Un mare che un tempo sembrava amico ha mostrato il suo volto più feroce. Alla Plaia di Catania, dove la comunità Don Bosco 2000 è affacciata sulla battigia, il ciclone Harry aveva trasformato la linea di costa in un terreno devastato. A oltre due settimane da quei giorni di emergenza, operatori e ospiti sono rientrati e lavorano per riportare normalità negli spazi e nella vita quotidiana. Le immagini della prima fase — recinzioni divelte, alberi sradicati, strade e spazi esterni ridotti a fango — restano nella memoria, ma oggi la fatica è quella di ricostruire giorno dopo giorno.

La struttura, centro di accoglienza per rifugiati e famiglie vulnerabili, era stata evacuata tempestivamente grazie alla Protezione Civile. «La macchina ha funzionato molto bene — racconta la responsabile Cinzia Vella — già il giorno prima della giornata più difficile la struttura è stata evacuata, come tutte quelle del litorale». Una scelta che ha evitato conseguenze peggiori: «Grazie a Dio non ci sono stati danni alle persone».

Il rientro non è stato semplice. «È difficile anche solo trovare una strada percorribile, era tutto allagato. Solo dopo molte ore di lavoro la struttura è di nuovo accessibile». Il primo impatto era stato duro: «All’ingresso abbiamo un parco avventura. Sembra una foresta di mangrovie: ci si muove in canoa, è tutto da ricostruire», dice, con un’ironia che racconta la fatica quotidiana ancora in corso.

Dentro l’acqua aveva compromesso alcuni ambienti. «Al rientro ci siamo rimboccati le maniche — continua Vella —. Dopo i primi giorni di pulizia interna, ora si lavora all’esterno. Piano piano, insomma, cerchiamo di ricominciare». I danni non sono stati ancora tutti quantificati. In molte zone la corrente è saltata e diversi impianti devono essere ricostruiti.

«Durante l’emergenza — continua la responsabile — gli ospiti sono stati accolti in strutture messe a disposizione dal Comune e in abitazioni offerte da famiglie del territorio. Oggi nella comunità vivono dieci persone: c’è una famiglia ucraina con due bambine e una madre con un minore proveniente dallo Sri Lanka». La presenza della Protezione Civile non si è limitata ai trasferimenti degli ospiti. «Sono stati con noi anche per i bambini, con giochi e disegni. In questo sono stati degli angeli e si sono assicurati che tutti potessero rientrare in condizioni di sicurezza».

La colonia Don Bosco, affidata ai Salesiani, è da anni un luogo di accoglienza e reinserimento. Qui giovani rifugiati, persone con disabilità ed ex detenuti condividono percorsi di lavoro e convivenza. «Chi viene qui sa di appoggiare questa causa. È un servizio etico e sociale che va oltre la semplice ospitalità».

Oggi, a settimane dal passaggio del ciclone Harry, il quadro dei danni in Sicilia è diventato più chiaro. Le prime stime parlano di oltre 1 miliardo di euro di danni solo nell’isola, includendo infrastrutture, imprese, agricoltura e turismo; per alcune province dell’entroterra e della costa si arriva a valutazioni ancora più elevate, con scenari difficili come la frana di Niscemi che ha evacuato oltre 1.500 persone e reso inagibili vaste zone residenziali.

Sul fronte istituzionale, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per Sicilia, Calabria e Sardegna e ha stanziato circa 100 milioni di euro per i primi interventi. Di questi, 33 milioni sono destinati direttamente alla Sicilia, che si aggiungono ai 70 milioni deliberati dalla Regione nei giorni immediatamente successivi all’evento.

Per le imprese e le filiere colpite, il governo e la Regione hanno avviato pacchetti di aiuti specifici: in Sicilia è stato annunciato un pacchetto da 315 milioni di euro di sostegni alle aziende esportatrici e alle filiere produttive danneggiate, con moratorie sui pagamenti, proroghe assicurative e contributi agevolati.

Alla Plaia, la fase più acuta dell’emergenza è ormai alle spalle. Ma la scala dei danni e delle ripercussioni — economiche, sociali e infrastrutturali — richiede ancora tempo, risorse e una prospettiva di medio periodo per trasformare i segni lasciati da Harry in una opportunità di prevenzione e ripartenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *