Per Platone, spettava ai filosofi governare la Repubblica ideale, per la loro razionalità. L’odierna situazione geopolitica tanto caotica, dove la follia sembra al potere, induce a dargli ragione. Infatti, vediamo, ad esempio, diversi leader mondiali, che propongono Trump per il Nobel della Pace: da Netanyahu e altri fino alla premier Meloni. E il Presidente USA è tanto convinto di meritarlo così da dire che poiché non gli è stato conferito non si sente vincolato ad impegnarsi per la pace! Forse il premio gli tocca perché nei mesi scorsi ha fatto bombardare l’Iran per la questione nucleare e poi la Nigeria per difendere i cristiani perseguitati? Oppure per i fatti del Venezuela? E ancora, per la pretesa di annettere la Groenlandia o per le minacce contro Colombia, Messico? E la guerra dei dazi? Senza contare il linguaggio aggressivo e minaccioso, distante dall’appello di papa Francesco a “disarmare le parole”. Sono queste caratteristiche da Nobel per la pace?
I pericoli per la democrazia
Alexis de Tocqueville scriveva che in tempi di crisi una democrazia è in pericolo perché un ambizioso abile si può impadronire del potere e incatenare la Nazione. Ma Norberto Bobbio notava che non si può ricorrere a semplificazioni di sistema o a restrizioni di diritti “in nome del dovere di governare”. E’ ciò che si intravede nelle decisioni autocratiche di Trump come pure nella svalutazione degli organismi internazionali, fino a proporre per Gaza un Board of Peace, una sorta di alternativa all’Onu. Ma la dottrina sociale della Chiesa insegna che strade sovraniste come queste alimentano la voglia di guerra. Infatti Leone XIV precisa che occorre puntare “al rafforzamento delle istituzioni sovranazionali” perché è preoccupante la debolezza del multilateralismo. E ribadisce che “la pace è disarmata e disarmante”, si basa sulla giustizia, come rilanciato dal nostro Forum diocesano di Dottrina sociale della Chiesa nel documento “Giustizia e Pace si baceranno”. E il Papa esorta a “resistere alla contaminazione delle tenebre” che avvolgono il mondo, perché la Pace non è un’utopia, essa esiste e vuole abitarci.
Il ruolo dell’Europa
La Storia ci insegna che è possibile, anche se molto difficile. Infatti, se guardiamo al sogno dell’Europa unita realizzato da De Gasperi, Schumann, Adenauer, Spinelli e altri, vediamo che ha prodotto pace per 80 anni, tra quei Paesi che per secoli avevano trovato pretesti per scatenare sanguinose guerre. Un’Europa libera e unita era la premessa per superare i nocivi nazionalismi e assicurare la pace. Lo slogan diffuso sin dall’inizio era: pace nell’Europa unita. E per De Gasperi bisognava “giungere ad una forma unitaria di questa nostra Europa per consolidarne le conquiste sociali e le forme democratiche per le quali lavoriamo così duramente e per assicurarne così la pace”. Tuttavia, papa Francesco, nel 2014, già parlava di “un’Europa nonna e non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che l’hanno ispirato sembrano aver perso forza attrattiva”. Il sogno europeo dei padri fondatori sembra infrangersi anche a causa di forze politiche sovraniste ispirate a esagerati nazionalismi. Ma questo è il tempo di “non essere cristiani delle occasioni” (vd. Leone XIV), ma radicati in Cristo nostra Pace, abbiamo il dovere di diffondere negli ambienti in cui si vive la vita quotidiana (famiglia, lavoro, scuola, associazioni, parrocchie ecc.) il Vangelo della Pace. Ogni comunità “Casa di Pace” dovrebbe realizzare il compito di affiancare e stimolare l’opinione pubblica che a sua volta deve influire sui Parlamenti e sui Governi perché si realizzi una cultura della pace fondata sulla giustizia e la verità. Non bisogna mai smettere di parlare e di educare alla Pace.
Grazie Mons. Piero
Puntualmente Piero Sapienza coglie i segni dei tempi individuando nella pochezza politica e morale , ma anche intellettuale degli autocrati del mondo la fonte delle difficoltà drammatiche attuali. Ciò che preoccupa è, però, l’ atteggiamento di apatia rassegnata di ognuno di noi, nella convinzione che non possiamo fare nulla. Sapienza individua nella dottrina sociale della Chiesa, e particolarmente nei messaggi espliciti di papa Francesco e papa Leone la possibilità di modelli alternativi che traggano spunto dai valori, non negoziabili, del cristianesimo. Ma questo richiede una riflessione che, evidentemente, i ” potenti ” del mondo non hanno. La valorizzazione della filosofia da parte di Sapienza vuole essere un input per guardare la terra nella maniera giusta.Cio pare difficile da capire, se anche nel nostro paese si ignora l’ importanza della riflessione filosofica, tant’è che la filosofia è stata esclusa dalle discipline che si portano agli esami di maturità. Indubbiamente c’è un’ involuzione nell’ uomo, ma facciamo in modo da uscirne.