Una bandierina rossa con una A dorata che brilla al centro. Una mano di bambino che la sventola con allegria. E poi un’altra. E un’altra ancora.
Sbucano così, improvvise, come il sorriso del cielo di febbraio quando decide di somigliare alla primavera. Come l’Etna tra le nuvole che, in questi giorni, per l’occasione indossa il sacco e si prepara anche lei alla festa. Nel cortile dell’Istituto Francesco Ventorino, ogni anno, riaccade lo spettacolo di un piccolo miracolo: la festa di Sant’Agata, capace di educare lo sguardo dei bambini e, attraverso il loro, quello degli adulti.

Una festa per tutti. Quest’anno, infatti, ai bambini della Scuola dell’Infanzia del Ventorino si sono uniti anche quelli della scuola “Mammola” di San Giovanni Galermo e della scuola “Madonna della Provvidenza” di San Cristoforo: due realtà che ogni giorno offrono un luogo di educazione e di cura nel cuore di quartieri complessi grazie alla Fondazione Francesco Ventorino. Un’opera educativa gratuita iniziata cinque anni fa con l’esperienza dellascuola “Mammola” e che, da settembre 2025, grazie all’incoraggiamento dell’Arcivescovo mons. Renna, ha riaperto anche la scuola “Madonna della Provvidenza” in via della Concordia.

L’arrivo dei bambini, al passo della festa, è un piccolo pellegrinaggio: un popolo in miniatura che si muove verso qualcosa di grande, portando con sé i lavoretti preparati come segni e offerte per Agata. Ogni sezione del “Ventorino” entra in cortile con la propria candelora. Cartone, stoffe, colori, nastri: materiali poveri che nelle mani dei bambini diventano segni di una bellezza che non teme la fragilità. Anche le due scuole “sorelle” sfilano con le loro candelore, portate con quella serietà fiera che solo i bambini conoscono.

Accompagnati dalle maestre al ritmo della banda, i piccoli cerei si dispongono lungo il cortile in attesa di Agata, come un abbraccio che trasforma la scuola nell’emblema di una città in festa, eco infantile della grande processione che attraversa Catania.
E poi arriva lei, Agata sul fercolo riprodotto in scala e tirato dai tanti bambini di cinque anni, che avanzano al canto dell’inno con gli occhi spalancati.

Un gioco che non è solo un gioco, ma un gesto che educa: a guardare una storia più grande di sé, a scoprire che la tradizione è una compagnia presente, a intuire che la fede – anche senza nominarla – è un modo di stare al mondo con gratitudine. Una gratitudine che brilla in una collana di pasta colorata o in una coccarda deposta ai piedi del fercolo. Tanti grazie stampati sui volti dei bambini. Volti che, in questo anno giubilare dei novecento anni dal ritorno delle reliquie di Sant’Agata a Catania, fanno festa nel cortile del Ventorino con un sapore ancora più profondo. Come se quel ritorno antico si ripetesse ora, nel cammino di questi piccoli che portano nel cuore quartieri feriti ma vivi, e che nella scuola trovano un luogo dove la speranza si tocca con mano.

Alla fine, mentre il cortile torna silenzioso, resta una domanda: da dove nasce questa gioia?
Forse dal fatto che tutti – bambini, maestre, genitori – hanno visto che la bellezza può ancora accadere. Anche nel cortile di una scuola. Anche nei quartieri difficili. Anche oggi.
Guardando Agata, che guardando Cristo si prende cura di noi e dei nostri piccoli attraverso opere educative vive e presenti a Catania, mai scontate. Come un giorno di primavera in pieno febbraio.

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