Il Referendum sulla Giustizia ha avuto effetti devastanti, come uno tsunami, per il governo Meloni. E sembra che l’onda lunga toccherà alcuni governi regionali, come ad esempio quello della Sicilia. Qualche premessa: innanzitutto è stato un dato positivo l’alta percentuale dei votanti, specie tra i giovani; inoltre, sembra che per i cittadini gli articoli della nostra Costituzione non si debbano toccare senza una corale partecipazione e un dialogo a tutto campo del Parlamento. Come era avvenuto per la sua stesura, quando tutti i partiti, anche da posizioni opposte, hanno trovato le giuste convergenze e raggiunto così il risultato di una Costituzione apprezzata anche da altri Paesi. E infine, si tenga presente che il governo aveva sbandierato la sua riforma della Giustizia come la panacea di tutti i mali giudiziari: per superare la corruzione o la parzialità della magistratura, le ingiustizie e i torti verso cittadini, poi risultati innocenti ecc. In definitiva, veniva illustrata come una riforma perfetta.

L’illusione del perfettismo

Ma occorre ricordare che il “perfettismo”, il quale è “un sistema che crede possibile il perfetto nelle cose umane”, è un deleterio errore filosofico-antropologico, messo in evidenza già da Rosmini quasi due secoli fa. Infatti, il nostro affermava: “il gran principio della limitazione entra nella natura di tutte le cose fuori di Dio”, e quindi riguarda uomini, istituzioni sociali e politiche, e anche la stessa Chiesa, per il suo aspetto umano. 

Non riconoscere un principio elementare come questo ha contribuito a infiammare una campagna referendaria dai toni fuori controllo, tanto da spingere il sottosegretario Mantovano ad arruolare la Dottrina sociale della Chiesa a favore del “sì”. Pretesa che, da queste stesse colonne, ho dimostrato infondata e falsa. E a proposito della forte passionalità profusa, da tutte le parti, per questo Referendum, sarebbe stato bene che tutti i protagonisti di questa battaglia avessero tenuto presente il monito di don Luigi Sturzo: “la passionalità della lotta elettorale, ha fatto dimenticare che ognuno di noi, perché uomo e perché cristiano, è chiamato ad essere fedele: fedele alla verità, evitando menzogne così facili a venire sulla bocca in tempo di lotta; evitando ingiurie e accuse infondate e gelosie fra gli stessi colleghi e collegati e frodi che si credono legittime e insidie che sono stimate regole del gioco elettorale”.

Le domande che ritornano

Pertanto, adesso, che la bufera è passata, tutte le forze politiche e la stessa magistratura, che si è mostrata spaccata in questa campagna referendaria, dovrebbero interrogarsi su quali punti occorre intervenire, con un dialogo sincero, per una riforma della giustizia che punti a farla funzionare più efficacemente per il bene comune di tutto il nostro Paese. Ciò è richiesto proprio dal principio anti-perfettistico, sopra ricordato, che, invece, riconosce la perfettibilità. Infatti, con il passare del tempo e con i cambiamenti storici, inevitabilmente anche le strutture e le istituzioni migliori, pur antiche e venerande, per quanto apprezzabili e buone, andranno a poco a poco deteriorandosi, sperimenteranno un certo declino, e perciò necessariamente avranno bisogno di riforme per rispondere adeguatamente alle nuove sfide dei tempi, altrimenti diventerebbero dannose.

Impegno politico ed etica

Ma quanto detto presuppone che non ci può essere vero rispetto per le leggi senza un fondamento morale, che tocca la sfera interiore delle persone, come insegna la Dottrina sociale della Chiesa. Si chiedeva padre Bartolomeo Sorge: «Come potrebbe la gente avere il senso dello Stato, della legalità e del bene comune, quando i governanti sono i primi a fare i propri interessi, a cancellare per legge i reati per i quali dovrebbero essere condannati, a concedere sanatorie e condoni che finiscono col premiare i disonesti? Da chi impareranno i cittadini il rispetto per le istituzioni, se la classe politica le copre di discredito?». Anche queste osservazioni presuppongono che l’impegno politico deve essere coniugato con l’etica, e non può essere separato come, invece, diceva Machiavelli. Le persone impegnate in politica dovrebbero fare tesoro di queste osservazioni di Giuseppe Lazzati: “Quanti ispirano il proprio impegno all’amore, vincendo l’avidità e l’egoismo, lavorano alla crescita vera dell’uomo; quanti invece ispirano il proprio impegno politico alla ricerca del potere, dell’affermazione egoistica del proprio interesse o del proprio gruppo, lavorano a costruire una città dell’uomo contro l’uomo stesso”.

Un commento su “La lezione del Referendum sulla giustizia

  1. Il grido dei nostri giovani: ” La Costituzione non si tocca! ” poteva sembrare uno slogan del momento, dovuto ai legittimi ideali dei ragazzi, ma non è stato così. I giovani, infatti, hanno capito che, in una situazione di palese degrado della politica, occorreva ribadire la validità del nostro dettato costituzionale su una questione fondamentale e cioè la separazione dei poteri e la possibilità, per la magistratura, di perseguire serenamente i reati senza condizionamenti di alcun genere. Forse gli adulti abbiamo peccato di superficialità, ma non tanto da non fare trionfare un principio assolutamente incontrovertibile, e cioè che la Costituzione non invecchia facilmente perché fondata su principi e valori sempre attuali, frutto della condivisione delle varie forze politiche che l’ hanno elaborata all’ indomani della caduta del fascismo. E su questo l’ analisi accurata di Piero Sapienza è quanto mai significativa, riferendosi anche a maestri del pensiero che hanno più volte ribadito l’ importanza di una politica che sia di servizio e non di ascesa individuale o partitica per il potere.

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