«Le periferie esistenziali non sono luoghi marginali, ma situazioni che riguardano persone vittime di povertà, spesso senza possibilità di scelta. La sfida più grande di una società è permettere a queste persone di stare sulle proprie gambe». Con questo richiamo alla dignità dell’uomo, l’arcivescovo Renna, ha aperto il convegno “Le sfide educative oggi nel territorio catanese – Persona, Rete, Presidi”, svoltosi presso la Pinacoteca del Museo Diocesano. Riprendendo le parole di Papa Francesco, il Vescovo ha ricordato che la “periferia” non è solo un dato geografico, ma una condizione umana di invisibilità e fragilità dove la dignità viene calpestata.
Un incontro che ha tracciato una rotta chiara: investire nel futuro della cultura partendo dalle persone, perché si è “Capitale della cultura” non per un titolo, ma nella cura quotidiana degli ambienti in cui i giovani crescono. Il convegno, moderato dal prof. Marco Pappalardo, ha visto alternarsi le voci di chi opera nelle zone più fragili della città. Da Don Orazio Bonaccorsi, che ha testimoniato la crescita della comunità al Villaggio Dusmet, al dott. Lorenzo Barletta (Presidente APS Oratorio San Filippo Neri), il messaggio è stato univoco: superare ogni isolamento per costruire una rete solida. Una sinergia che vede collaborare la Direzione Famiglia e Politiche Sociali del Comune, con Lucia Leonardi, e l’Ufficio diocesano per la prevenzione della dispersione scolastica guidato da Agata Pappalardo. Quest’ultima ha ricordato come, dinanzi a povertà educative che in alcune zone toccano poco più del 9%, sia necessario “vedere nell’inferno quello che inferno non è”, utilizzando strumenti come la piattaforma “Icaro” per una presa in carica integrale dei minori.
Il Sistema Preventivo di Don Bosco
Il cuore pulsante di questi presidi educativi resta il metodo di Don Bosco, che anima realtà come gli oratori di San Cristoforo e Librino, rappresentati da Don Franco Di Natale e Suor Cettina Capone. In contesti dove la strada rischia di essere l’unica agenzia educativa, il “Sistema Preventivo” salesiano propone un’alternativa basata sulla prossimità: l’educatore non aspetta il disagio, ma lo previene conoscendo davvero i ragazzi. Come sottolineato dall’educatrice Chiara Fazio, l’obiettivo è trasformare il presidio in una casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici. Questa visione si sposa con l’approccio dei pedagogisti clinici Sandro Cappellin e Nadia Di Lorenzo (ANPEC), che insieme alle dirigenti scolastiche Tumminia (I.C. Rita Atria) e Manola (I.C. San Giorgio), hanno ribadito come la sfida sia intercettare il “dialogo sordo” di giovani e adulti. Non si tratta di curare disturbi, ma di riconoscere il talento di ogni persona. La firma del Patto Educativo Territoriale e l’inaugurazione dello Sportello di Ascolto Pedagogico Clinico all’Oratorio San Filippo Neri sono i segni concreti di questa alleanza tra scuola, tempo libero e famiglia.
Dalle “Sant’Agata Library” ai nuovi sportelli di ascolto
Il cammino tracciato al Museo Diocesano guarda al futuro con gesti simbolici e profetici. Il progetto delle “Sant’Agata Library”, biblioteche popolari nei quartieri difficili annunciate da Renna, incarna l’idea che “dove ci sono i libri, gli uomini crescono liberi”. Catania prova così a ricucire le proprie ferite attraverso una responsabilità condivisa, convinta che solo una rete di presidi attenti possa offrire ai suoi figli la possibilità di camminare, finalmente, con le proprie gambe.