Finalmente da qualche tempo ci era stato risparmiato il siparietto di Salvini che brandiva rosari e crocifissi, segni del suo stare dalla parte cattolica. Ma adesso, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sollecita il mondo cattolico con provocazioni di più alto profilo, tirando in ballo la Dottrina sociale della Chiesa. Infatti, nel suo intervento del 3 marzo a Roma, a conclusione del convegno sulla Riforma della Giustizia tenutosi al Pio Sodalizio dei Piceni, in cui hanno partecipato diversi esponenti del cattolicesimo italiano, Mantovano ha affermato: “I cattolici voteranno sì perché puntano alla realizzazione della giustizia, coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa. E questa riforma va certamente in questa direzione“. Sarei curioso di sapere quali sono questi principi del magistero sociale della Chiesa a cui si riferisce il sottosegretario; e ancora, dove li ha letti: nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, o in quale altro documento specifico su questa problematica?
Non si strumentalizzi la Chiesa
Chi da molti anni, come lo scrivente, ha le mani in pasta in questo campo, per essere stato docente di Dottrina sociale allo Studio Teologico S. Paolo, per averla fatta conoscere, fino ad ora, ad esempio con il Forum “Leone XIV”, smentisce in modo netto l’infondata e spregiudicata affermazione di Mantovano, che di certo disorienta la gente che ha ascoltato la notizia dai TG nazionali. Ancora una volta c’è chi strumentalizza la Chiesa e il suo magistero, ignorando di fatto quanto su simili questioni insegna la Dottrina sociale. Pertanto, occorre chiarire alcuni punti essenziali, che smentiscono la posizione del sottosegretario. La Gaudium et Spes afferma che di fronte agli stessi problemi sociali e politici contingenti, le soluzioni possono essere diverse e tutte legittime: mentre alcuni cattolici potranno optare per “una determinata soluzione […] altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio diverso sulla medesima questione, come succede abbastanza spesso e legittimamente”. Pertanto i laici cattolici ricordino che “nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa” (n 43). Come ha rivendicato Mantovano.
La legittimità di opzioni diverse
Diverso sarebbe l’approccio se si trattasse di valori fondamentali, ad esempio: aborto, fine vita ecc. Paolo VI, a sua volta, insegnava: nelle situazioni concrete “bisogna riconoscere una legittima varietà di opzioni possibili. Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi” (Octogesima adveniens n.46). Il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa non dà affatto luogo per giustificare l’appoggio della Chiesa per scelte politiche opinabili perché la Chiesa non si può appiattire su nessun sistema politico: “La Chiesa non si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico”(n. 50). E in modo ancora più netto: “La Chiesa rispetta la legittima autonomia dell’ordine democratico e non ha titolo per esprimere preferenze per l’una o l’altra soluzione istituzionale o costituzionale e non ha neppure il compito di entrare nel merito dei programmi politici, se non per le loro implicazioni religiose e morali” (n.424). E infatti, sul Referendum, vi sono movimenti, gruppi e associazioni cattoliche che optano per il “sì” e altri che invece optano per il “no”.
“Occorre formare i laici alla Dottrina sociale della Chiesa”
A mio avviso, però, né la gerarchia ecclesiastica (dai vescovi ai preti) né alcun Ufficio diocesano dovrebbero esporsi a favore dell’una o dell’altra posizione. Mentre, sarebbe opportuno che i vari Uffici diocesani competenti organizzassero degli incontri pubblici per chiarire la questione per cui tutti siamo chiamati ad andare a votare. Alle persone devono essere illustrati i termini del problema in modo oggettivo, e poi ognuno con il suo discernimento personale farà la sua scelta consapevole. E per concludere, il richiamo di Mantovano al magistero, ancora una volta, dimostra vera l’affermazione di Leone XIV: occorre “formare i laici alla dottrina sociale della Chiesa”. È un appello che la comunità ecclesiale dovrebbe raccogliere e attuare anche per una formazione di un laicato cattolico impegnato in politica che dovrebbe avere nella Dottrina sociale la sua “bussola”, come diceva papa Francesco.
Inutile sottolineare che la Chiesa non va tirata per la giacchetta da qualunque partito politico a fini elettoralistici. A maggior ragione quando si utilizzano percorsi magisteriali senza conoscerne i contenuti, sarebbe opportuno un sacrosanto silenzio. Ne guadagnerebbe la propria immagine e serietà politica. Ma di serietà politica, in questo periodo, non se ne riscontra tanta. È apprezzabile questo preciso riferimento di Piero Sapienza, il quale dall’ alto della sua competenza non può che evidenziare l’assurdità di posizioni simili, sollecitando una lettura meditata della dottrina sociale della Chiesa per avere diritto di parlarne. Per anni Sapienza è stato il punto di riferimento della dottrina sociale a Catania e capisco il suo disappunto quando qualcuno ne parla a sproposito, cercando facili strumentalizzazioni. Inoltre, di fronte a una proposta di modifica della Costituzione bisogna accostarsi alla problematica con prudenza e lungimiranza, evitando ogni superficialità.
Grazie, speriamo che si dedichi 1 minuto per leggere questo interessante articolo…