Sembra che Trump stia incarnando lo slogan diffuso nella metà del secolo scorso: l’immaginazione al potere. Ma non nel senso alto e creativo, come si usava in quegli anni, ma deteriore, cioè di vaneggiamenti ovvero fantasie infondate, alimentate da una sorta di delirio di onnipotenza, fino ad arrivare alle plateali offese contro Leone XIV, definito “un debole… piegato alle logiche della sinistra radicale”, giungendo a dichiarare: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano: si riteneva che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. E per concludere: “Non sono un fan di papa Leone”.

Il presidente che si crede il “nuovo Messia”

E come potrebbe esserlo se lui crede di essere il centro del mondo, l’unico da cui dipendono le sorti di tutta l’umanità? Anzi, il nuovo Messia, tanto da pubblicare una foto generata con l’AI in cui raffigura se stesso come Gesù che guarisce un ammalato. Perciò lo hanno irritato le forti critiche del Pontefice, che ha definito “inaccettabile” la sua minaccia di “cancellare” in una notte l’intera civiltà iraniana, e per aver già prima criticato l’intervento americano in Venezuela. Trump, dal suo alto piedistallo, giudica con disprezzo Leone, “pessimo in politica estera”, che osa criticare il Presidente che sta riducendo “la criminalità ai minimi storici”. Ma Trump, grazie al suo buon cuore (tanto per dire!), elargisce i suoi saggi suggerimenti al Papa: “Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!”.

Le parole disarmate di Leone XIV

A queste durissime offese, che ridisegnerebbero anche la missione di Leone XIV, abbiamo sentito il Papa, coerente con il suo detto di “disarmare le parole”, rispondere con fermezza e signorilità ai giornalisti mentre era in volo per Algeri: “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Io parlo del Vangelo. Non sono un politico. Non ho intenzione di fare un dibattito con lui. Il messaggio è sempre lo stesso: la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo. Cerchiamo di finire questa guerra. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo”. Tra questi anche Trump, come ho evidenziato qualche settimana fa da queste colonne. Si noti che nel pieno della primaguerra mondiale, il 1° agosto 1917, Benedetto XV lanciò un forte appello a terminare quella “inutile strage”. Vittorio Emanuele III giudicò le parole del Papa “come disfattismo e un tentativo di spezzare il morale delle truppe italiane”. All’irrazionale attacco di Trump contro il Papa, hanno reagito da tutte le parti del mondo, a cominciare dalla Conferenza episcopale statunitense: “Papa Leone è il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”. Il presidente iraniano Pezeshkian “a nome della grande nazione dell’Iran” condanna “l’insulto” rivolto a Papa Leone XIV. La Cei: “esprimendo rammarico per le parole del presidente Usa, rinnova al Papa vicinanza e affetto, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”. Anche il nostro Arcivescovo, Mons. Renna, ha diffuso una nota di “vicinanza e gratitudine” a Leone XIV: “Il Vangelo può ispirare un programma politico, ma è sempre di più di esso, e richiama principi che non sono mai “addomesticabili” ad una visione di parte, meno che mai quando si parla di pace e di Colui che, Risorto, annuncia ai suoi questo grande dono per l’umanità”. Anche dalla galassia politica italiana arrivano parole di solidarietà al Papa.

La lezione di La Pira

Gli atteggiamenti di Trump, sempre più arroganti, ci ricordano le parole di Cicerone: “alla politica partecipano per lo più uomini che non meritano nulla, con cui è degradante confrontarsi, mentre contrastarli è penoso e pericoloso”. E tuttavia, in questa fase storica così oscura per tanti aspetti, è sempre valida la lezione di Giorgio La Pira: «Forse che l’autunno o l’inverno non sono i misteriosi laboratori in cui si prepara la primavera e l’estate?Così nei gravi periodi di crisi e di trapasso: quando tutto sembra crollare, tutto è ancora magnificamente valido: sotto la superficie della materia informe c’è la salda struttura ideale di una rinascita che ha nella città di Dio il suo modello di bellezza e di luce».