di Luisa Mannino

C’è un momento in cui una Cattedrale, pur restando immobile, sembra respirare. È quando il silenzio si fa denso di attesa, quando i passi rallentano e gli sguardi si alzano, consapevoli di stare per incontrare qualcosa che va oltre la semplice bellezza. In questi giorni, quel momento ha un nome e un volto: Sant’Agata che si lascia incontrare dai suoi giovani.

Nelle giornate del 9, 10 e 11 febbraio, la Cattedrale di Catania si è presentata in una veste diversa dal solito: austera, riservata, quasi vuota, ma capace di mostrarsi in tutto il suo splendore. È uno spazio che accoglie e invita a fermarsi.
All’ingresso, a dare il benvenuto agli studenti, sono don Roberto Mangiagli, direttore dell’Ufficio IRC, e Marco Pappalardo, direttore della Pastorale scolastica. Grazie alla collaborazione tra gli uffici diocesani, è stato possibile dare forma a un segno positivo, fortemente voluto dal nostro Arcivescovo e dal parroco della Cattedrale, mons. Barbaro Scionti, che più volte hanno accolto e ribadito il desiderio espresso dagli studenti di poter osservare il busto reliquiario da vicino. Un’iniziativa che si inserisce nel cammino di una Chiesa attenta al mondo della scuola e che nei giovani riconosce un interlocutore privilegiato.

Così dopo i giorni concitati dei festeggiamenti agatini, il tempo sembra rallentare: un irreale silenzio accoglie gli studenti che, con rispetto e curiosità, hanno fatto richiesta di accostarsi alla sacra immagine della Patrona. È un silenzio che non mette soggezione, ma apre all’ascolto.
In questo clima raccolto è stato possibile anche ammirare tutte le candelore, riunite lungo le navate laterali della chiesa: una presenza evocativa che, lontana dal movimento della festa, si lascia contemplare nella sua ricchezza simbolica e artistica.

Fuori dal sacello, ad attendere, c’è Lei: la Santuzza. Non il simbolo di una festa appena conclusa, ma una presenza viva e silenziosa che, con il suo sguardo, continua a parlare alle nuove generazioni e ad accogliere i suoi devoti.

Gli sguardi emozionati, quasi increduli, si susseguono. C’è chi osserva i dettagli, chi resta in silenzio, chi affida un pensiero, una preghiera, una domanda. Per molti è la prima volta così vicini alla Santa Patrona, la prima volta in cui possono vederla a 360 gradi, senza fretta e senza folla. L’ostensione straordinaria diventa così un’occasione rara: quella di poter ammirare con calma e da vicino il busto di Agata, prezioso manufatto d’oreficeria, ricco di storia, fede e bellezza.

Sotto lo sguardo attento dell’Arcivescovo, insieme al parroco della Cattedrale e al maestro del fercolo, tutto si svolge con ordine e raccoglimento. La loro presenza vigila sulla buona riuscita dell’iniziativa e guida la preghiera dei devoti pellegrini. È un’esperienza che lascia il segno, perché restituisce alla devozione il suo volto più autentico e profondo.

Le scuole avevano già avuto modo di incontrare le reliquie, in modo particolare il velo. L’ostensione straordinaria del busto ha però conferito a questo anno giubilare un’intensità nuova, rendendolo particolarmente significativo. È stata infatti l’occasione non solo per avvicinarsi alla tanto venerata statua, ma anche per poter sbirciare all’interno del sacello, la “cammaredda”, ammirarne gli affreschi e contemplare da vicino le reliquie riunite fuori dallo scrigno. Un’esperienza che ha permesso di andare oltre la semplice osservazione, favorendo una sosta più consapevole e un ascolto più profondo.

Agata è ancora tra noi: non solo come martire, ma come cittadina, amica, collega, compagna di banco perché è proprio così che è stata più volte presentata durante quest’anno giubilare, in particolar modo nelle scuole: volto e testimonianza di una giovane donna che ha saputo scegliere la libertà, rimanendo fedele a se stessa e al Vangelo fino in fondo. Il suo esempio continua a parlare con forza alle nuove generazioni, chiamate ogni giorno a scegliere chi essere.

E se è vero che la fede cresce nell’incontro e nella relazione, allora questi giorni resteranno impressi nella memoria di molti studenti come un’esperienza autentica, silenziosa e profonda. L’augurio è che questa ostensione straordinaria non resti un evento isolato, ma possa diventare prassi, segno concreto di una Chiesa che apre le sue porte e il suo cuore, perché Sant’Agata continui a camminare accanto ai suoi giovani, ricordando a ciascuno che la libertà, quella vera, nasce sempre dall’Amore e dall’autenticità di ogni persona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *