Martedì 14 aprile i lavoratori precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica scenderanno in piazza con una mobilitazione coordinata in tutta Italia. In contemporanea, nei 16 istituti dell’ente, verranno esposti striscioni con un messaggio comune contro il precariato nella ricerca.
Dietro l’iniziativa c’è una realtà numerica significativa: a fronte di circa 1.200 dipendenti stabili, l’INAF conta oltre 650 lavoratori precari. Una componente tutt’altro che marginale, composta in larga parte da personale altamente qualificato, spesso con dottorato e anni di esperienza post-dottorato.
Non più giovani in formazione, ma professionisti che – secondo quanto sottolineano gli stessi lavoratori – contribuiscono in modo determinante all’attività scientifica dell’ente, arrivando anche a guidare progetti di rilievo nazionale e internazionale. Eppure, per molti di loro, la prospettiva resta quella di contratti rinnovati di anno in anno, con ricadute concrete sulla stabilità personale e familiare.
Il nodo più urgente riguarda circa 100 ricercatori e tecnologi che, pur avendo maturato i requisiti previsti dalla normativa vigente per la stabilizzazione (la cosiddetta “Legge Madia”), rischiano a breve di dover lasciare l’ente per il raggiungimento dei limiti dei contratti a termine. Un’uscita che potrebbe tradursi nella perdita di competenze consolidate, in alcuni casi verso l’estero.
Il problema, secondo i promotori della mobilitazione, non è episodico ma strutturale. «Negli ultimi anni – denunciano – gli investimenti del Ministero dell’Università e della Ricerca si sono concentrati soprattutto su infrastrutture – come telescopi e centri di calcolo – senza una parallela pianificazione del personale necessario a sostenerle nel lungo periodo».
A questo si aggiunge un capitolo rimasto aperto: nel 2025 era stato annunciato uno stanziamento di 6,5 milioni di euro per avviare un piano di stabilizzazione del personale storico dell’INAF, con conclusione prevista nel 2026. Un intervento che, secondo quanto riportato, non ha trovato attuazione.
Anche le risorse inserite nella legge di bilancio 2026 vengono giudicate insufficienti rispetto all’ampiezza del fenomeno e non risolutive per il precariato di lungo corso.
Da qui la richiesta: un piano straordinario di reclutamento e una programmazione stabile nel tempo, capace di dare prospettive a chi da anni lavora nella ricerca pubblica. La mobilitazione del 14 aprile punta proprio a riportare l’attenzione su questa esigenza.