(Foto AFP/SIR)
Il 28 febbraio scorso all’alba, USA e Israele scatenano la guerra contro l’Iran. Katz, ministro israeliano della Difesa, l’ha definita “guerra preventiva” per “rimuovere le minacce allo Stato”. Protagonisti di questo attacco Trump, inventore del Board of Peace per Gaza, aspirante frustrato al Premio Nobel per la Pace, e il suo sponsor principale Netanyahu, il quale elogia il Presidente americano per questo coinvolgimento, nell’operazione “ruggito del leone”, che in un giorno ha causato in Iran 201 morti e 747 feriti. E tutto ciò esplode dopo che fino a qualche giorno fa USA e Iran si incontravano per negoziare, mentre allo stesso tempo navi americane si concentravano in Medio Oriente.
Cosa dice il Magistero della Chiesa
Il Magistero sociale della Chiesa non ammette la guerra preventiva, dottrina introdotta da George Bush e ufficializzata in “Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti” (2002), giustificando così la guerra in Afghanistan e poi quella in Iraq (2003), ma calpestando il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, mettendo in crisi il sistema di sicurezza collettiva sancito dall’ONU, come avviene oggi ancora una volta. Il ministro Tajani ha dichiarato che “Israele e gli Stati Uniti intravedevano un pericolo per la loro sicurezza”, in altre parole: si tratta di un attacco preventivo.Ben a ragione, Leone XIV parla delle “ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli”, date le frequenti violazioni. Il Segretario Generale dell’ONU Guterres ha affermato che l’attacco contro l’Iran è una “grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali, che potrebbe innescare una catena di eventi che nessuno può controllare”.
La democrazia non si può esportare come un pacco postale
Diversi leader politici hanno evidenziato che in Iran vige un regime repressivo, quasi giustificando l’attacco americano-israeliano come un’occasione per far nascere una democrazia. Ma l’esperienza di anni non lontani dimostra che questo metodo non paga: la democrazia non si può esportare come un pacco postale, se non si intraprende un lungo itinerario di maturazione dei valori democratici, che plasmano lentamente la cultura di un popolo. Durante l’Angelus di domenica 1 marzo, il Papa, preoccupato per ciò che accade in Medio Oriente e in Iran ha ribadito che “la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”.
Il documento “Giustizia e pace si baceranno”
Questa linea, Leone l’ha ribadito con molta frequenza e il Forum di Dottrina sociale della Chiesa della nostra diocesi l’ha ripresa elaborando il documento “Giustizia e Pace si baceranno”. Il testo è stato illustrato già in alcune parrocchie, come quelle del Sacro Cuore e della Madonna del Carmelo di Barriera. Inoltre, qualche giorno fa è stato presentato alle persone impegnate in politica. I partecipanti, circa 40, tra cui diversi giovani e due sindaci, hanno condiviso gli insegnamenti del magistero sociale della Chiesa sulla pace e sulla necessità di un impegno quotidiano per ogni cittadino di diffondere e praticare la cultura della pace, seguendo la via della ragione, la valorizzazione del Diritto internazionale e la riscoperta dei fondamenti biblici della Pace. E’ un modo questo per mettere in pratica l’indicazione dei vescovi italiani: “occorre sempre parlare di Pace”. Tanto più perché anche nelle scuole si va diffondendo l’idea che la pace si costruisce preparando la guerra, e qualche docente ha discusso con i suoi alunni di liceo su una eventuale chiamata alle armi! Per Leone XIV la tragedia iniziata in Iran potrebbe assumere “proporzioni enormi”, perciò rivolge un “accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile!”. E l’estensione del conflitto in Medio Oriente, in pochi giorni, conferma questo timore del Papa, il quale esorta “la diplomazia perché ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia”. Il Papa è anche preoccupato per gli “scontri tra Pakistan e Afghanistan” e auspica “un ritorno urgente al dialogo”.
L’impressione comune è che molti leader mondiali sono in preda a una forte smania bellicistica. Davvero hanno perso il lume della ragione e non si rendono conto che forse stanno preparando una terza guerra mondiale in cui alla fine non vi saranno né vincitori né vinti, ma solo le desolate rovine di una umanità sconfitta. Tutti ci dobbiamo convincere che “solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli” (Leone XIV).
Cosa aggiungere a una disamina precisa di Piero Sapienza sulla ” smania ” conflittuale che caratterizza i ” potenti ” del mondo? Mai, come oggi, abbiamo la percezione che ci troviamo di fronte a una guerra mondiale ” a macchie “, così come diceva papa Francesco. Che fare? Ci accorgiamo della nostra impotenza di fronte a tutto ciò, ma dobbiamo confidare nell’ aiuto divino che, anche se non può materialmente intervenire perché esiste ( purtroppo? ) il libero arbitrio, può operare nelle coscienze, purché ci sia la disponibilità umana ad accogliere il messaggio. Non vedo, però, all’ orizzonte alcuna forma di resipiscenza.