di tutto il mondo, Don Fabio Attard, nel giorno della ricorrenza di San Francesco di Sales, il 24 gennaio, e lo fa presentando la testimonianza di una famiglia “qualunque”.
“FATE QUELLO CHE VI DIRÀ” credenti liberi per servire
si intitola la strenna salesiana 2026. Ma come si fa a rimanere liberi se dobbiamo servire? La risposta è molto più semplice di quel che si possa pensare e ce lo spiega una semplice coppia di sposi salesiani “qualunque” aiutati dai loro quattro figli. Il riferimento al miracolo delle nozze di Cana narrato nel vangelo di Giovanni pone come protagonista assoluta la Madre di Gesù, che non va alle nozze come semplice ospite e spettatrice, ma va per Guardare, sa Ascoltare, Sceglie il momento giusto per Agire e porta a termine la sua Missione. Queste cinque semplici parole (guardare, ascoltare, scegliere, agire, missione) solo il cuore della annuale strenna salesiana. Posto che oramai la Chiesa ha affermato che non sono solo i consacrati, ma anche i laici possono essere vicini a Dio e farsi santi, anche senza bisogno della canonizzazione, come fanno due genitori qualsiasi a servire Dio e a farsi santi rimanendo liberi? Semplicemente affidandosi a Lui. Credendo in Lui e nella sua paterna assistenza. Essere credenti oggi è difficile in questo mondo consumistico e materialistico. Essere bravi genitori poi non ne parliamo! Soprattutto quando hai quattro figli non è facile pensare a tutto, osservarli in tutto, ascoltarli tutti, scegliere sempre il meglio per tutti e agire sempre al meglio. Nessuno è infallibile, ma se ci fidiamo di Dio, egli ci indicherà sempre la via giusta da percorrere. E se sbaglieremo, egli sarà comunque al nostro fianco per aiutarci a recuperare. La libertà sta nella scelta di avere fede e di essere strumento della Sua Carità donando noi stessi il nostro amore ai bambini e ai giovani. Perché servire Dio significa mettere in pratica i suoi insegnamenti. Non basta la preghiera, occorre fare quello che Lui ci chiederà sapendo ascoltare la Sua voce. L’obbedienza del servo è passiva, ma quella del cristiano è attiva, scrive Don Attard.
Quest’anno la famiglia salesiana di Catania ha scelto di affidare il commento alla Strenna 2026 non ad un consacrato o ad una consacrata, non ad un teologo o ad un giornalista salesiano, ma ad una semplice coppia di sposi con quattro figli che si sono uniti e si amano ogni giorno riproponendosi di farsi santi insieme. Si tratta di Daniele Trichini e Maria Grazia D’Angelo, due cooperatori salesiani che fin da bambini hanno frequentato l’oratorio e le scuole salesiane e sono cresciuti alla luce degli insegnamenti di fede e di vita di Don Bosco. Sposati da dieci anni, questi coniugi hanno adottato il loro primo figlio, lo amano ed hanno rispettato la sua religione mussulmana, lasciandolo libero di scegliere. Poi hanno avuto tre figli ai quali hanno dato i nomi della beata Laura Vicuna, di San Giovanni Bosco e di San Domenico Savio. Oggi operano e lavorano attivamente a tempo pieno in due diverse comunità salesiane, coinvolgendo attivamente anche i figli nel loro tempo libero. Questo è essere salesiani cooperatori e attivi. Questo è essere missionari. Quest’anno si celebrano i centocinquant’anni del primo viaggio missionario di Don Bosco e dell’istituzione dei cooperatori. Oggi, però, per esser missionari non c’è bisogno di andare in Africa o in Sudamerica, basta guardarsi attorno in questa città che ha il primato nazionale della dispersione scolastica, c’è solo la difficoltà della scelta sul da farsi.
Abbiamo chiesto a Maria Grazia e Daniele che cosa ha significato per loro essere scelti per commentare la Strenna di quest’anno e ci hanno detto: ”È una grande emozione essere qui oggi come testimoni in quanto genitori e cooperatori salesiani. Seppure ci sentiamo incapaci, proviamo a trasmettere la nostra scelta di essere liberi per servire Dio a tutti voi.” Ci spiega Maria Grazia che essere genitori salesiani oggi significa essere genitori coscienti nel mondo, positivi, ottimisti e che guardano i propri figli e tutti i giovani della Generazione Z come un valore. Per essere genitori e educatori salesiani occorre individuare in ogni bambino il punto accessibile al bene ed accompagnarli per renderli “buoni cristiani, onesti cittadini e futuri abitatori del Regno di Dio” come ci ha insegnato Don Bosco.