Domenica 3 maggio, la comunità di Pedara ha vissuto un momento di profonda fede e di straordinaria comunione. Presso la Basilica Pontificia Minore Santa Caterina Alessandrina si è tenuta una solenne Celebrazione Eucaristica in memoria della Serva di Dio Giuseppina Faro, un’occasione speciale che ha visto anche il conferimento del Sacramento della Confermazione ad alcuni ragazzi e ragazze. La liturgia è stata presieduta dall’arcivescovo Luigi Renna. La sua presenza ha reso la giornata ancora più solenne, regalando ai fedeli parole di speranza e incoraggiamento per il proprio cammino spirituale.

Un cammino di santità che continua a fiorire


La celebrazione è stata un’opportunità per riflettere sull’esempio luminoso di Giuseppina Faro, una figura cara a tutto il territorio pedarese e non solo. Nata a Pedara il 16 gennaio 1847 e morta giovanissima a soli ventiquattro anni il 24 maggio 1871, la “Beata Peppina” – come viene chiamata dai suoi concittadini sin dalla morte – seppe incarnare il Vangelo nella quotidianità prima ancora che nascessero le moderne strutture di assistenza sociale e caritativa. Pur provenendo da una famiglia benestante, Giuseppina scelse di non rimanere chiusa nel benessere borghese del suo tempo. Amava vestirsi in modo semplice, quasi come una contadina, per non creare distanze con i più bisognosi.

Il servizio agli ultimi

Ogni giorno, al sopraggiungere della sera, si recava nelle case dei poveri e degli ammalati per spazzare le stanze, preparare la cena, medicare le ferite e portare conforto spirituale e materiale. Prima che fossero tracciate le grandi vie del paese, era solita fermare i bambini poveri per insegnare loro i primi rudimenti della fede e donare loro il cibo. Dopo aver superato le comprensibili resistenze familiari, riuscì a entrare come educanda nel monastero di San Giuliano a Catania nel 1869. Lì si ammalò gravemente, tornando a Pedara poco prima di concludere la sua breve ma intensa esistenza terrena.

“Giuseppina Faro – ha detto durante l’omelia monsignor Renna – nella sua umiltà è stata “pietra viva” nella Chiesa e quello che ha fatto in maniera nascosta e discreta, è stato “offrire” la sua vita a Dio e ai fratelli. Nei giorni della carestia che colpì Pedara negli anni ‘60 dell’Ottocento, di lei fu data questa testimonianza riportata nell’orazione funebre da monsignor Giuseppe Coco Zanghy: ‘Si faccia innanzi e parli chi fra voi nei giorni di carestia la vide correre di qua di là come angelo consolatore; si faccia innanzi e parli chi dalla sua pietosa mano vide asciugare le sue lacrime, quand’ella sotto le amiche ombre della sera, vestita da contadina e accompagnata da donne familiari, correva per le case delle povere ammalate a spazzarne il lurido bugigattolo, e preparando a sue spese e con le sue mani il cibo, o medicarne le piaghe, e lavarne le marciose ed insanguinate pezzuole’.

Quello che Giuseppina visse in quel tempo così difficile – ha proseguito l’arcivescovo – fu un volontariato che si faceva prossimo delle persone più povere: anche voi ragazzi, non potrete dire di aver sperimentato davvero di essere cristiani, di aver messo a frutto i doni di Grazia della Cresima e dell’Eucarestia, se non avrete vissuto dei momenti di carità umile e fattiva”.

Una testimonianza di vita e di fede, quella di Giuseppina Faro, che continua a seminare il bene nei cuori di chi la scopre. In questa giornata di inizio maggio, mese tradizionalmente dedicato alla Madre Celeste, i fedeli e i cresimandi hanno potuto affidarsi con fiducia alla sua intercessione. In questo clima di festa, è bello constatare come la pratica per la beatificazione di Giuseppina stia avanzando positivamente. Questo percorso rappresenta un motivo di grande gioia per quanti sostengono la causa e lavorano ogni giorno per far conoscere la sua vita e le sue virtù, portando avanti la fama della sua santità.

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