Il 25 aprile Leone XIV ha incontrato in Vaticano i parlamentari del Partito Popolare Europeo. Ha ricordato De Gasperi, Adenauer e Schuman, Padri fondatori dell’Europa contemporanea, che hanno realizzato il sogno della sua unità partendo “dalla loro fede personale e considerando i principi cristiani un fattore comune e unificante, che poteva contribuire ad archiviare lo spirito revanscista e conflittuale che aveva portato alla Seconda Guerra Mondiale”. Leone cita De Gasperi con la sua visione della persona umana “col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria”.
La vera centralità del popolo
Il Papa precisa che nell’attività politica il cristiano sta lontano da nocivi integralismi (come spesso oggi accade) e, allo stesso tempo, alla luce del Vangelo ricerca il bene comune con uno sguardo lungimirante, capace di scelte difficili e anche impopolari. Senza adeguarsi ai populismi, “che ricercano solo facile consenso”, occorre riconoscere la vera centralità del popolo, il quale “non è soltanto destinatario delle proposte e decisioni politiche perché esso è anzitutto chiamato ad essere soggetto attivo, compartecipe di ogni azione politica”. Ciò implica anche il rifiuto degli “elitismi che tendono ad agire senza consenso”. Una vera politica “popolare”, invece, richiede tempo, condivisione di progetti e amore alla verità. In altri termini, per superare l’attuale crisi della Democrazia, che ha “il cuore ferito” (vd Francesco), bisogna realizzare, come insegna il Magistero Sociale, la Democrazia partecipativa, non limitandosi a delegare con il voto, e poi rimanere alla finestra a guardare. Infatti, “la Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico”.
Creare strutture di partecipazione e corresponsabilità
Di conseguenza, bisogna creare “strutture di partecipazione e di corresponsabilità” (vd Compendio DSC n 406). A tal proposito Leone constata “la costante diminuzione di sintonia, collaborazione e coinvolgimento reciproco tra il popolo e i suoi rappresentanti”, che sfocia in una dilagante “disaffezione alla politica” che si supera se “tutti si sentono parte di una comunità e partecipi del suo destino”. Pertanto, il contatto personale fra i deputati e i cittadini, incontrati personalmente attraverso una rete di rapporti sul territorio, diventa una modalità concreta per “ricreare un tessuto di popolo e rispondere efficacemente alla luce dell’orizzonte ideale ai problemi concreti delle persone”. In tal modo, si può archiviare l’attuale moda della “politica spesso urlata, fatta solo di slogan”. Ci chiediamo: quanto contano, nelle decisioni politiche, i valori cristiani a cui si richiama un politico? Leone è chiaro: ognuno deve “fare propria l’eredità cristiana da cui proviene”.
Ciò, a mio avviso, implica che il politico cattolico abbia alle spalle una seria formazione che deve continuare ad alimentare per poter discernere “la necessaria linea di demarcazione fra la testimonianza religiosa di natura profetica – riservata alla comunità ecclesiale – e la testimonianza cristiana operante sul piano delle concrete opzioni politiche”. Infatti, il fedele laico deve individuare, i passi realisticamente possibili per dare attuazione ai principi e ai valori morali propri della vita sociale (vd Compendio DSC n 568). Ciò richiede l’esercizio di un attento discernimento, per non cadere in certe forme di integralismo, che si vedono in giro. Infatti “essere cristiani in politica non significa essere confessionali, ma lasciare che il Vangelo illumini le decisioni che devono essere prese, anche quelle che non sembrano raccogliere un facile consenso. Significa lavorare perché non venga meno il nesso fra legge naturale e legge positiva, fra radici cristiane e azione politica”. Per Leone, infine, i cristiani in politica devono avere uno sguardo realistico, per affrontare problemi quali: la dignità del lavoro, le condizioni concrete per farsi una famiglia e avere figli, le migrazioni, la cura del creato, l’intelligenza artificiale. La Chiesa affida un compito alto ai cattolici impegnati in politica, che non devono essere lasciati soli. Il Forum “Leone XIV” ha già dato inizio a un tale accompagnamento su temi di Dottrina sociale, che si propone di proseguire con scadenze precise.
Piero Sapienza, richiamandosi all’ incontro di papa Leone IV con i popolari europei, durante il quale sono stati ribaditi i valori cristiani che devono guidare l’azione politica, fa riferimento all’ importante ruolo avuto da persone come De Gasperi, Adenauer, Schumann. Questo richiamo è quanto mai opportuno perché mette in rilievo quello che deve essere il principio fondamentale di un politico: lasciarsi guidare dallo spirito di servizio. Purtroppo, oggi, gli ordini di partito non lasciano questi margini di libertà a un parlamentare, creando forme di disfunzioni nel sistema democratico. Allora è necessario riappropriarsi dell’ autonomia di giudizio nell’ attività parlamentare, al di là degli schieramenti.