Esistono esperienze che si leggono sui libri e altre che si scrivono con i propri passi. Il Servizio Civile Universale con il COPE appartiene a queste ultime, rappresentando per i giovani tra i 18 e i 28 anni molto più di una semplice riga da aggiungere al curriculum. È, piuttosto, l’occasione di mettere alla prova i propri limiti, le proprie competenze e, soprattutto, la propria umanità in un percorso che trasforma profondamente chi decide di intraprenderlo. Scegliere il Servizio Civile significa abbracciare la via della non-violenza attiva, operando in contesti dove i diritti sono fragili e dove il peso del cambiamento climatico o dei conflitti sociali si fa sentire con maggiore intensità. Che si tratti di lavorare per la salute in Tanzania, per i diritti delle popolazioni indigene in Perù o per l’inclusione sociale in Marocco, il volontario non è mai un semplice spettatore, ma un operatore della solidarietà internazionale. Per chi invece preferisce restare vicino a casa, la Sicilia — con le sedi di Catania e San Michele di Ganzaria — offre l’opportunità di costruire comunità più forti e solidali, restando accanto ai più fragili del nostro territorio.

Le storie di una continua scoperta

Sofia, dalla Tanzania, descrive questi mesi come l’esperienza più intensa mai vissuta, dove ha compreso che lo sviluppo non può esistere senza una vera inclusione. Dallo stesso spirito è animato Iliass, che a Marrakech ha imparato l’arte della pazienza e del lavoro di squadra, definendo il servizio civile come “una scuola di vita capace di aprire gli occhi sulle dinamiche del mondo”. Anche nei dettagli più piccoli si nasconde un senso profondo: Maria Elena racconta del sorriso di una bambina sulle montagne dell’Atlante che le chiedeva come scrivere il proprio nome, un momento di connessione discreta ma dal valore immenso. L’impatto di questo anno di vita emerge con forza anche dalle testimonianze di chi ha operato a Catania. Karim, impegnato nel progetto “Più Vicini”, racconta di come il lavoro nelle scuole e nei doposcuola si sia trasformato in uno scambio profondo: sebbene l’obiettivo fosse contrastare la dispersione scolastica, si è ritrovato spesso a imparare dalla consapevolezza dei ragazzi incontrati. «Il Servizio Civile è un mezzo per fare del bene e, allo stesso tempo, per farsene, combattendo quella povertà culturale che priva le persone della propria identità e del pensiero critico». Accanto alla dimensione sociale corre quella professionale, come sottolinea Margherita «ho visto nel mio anno di servizio un vero punto di svolta. Attraverso il monitoraggio dei progetti di sviluppo, l’implementazione di programmi Erasmus+ e la scrittura di nuove proposte progettuali, ho sviluppato competenze trasversali nel campo dell’europrogettazione». La sua è la testimonianza di un percorso dinamico che permette di decodificare la complessità del mondo del lavoro con una prospettiva nuova, fatta di forza interiore e consapevolezza.

Partecipa anche tu

C’è tempo fino alle ore 14:00 dell’8 aprile 2026 per presentare la propria domanda e unirsi a questo progetto. I posti disponibili sono 56 per le destinazioni estere — tra Perù, Guinea Bissau, Madagascar, Marocco, Tanzania e Tunisia — e 10 per la Sicilia. Per chiunque voglia mettersi in gioco o sciogliere gli ultimi dubbi, è possibile scrivere a serviziocivile@cope.it o consultare i progetti sul sito ufficiale. Il mondo non cambia da solo: ha bisogno degli occhi, delle mani e della voglia di fare la differenza di chi sceglie di non restare a guardare.