Diplomatico Pastore” è il titolo che Monsignor Alfio Rapisarda ha dato al suo libro autobiografico (2019), che abbiamo presentato nella sua Monterosso Etneo, il 12 gennaio 2020.

Ho conosciuto il suddiacono Rapisarda quando sono entrato in Seminario (ottobre 1956) e lui era “il prefetto” della camerata degli studenti di teologia, “S. Carlo”. Ho assistito alla sua Ordinazione presbiterale (14.7.1957); subito dopo fu inviato a studiare diritto canonico a Roma, all’Angelicum, per insegnarlo poi in Seminario. Ma, Mons. Salvatore Pappalardo (futuro cardinale e arcivescovo di Palermo), dopo aver conosciuto il giovane presbitero, propose a Mons. Bentivoglio, allora arcivescovo di Catania, di farlo entrare alla Pontificia Accademia Ecclesiastica. Nel volume citato, Rapisarda racconta che, alcune settimane dopo aver intrapreso gli studi, intuì che la carriera diplomatica non faceva per lui, perché temeva di non restare fedele a se stesso e al suo stile di vita, aperto e cordiale. Pertanto, ne parlò con Mons. Bentivoglio, il quale invece gli disse che avrebbe dovuto proseguire su quella strada, per obbedire alla volontà di Dio.

Il servizio diplomatico

Ho avuto modo di incontrare Mons. Rapisarda, dopo che aveva iniziato il suo servizio diplomatico, sia perché veniva a trovare Mons. Bellia, in parrocchia, dove ero vice-parroco, sia perché durante le vacanze chiedeva che ci si potesse incontrare tra preti per dei momenti fraterni e conviviali. Egli, infatti, voleva conservare il legame con la sua Chiesa di origine e il presbiterio, per non perdere la freschezza delle sue radici. Pertanto, nonostante la sua lunga esperienza (1962-2008), nelle nunziature delle più svariate parti del mondo: Honduras, Brasile, Francia, Jugoslavia, Libano (come segretario, uditore, consigliere), e poi dal 1979, ordinato vescovo, come Nunzio apostolico in Bolivia, Repubblica democratica del Congo, Brasile, Portogallo, egli non ha perso mai quello smalto della semplicità del suo stile di vita e la sua cordialità, che già mi aveva colpito nel periodo del seminario. In tal senso è stato sempre fedele a se stesso, tanto che nel suo congedo dal Congo, il Presidente della Conferenza Episcopale gli disse: “Ricorderemo sempre la sua capacità di ascolto, come pure il calore umano”. E poi, a conclusione della sua missione in Brasile, i suoi “provvidi collaboratori” definirono la Nunziatura “una meravigliosa famiglia”, per il clima fraterno che il Nunzio era riuscito a instaurare tra tutti.

Amore alla Chiesa

Il libro di Rapisarda ci consegna un’immagine di diplomatico pontificio animato dalla carità pastorale, come disse papa Francesco ai rappresentanti pontifici: “siete Pastori che servono la Chiesa” (p. 153).
Amore e servizio alla Chiesa sono le caratteristiche profonde che Mons. Rapisarda riconosce di aver ricevuto dalla sua formazione nel Seminario di Catania (1945-1957), dove ebbe rettori: Francesco Pennisi, Carlo Vota, Rocco Rapisarda, verso cui si è mostrato sempre molto grato. Inoltre, la fedeltà al Papa veniva alimentata nella formazione seminaristica, tanto che un momento significativo, ogni anno, ad Agosto nel Seminario estivo, era la celebrazione della “Festa del Papa”. Per questo, il Nunzio Rapisarda era solito sottolineare che la sede della Nunziatura era “la casa del Papa”, dove tutti erano accolti.
Da Nunzio in Brasile, Rapisarda si impegnò instancabilmente per incrementare le vocazioni al sacerdozio e rendere più efficienti i seminari, dando vita a un progetto di ampio respiro che coinvolse 17 seminari provinciali.

Il servizio alla Chiesa, Rapisarda lo esprimeva non solo affrontando le grandi questioni diplomatiche,
come accadde in Bolivia, dove la Nunziatura, in piena sinergia con la Conferenza Episcopale rivendicò il rispetto dei diritti fondamentali della popolazione (pp 75-76), oppure in Congo, dove il Nunzio si adoperò per superare la diffidenza di Mobutu, e dopo la sua caduta con saggia mediazione contribuì ad evitare che il Paese precipitasse nel caos (pp. 91-95).

C’era però un aspetto più umile in cui il diplomatico esprimeva la sua carità pastorale: il servizio del Vangelo tra la gente semplice e povera; ad esempio, in Honduras seguiva i giovani della Legione di Maria di un quartiere povero; a Parigi lo si trova negli ospedali con le suore della carità vicino agli immigrati italiani. Gli ultimi anni di vita di Mons. Rapisarda sono stati segnati dalla sofferenza fisica, e tuttavia non perdette mai la sua serenità, radicata nell’abbandono alla volontà di Dio.
“Bene, allora, compare Alfio”, gli avrebbe detto ancora una volta Giovanni XXIII, come nell’udienza privata (1961) insieme con Mons. Bentivoglio.

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