Di Tiziana Palmieri*
Tra la festa di S. Agata e la sua ottava circa settemila alunne e alunni delle scuole della diocesi hanno avuto la possibilità di un’esperienza unica: l’ostensione straordinaria delle reliquie della Santuzza. Si tratta di un evento rarissimo, da cogliere al volo. Con la docente di religione ci siamo interrogate su come scegliere gli studenti, visto il numero limitato di posti. Abbiamo optato per scegliere una rappresentanza della secondaria (tre per classe) scelta in base all’interesse dimostrato. Ciò non ha significato portare all’evento necessariamente i più “bravi”, anzi. C’era anche qualcuno che ci ha fatto “penare” non poco, ma che ha comunque sempre mostrato una propensione per questi temi, partecipando per esempio con grande impegno all’annuale concorso dell’Arcidiocesi per le scuole. Questa rappresentanza ha potuto partecipare a un evento storico, pensato per un pubblico fatto esclusivamente di scolaresche e docenti accompagnatori.
Abbiamo vissuto un’esperienza di vicinanza alla Santa, di raccoglimento e di preghiera che pochi possono dire di aver avuto. Attendendo fuori, gli addetti al servizio della Cattedrale ci dicevano che anche per loro era stato un evento del tutto particolare, in cui poter godere della presenza della Santuzza a pochi centimetri di distanza.
La cattedrale, tutta per noi, il silenzio, il busto splendente di gioielli visto da vicino, il volto “a tu per tu” di Agata, le reliquie (sono molte le parti del corpo ben conservate, non si tratta di sole ossa): ognuno dei partecipanti ne conserverà la memoria nel cuore. Gli alunni e i docenti accompagnatori hanno potuto contemplare tutto questo e sbirciare dalla porta anche dentro il sacello che accoglie il corpo di Agata quando non è in giro per la città. Alla fine del percorso non pochi erano gli occhi lucidi. Un docente che porta il saio mi diceva che era la prima volta in cinquant’anni che vedeva la Santa negli occhi.
Ognuno di noi ha sicuramente portato nel cuore preoccupazioni, domande e anche piccole e grandi sofferenza da offrire e sono sicura che nessuno è andato via senza avere ricevuto qualcosa, perché la forza di questa fanciulla che ha saputo sfidare il potente dell’epoca a costo della vita non può lasciare indifferenti e in questo senso il segno delle reliquie conservate dopo secoli richiede silenzio e attenzione.
Abbiamo deciso per questo di non aggiungere altre visite: i ragazzi si sono recati sul posto in pullman e sono tornati a scuola subito dopo, per non disperdere la preziosa esperienza.
Dirigente IC “E. De Amicis” Tremestieri Etneo (CT)