di Maria Concetta Monea

È il 19 luglio 2024. Sono al Policlinico perché mi sono ammalata, sono diventata anche io una paziente. Devo fare un salasso terapeutico. Mi hanno dato un appuntamento per le nove e sono arrivata con 20 minuti di anticipo. In fila dopo prelievo di controllo, ad assaggiare quando sei un povero malato e la cortesia è giusta giusta, tendente al non esserci…
Mi hanno fatto il prelievo e sono ancora, da 1 ora e 45 minuti qui che aspetto. Non che mi chiamino subito, questo non lo pretendo, ma che almeno qualcuno mi dica qualcosa.
E poi parliamo di umanizzazione delle cure…

Accanto a me una coppia di anziani silenziosi e pazienti, lui pallido e infreddolito, il malato, lei gli sta vicino e gli poggia amorevolmente sulle spalle una sciarpa tirata fuori dalla borsa. Qui c’è un freddo polare e fuori 38 gradi (che spreco di energia!). Per il resto volti stanchi e malati, tutti in attesa con la testa giù sul telefonino. Dall’altra parte un’unica presenza umana, un ausiliario/Caronte che ti blocca appena varchi la soglia e ti scrive in ordine d’arrivo su un foglietto. È il suo momento di rivalsa e ne approfitta. Mi hanno dato un orario ma tutti tranne me sanno che se arrivi prima, molto prima, è meglio. Ma per i malati non è meglio. Meglio sarebbe un orario diversificato che non creerebbe assembramenti e lunghi tempi in sala di attesa. Ma così non sarebbe “comodo” per il personale sanitario.

Meglio un buttafuori all’ingresso e tanto alle 14 andiamo tutti via.
L’altra volta, la prima volta, tutto diverso, ma c’erano altre persone…Si sa, dipende tutto da ognuno di noi. Sì, questo è davvero un sistema “malato” che abbiamo contribuito a costruire tutti. Mi sento in colpa perché penso che avrei potuto combattere di più certe storture organizzative ma mi sembrava di non trovare il tempo e questo perché evidentemente, oggi lo capisco bene, non mettevo al primo posto l’umanizzazione del sistema che invece è alla base di tutto, anche alla base dei risultati delle nostre cure mediche. Ormai lo sappiamo: guariamo prima se ci sentiamo accuditi e considerati oltre che curati.
Ma purtroppo siamo ancora molto lontani da tutto ciò.
E il guaio è che ci siamo abituati!
O forse solo rassegnati?

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